cinghiale depopolamento

Il Piemonte ha avviato il piano di depopolamento dei cinghiali, cioè degli abbattimenti, per fare fronte all'epidemia di peste suina africana. Lo ha deciso una ordinanza firmata dal presidente della Regione, Alberto Cirio.

Secondo l'ordinanza il contenimento dei cinghiali può essere effettuato, oltre che dagli agenti delle Province e della Città metropolitana di Torino e dagli agenti di vigilanza delle aree protette, anche dai «proprietari dei fondi interessati muniti di porto d'armi, o appositamente incaricati all’abbattimento (tutor), dalle guardie venatorie volontarie e dai cacciatori nominativamente individuati in possesso di specifica formazione». Un'estensione in linea con quanto stabilito dal Parlamento con il nuovo provvedimento sulla caccia senza limiti approvato dalla Commissione Agricoltura della Camera.

L'annuncio dell'avvio delle operazioni di abbattimento di suini domestici sani e dei cinghiali era arrivato già in occasione dell'audizione parlamentare dedicata all'epidemia. La peste suina africana non può essere trasmessa all'essere umano, non è una zoonosi, tuttavia rappresenta un pericolo serio per i suidi dato che al momento non esistono vaccini né cure e si manifesta nell'animale come una febbre emorragica che il più delle volte conduce alla morte dell'animale in circa dieci giorni.

L'arrivo del contagio nell'Italia continentale comporta il blocco delle esportazioni della carne lavorata, un comparto che vale milioni di euro e che le confederazioni degli allevatori e il governo regionale stanno cercando di tutelare con la mattanza preventiva di migliaia di individui sani.

L'assessore regionale all'Agricoltura, caccia e pesca della Regione Piemonte, Marco Protopapa, ha giustificato l'ampliamento della platea dei soggetti che possono partecipare alle attività di contenimento con la necessità di un'azione «incisivo ed emergenziale».

Oltre alla platea di cacciatori e selcontrollori anche i tempi dell'attività venatoria è stata estesa: la caccia di selezione al cinghiale «può essere effettuata anche nelle ore notturne, previo utilizzo di mezzi per la visione notturna che facilitano la selezione dei capi individuati». Una eventualità fortemente criticata dalle associazioni animaliste.

Il provvedimento regionale dispone anche che le misure di contenimento siano graduate a seconda delle varie aree: dall'epicentro fino a quelle meno esposte al rischio di focolai. Nella zona infetta e nella zona di sorveglianza attiva l’attuazione delle misure è indicata come «prioritaria ed urgente» e gli abbattimenti dovranno essere «attuati immediatamente e con la massima intensità possibile» nei tre mesi successivi all’entrata in vigore dell’ordinanza e fino al 30 giugno 2022 su tutto il Piemonte.

I metodi di contenimento, controllo e selezione sono meno rigidi nella zone buffer e in zona bianca libera da vincoli. Anche le aree naturali e protette non saranno esenti dall'azione di contenimento dei selvatici, ha segnalato il vicepresidente regionale con delega ai Parchi, Fabio Carosso: «L’azione di depopolamento coinvolgerà anche il territorio sotto la tutela degli Enti parco. Stiamo mettendo in campo tutte le forze a disposizione delle Province e della Regione per contenere il contagio».

L'abbattimenti dei cinghiali per «contenere la popolazione»

Nel frattempo cinque nuovi casi di peste suina africana sono stati accertati dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta. A Ovada, dove è stato registrato anche il primo caso di peste suina africana in Piemonte, sono stati registrati sei individui infetti, seguono Tagliolo Monferrato e tre a Voltaggio, dove sono già stati riscontrati 7 casi. Il numero totale delle positività, tutte nell'area infetta, sale così a 66, di cui 38 in Piemonte e 28 in Liguria.

I cinghiali morti di peste suina africana sono stati trovati nel territorio di 21 Comuni, su un totale di 114 nell'area infetta, soggetta al cosiddetto "lockdown dei boschi".

«Con il via al piano di abbattimento dei cinghiali – ha affermato l'assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Icardi – si interviene per riportare il numero dei selvatici entro i limiti di sostenibilità indicati dalle autorità competenti, agendo direttamente sulle cause della veicolazione del contagio». Il riferimento è al parere fornito dall'Ispra che ha segnalato un problema di sovraffollamento della popolazione di cinghiali, passata da 500mila esemplari nel 2010 a oltre un milione nel febbraio 2022.

Oltre all'abbattimento dei selvatici, l'assessore Icardi ha fatto sapere che in parallelo sta proseguendo «il piano di depopolamento dei suini domestici a rischio contagio, in accordo con i titolari degli allevamenti, che in Piemonte vengono rimborsati con fondi appositamente stanziati dalla Regione». Si tratta quindi di abbattere i maiali d'allevamento, soprattutto di tipo brado e sei-brado, i quali trovandosi in stato di semi-libertà più spesso condividono il territorio con esemplari selvatici. Grazie alla deroga del Ministero sono salvi per il momento i suini domestici "da compagnia".