11 Maggio 2022
13:06

Peste suina africana a Roma, Comune e Regione accelerano sulle misure di contenimento

Comune di Roma, Regione Lazio, Ama e polizia locale in riunione per stabilire le misure da adottare per contenere l'espansione del contagio da peste suina africana dopo i tre casi registrati nei giorni scorsi.

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Proseguono gli incontri degli esperti a Roma per individuare la strategia migliore per gestire i casi di peste suina africana registrati nella Capitale nell’ultima settimana. A mercoledì erano tre le positività confermate, il caso 0, un cinghiale trovato senza vita giovedì scorso nella zona del Parco dell’Insugherata (quadrante nord-ovest di Roma) e altri due confermati nei giorni successivi.

Martedì si è tenuta una riunione tra rappresentanti del Comune di Roma, Regione Lazio, Ama, Polizia Locale e i Municipi interessati (I, XIII, XIV e XV), in cui è stato stabilito di procedere con la delimitazione rapida della “zona rossa” per evitare l'espansione del contagio, la messa in sicurezza dei cassonetti in massimo due/tre settimane (le prime recinzioni in alcuni municipi sono già state installate) e poi di procedere con gli abbattimenti, che arriveranno dopo il piano di contenimento.

L'assessore alla Sanità, Alessio D'Amato, ha intanto anticipato che è probabile che i casi accertati diventeranno 4: «Siamo ancora in una fase di monitoraggio per capire esattamente il fenomeno e le ubicazioni esatte di questi animali positivi alla peste suina. Attualmente i casi accertati sono tre, il caso zero più altri due. Siamo in attesa di un quarto caso che molto probabilmente sarà positivo. Diventeranno quindi quattro i casi accertati».

«La cosa importante- ha proseguito D'Amato- è che provengono dalla stessa località, e se questa informazione sarà confermata, ci consentirà di restringere il campo di azione. Il ministero della Salute ha autorizzato il nostro istituto zooprofilattico a fare le analisi di secondo livello, per cui non saranno più necessari i trasferimenti a Perugia e ci permetterà di accorciare i tempi».

Il nodo cassonetti e rifiuti

Il Comune di Roma dal canto suo dovrà occuparsi di installare cartelli e diffondere materiale informativo sul contagio, specificando chiaramente che la peste suina africana non si trasmette all’uomo né ad altri animali che non siano cinghiali o maiali, e sulla necessità di non lasciare cibo o scarti alimentari incustoditi. Il problema dei rifiuti è infatti quello più grave: i cinghiali a Roma sono ormai presenza abituale anche a causa dei cassonetti stracolmi che li attirano e diventano per loro fonte di cibo. Il sospetto del commissario straordinario per l’emergenza peste suina africana, Angelo Ferrari, ha anche ipotizzato che il virus romano abbia proprio origine alimentare, dai rifiuti, ma indagini sono ancora in corso. A oggi però sembra improbabile che i casi di Roma e quelli della Liguria e del Piemonte, dove l’epidemia è scoppiata a gennaio, siano collegati.

In base alla mappatura richiesta dal Comune, Ama ha individuato circa 700 cassonetti, di cui circa 300 da tenere particolarmente monitorati proprio perché vicini ai corridoi di passaggio dei cinghiali, che dovranno essere protetti con apposite reti (anche in questo caso, alcune erano già state installate nell’ambito del progetto sperimentale avviato dal Campidoglio). Da mercoledì Ama, con i municipi coinvolti, ha avviato una serie di sopralluoghi per individuare i cassonetti più vicini ai varchi a rischio e decidere come procedere: con lo spostamento dei cassonetti dalla strada dentro le aree condominiali, con la sostituzione di quelli in plastica con quelli di metallo, più difficili da rovesciare, o con l'istituzione di punti di raccolta temporanei, piazzole mobili, con camion e operatori Ama che agiscono in una fascia oraria determinata per raccogliere i rifiuti.

Sono state inoltre individuate anche le strade più a rischio incursione da parte degli ungulati: via dell'Acqua e via Italo Panattoni, nel municipio XIV, mentre nel Municipio XIV è via del Fontanile nuovo. Sempre il Comune dovrà occuparsi di tenere monitorate le aree considerate a rischio tramite gli agenti della polizia di Roma Capitale e di segnalare eventuali cadaveri di cinghiali.

Abbattimenti dopo il piano di contenimento: le associazioni insorgono

Sugli abbattimenti ancora poco e nulla è stato detto, se non che avverranno soltanto dopo il piano di contenimento stabilito di concerto con il ministero. Le associazioni animaliste sono però già insorte, chiedendo che vengano adottate altre misure: «Come attesta un parere chiesto agli esperti dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa),  la caccia non è uno strumento efficace per ridurre le dimensioni della popolazione di cinghiali selvatici in Europa – ha fatto notare Massimo Comparotto, presidente dell’Oipa – Di più: in generale i cacciatori, con le loro prassi di eviscerazione, possono diffondere in maniera incontrollata il virus della Psa, innocuo per l’uomo, e degli altri agenti patogeni di cui le prede potrebbero essere portatrici».

«La questione va in maniera scientifica. Un serio piano di sorveglianza e prevenzione si può attuare non armando i cacciatori, persino deregolamentandone l’attività, ma con un monitoraggio sanitario degli animali morti che si trovino nel territorio nazionale – ha proseguito Comparotto – Studi scientifici affermano che agli abbattimenti segue un moltiplicarsi di cucciolate. Lo ripetiamo: a Roma il problema sono i rifiuti, non i cinghiali. Il presidente di Federcaccia ha avuto incontri interlocutori con rappresentanti regionali. Chiediamo di essere sentiti anche noi. Dare voce alle associazioni protezionistiche non dovrebbe essere un’opzione, ma un dovere».

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Andrea Barsanti
Giornalista
Sono nata in Liguria nel 1984, da qualche anno vivo a Roma. Giornalista dal 2012, grazie a Kodami l'amore per gli animali è diventato un lavoro attraverso cui provo a fare la differenza. A ricordarmelo anche Supplì, il gatto con cui condivido la vita. Nel tempo libero tanti libri, qualche viaggio e una continua scoperta di ciò che mi circonda.
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