Altri quattro casi di peste suina africana accertati in Piemonte: dall’inizio dell’epidemia tra Piemonte e Liguria, a gennaio, al 2 maggio le positività totali sono 109, quattro in più rispetto all’aggiornamento precedente del 26 aprile: 67 sono state registrate in Piemonte, 42 in Liguria.

I nuovi casi sono stati riscontrati in provincia di Alessandria: due cinghiali sono stati trovati a Grondona (i primi in quest’area da quando è iniziata l’emergenza), uno a Gavi (quinto da inizio emergenza), e uno a Lerma (settima positività). A oggi è quella del Comune di Rossiglione, in Liguria, l’area in cui sono stati trovati il maggior numero di corpi di cinghiali risultati positivi alla peste suina africana (11), seguono Ovada e Voltaggio, in Piemonte (9).

Proprio in Piemonte nei giorni scorsi è arrivato il via libera alla ripresa di alcune attività outdoor nella zona rossa, ovvero in quell’area in cui sono stati individuati i focolai del virus. Proprio come la Liguria prima di lei, la Regione ha deciso di consentire alcune attività interrotte per prevenzione tra cui trekking, biking, competizioni di pesca sportiva, attività agrosilvocolturali, monitoraggio ambientale e faunistico e controllo della fauna selvatica.

Il vicepresidente della Regione e coordinatore delle attività di gestione dell'epidemia, Fabio Carosso, insieme con gli assessori alla Sanità, al Turismo e all'Agricoltura, hanno precisato che la delibera è stata adottata in base all'evoluzione della situazione del contagio tra gli animali colpiti e l'efficacia delle misure di contenimento adottate finora dalla Regione, in attesa che a livello centrale vengano erogati i ristori per le attività penalizzate: «Si tratta del risultato di un lavoro responsabile e consapevole – hanno detto in una nota – svolto con i sindaci e con le tutte istituzioni territoriali e nazionali, e che ora è necessaria anche la collaborazione dei cittadini per proseguire su questo percorso».

In Piemonte via al posizionamento delle reti di contenimento

La misura è stata adottata in deroga alle prescrizioni previste dalle ordinanze europee e nazionali e nel rispetto delle misure di biosicurezza del Ministero della Salute: va ricordato che la peste suina africana non si trasmette agli esseri umani né ad altri animali ma soltanto tra i suidi, tra cui però è estremamente contagiosa e quasi sempre mortale. La Regione Piemonte ha stazionato, anticipandoli, 8 milioni di euro per il posizionamento di reti di recinzione nelle zone di maggiori rischio, e l’installazione inizierà nei prossimi giorni, non appena si sarà chiuso il bando di gara indetto da Scr (la Società di committenza regionale). Proseguono inoltre le attività di monitoraggio nei boschi avviate all'indomani dalla conferma dei primi casi, portate avanti in concomitanza con il contestato piano di abbattimento.

Della questione si è parlato in un recente tavolo di confronto tra il vicepresidente della Regione Piemonte, il commissario straordinario per l’emergenza peste suina Angelo Ferrari, i tecnici degli assessorati alla Sanità e all'Agricoltura, il presidente della Provincia di Alessandria e i sindaci interessati. Nel corso della riunione, il vicepresidente della Regione ha ribadito che è fondamentale accelerare i tempi per la posa delle reti di recinzione, che richiede la puntuale e costante collaborazione dei sindaci dei Comuni interessati, che sono stati convocati per un ulteriore incontro mercoledì 4 maggio ad Alessandria.

La Regione Liguria aveva già riaperto alle attività outdoor a inizio aprile con una serie di accorgimenti, primo tra tutti una nuova suddivisione in zone dell’area considerata “rossa”: la prima zona, denominata area di circolazione attiva, comprende i 17 Comuni dove sono state ritrovate carcasse infette e dove non si può uscire dai sentieri tracciati e non sono ammessi gruppi con più di 20 persone. Nella seconda, chiamata area ad alto rischio, si può andare su tutti i sentieri con gli accorgimenti dovuti. La Regione ha inoltre messo a disposizione un numero verde, 800.445.445, a disposizione di tutti gli escursionisti che dovessero avvistare una carcassa di cinghiale.