21 Gennaio 2023
15:00

Perché non esistono dei mammiferi verdi?

Tutti i gruppi di animali in natura presentano specie con colorazione verde, tranne uno: i mammiferi, ma perché?

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Gli animali dalla colorazione verde in natura esistono: parliamo di un magnifico scarabeo con la sua colorazione verde smeraldo, una lucertola che si crogiola al sole sul tronco di un albero o un bel parrocchetto che si pulisce le penne. Rettili, insetti, uccelli, anfibi, pesci, tutti gruppi di animali che presentano questo tipo di colorazione, tranne uno: i mammiferi, ma perché?

Partiamo dicendo che la caratteristica che accomuna la maggior parte dei mammiferi è il possedere il pelo: quasi tutte le specie ha il corpo ricoperto, con percentuali più o meno variabili, di pelo che si è poi diversificato per forma e funzione in vibrisse, setole, velli, aculei, lana e altre tipologie. Il colore del pelo deriva principalmente da pigmenti contenuti al loro interno come, ad esempio, l'eumelanina che conferisce alla struttura una colorazione scura.

Questa viene prodotta da cellule specializzate dette melanociti presenti nell'epidermide e nei follicoli piliferi e possiedono strutture chiamate melanosomi che contengono granuli di pigmento. La forma ramificata dei melanociti consente ai melanosomi di essere ceduti alle cellule del bulbo pilifero e da lì di passare allo strato corticale del pelo, conferendogli la colorazione del pigmento in questione.

Nella pelle e nel pelo di noi mammiferi tutti i pigmenti sono melanici, con tinte che vanno dal biondo al marrone chiaro passando per il rosso, dal bruno al nero. Questa condizione riflette probabilmente le prime fasi della nostra storia evolutiva, quando milioni di anni fa, eravamo piccole specie di proto-mammiferi fondamentalmente notturni.

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Inoltre, il pigmento verde più diffuso in natura è sicuramente la clorofilla presente nei grani dei cloroplasti, ovvero le strutture cellulari dove avviene la maggior parte del processo fotosintetico delle cellule vegetali. La clorofilla o altri pigmenti di questo colore non sono presenti in nessun mammifero e il motivo è da ricercarsi principalmente negli adattamenti evolutivi di questi animali.

Nessun mammifero, infatti, è in grado di effettuare la fotosintesi, un processo biochimico per cui un organismo produce sostanze organiche molto utili, come ad esempio i carboidrati, a partite da anidride carbonica, acqua e luce solare. Fare la fotosintesi implica innanzitutto modificare sostanzialmente il proprio stile di vita che, per poter intercettare correttamente i raggi solari, dovrebbe essere il più possibile stabile e fisso. La maggior parte dei mammiferi, invece, hanno sviluppato adattamenti comportamentali e fisiologici che gli hanno permesso di cercare attivamente il cibo, come un'alto grado di movimento e organi di senso piuttosto sviluppati.

Molti potrebbero pensare, però, che presentare pigmenti verdi potrebbe essere anche utile per mimetizzarsi nel fitto della foresta, un adattamento che potrebbe prescindere la fotosintesi in sé. In effetti il cosiddetto criptismo, la condizione nella quale un organismo tende a confondersi con l'ambiente che lo circonda, è uno dei più forti motori evolutivi esistenti poiché riuscirsi a nascondere efficacemente dai predatori potrebbe significare riuscire a sopravvivere più a lungo, accoppiarsi e trasmettere i propri geni alla generazione successiva.

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Molti predatori di mammiferi, però, hanno una percezione dei colori molto diversa dalla nostra. Un esempio molto evidente lo offre la tigre, un grande felide arancione a strisce nere che sembra quasi risaltare di più nel fitto della foresta verde. Nascondersi per la tigre è fondamentale per cacciare, motivo per cui sarebbe un controsenso sviluppare un manto così appariscente, ma la verità biologica è un'altra.

Le specie di cui le tigri vanno ghiotte sono vari erbivori ungulati tra cui cervidi e antilopi come i cervi pomellati o chital (Axis axis) e le antilopi azzurre o nilgau (Boselaphus tragocamelus). L'occhio di questi animali non è come il nostro: ogni specie ha infatti sviluppato strutture oculari differenti nel corso dell'evoluzione, per poter distinguere lunghezze d'onda e quindi colori differenti e mettere a fuoco l'ambiente circostante in modi diversi.

Dalla loro prospettiva il mondo appare decisamente diverso: nella parete posteriore interna della retina si trovano i fotorecettori, quegli elementi che catturano le varie lunghezze d’onda della luce. Queste sono di due tipibastoncelli per captare le scale di grigi e coni per la percezioni dei colori. Gli ungulati hanno solo due tipi di coni, un tipo sensibile alle onde corte (luce blu/viola) e l’altro sensibile alle onde medie (luce verde/gialla) e la loro visione è detta dicromatica. Applicando ora questo concetto alle tigri, ecco che questi temibili predatori diventano letteralmente degli "spettri" nel sottobosco.

L'unico mammifero che si avvicina veramente a questa colorazione è il bradipo, anche se possiamo considerarlo fondamentalmente "un baro". Infatti, a un primo sguardo il bradipo presenta diverse sfumature verdi, ma lil vero motivo si nasconde nel fitto della sua pelliccia. Secondo uno studio dell'Università del Wisconsin i bradipi possiedono sul loro corpo una vera e propria piantagione di alghe che rende il colore della loro pelliccia verdastro. Quella con le alghe è una vera e propria simbiosi: i vegetali godono della protezione confortevole offerta dall’animale e il bradipo, in cambio, ha una comoda fonte alimentare sempre a portata di mano.

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