Nel profondo sottosuolo delle praterie del Nord America i geomidi scavano intricati cunicoli per centinaia di metri e una recente ricerca rivela come siano gli unici mammiferi, oltre all'uomo, a coltivare le piante per poterle mangiare.

Se non avete mai sentito parlare di questi animali è normale: i geomidi sono simili alle talpe e vivono solo in America. La specie più diffusa è sicuramente il geomide dalle tasche (Thomomys bottae) chiamato così perché possiede delle sacche guanciali dove, proprio come gli scoiattoli, accumula il cibo. Sono noti anche come geomidi di Botta, in onore di Paul-Émile Botta, un naturalista e archeologo che ha studiato i mammiferi della California nel 1827 e 1828.

I geomidi sono roditori con abitudini fossorie e possiedono straordinari adattamenti per il loro stile di vita sotterraneo, tra cui zampe anteriori con possenti artigli per scavare, piccoli occhi e orecchie, superflui per la vita in quei cunicoli, e baffi e code sensibili, importanti strumenti utili per la percezione del mondo circostante. Sono addirittura in grado di chiudere le labbra dietro i loro lunghi incisivi simili a scalpelli in modo da poter usarli per scavare evitando che la terra gli finisca in bocca.

Da oggi, però, saranno conosciuti soprattutto perché sono gli unici mammiferi che, insieme all'uomo, coltivano con cura le piante per poi poterle mangiare.

Un biologo dell'Università della Florida e uno studente universitario hanno scoperto che i geomidi di Botta coltivano dei veri e propri campi di radici sotterranei, pubblicando poi lo studio sulla  rivista Current Biology. Il progetto si basava sull'ingegno e sulla collaborazione, non volontaria, dei roditori che venivano allontanati dalle loro tane periodicamente affinché gli studiosi potessero misurare la crescita progressiva delle radici.

I ricercatori hanno osservato come i geomidi coltivassero con cura le proprie piante, addirittura fertilizzandole con i propri escrementi e come fossero una parte sostanziale della loro dieta. Infatti la raccolta giornaliera delle radici rappresenta in media dal 20 al 60% del loro fabbisogno energetico, il che aiuta a compensare l'intenso costo energetico dello scavare tane in terreni molto densi e di difficile penetrazione.

Scavare un tunnel, infatti, costa tanta fatica e non sarebbe possibile in nessun modo se l'unico alimento dei geomidi fossero le radici trovate sul loro percorso durante lo scavo. Coltivando e raccogliendo le radici che crescono in tunnel già scavati nel corso del tempo, i roditori possono, dunque,  contare su una riserva di energia sicura e abbondante che permette loro di continuare a scavare altre gallerie in cerca di più cibo.

Una cosa però bisogna dirla: nonostante la scoperta sia molto interessante, in quanto descrive gli unici altri mammiferi che coltivano attivamente delle piante, i geomidi non sono sicuramente gli unici animali a farlo. Alcune formiche e termiti, infatti, sfruttano il lavoro di gruppo e l'ambiente climaticamente stabile dei loro nidi per poter coltivare dei funghi che poi utilizzano come alimento per la colonia. Il processo per questi animali è veramente sofisticato: prima "seminano" i funghi in una camera abbastanza umida del nido su un letto di foglie marcescenti e poi utilizzano un miscuglio di antibiotici prodotti da loro per poterli far crescere bene, proprio come facciamo noi con pesticidi e diserbanti.

A differenza di questi insetti, però, i geomidi di Botta non seminano e non "spruzzano pesticidi" sui loro raccolti. L'unica cosa che fanno questi roditori, e non è poco, è raccogliere, fertilizzare e difendere il proprio raccolto e, per molti studiosi, basta questo per far sì che quella dei geomidi possa essere chiamata una vera e propria agricoltura.