Non è la razza a indicare, inderogabilmente, il carattere di un cane. A ufficializzare ciò che tantissimi esperti vanno ribadendo da tempo, e cioè che ogni cane è un individuo con personalità, bisogni, desideri e motivazioni che lo rendono unico, è un recente studio pubblicato sulla rivista Science, condotto dagli scienziati dell'Università di Glasgow, dell'Università di Princeton, dell'Università di Agraria di Sokoine e dell'Università di Warwick.

Il team guidato da Kathleen Morrill ha preso in considerazione dati relativi a centinaia di cani, procedendo a un’analisi genomica e comparandola con le risposte che gli umani di riferimento hanno fornito nel compilare una serie di sondaggi. I risultati mettono in discussione gran parte degli stereotipi sulle razze che nel corso del tempo si sono radicati e che tutt’oggi influenzano la scelta del proprio compagno di vita. E anche le leggi, visto che alcune normative locali identificano alcune razze come pericolose e le compagnie assicurative prevedono premi più alti per chi convive con un cane di razze considerate aggressive.

Questo nuovo studio ha un’importanza determinante nel ripensare e vedere con occhi diversi il ruolo che l’uomo ha avuto e ha nell’evoluzione del cane. L’analisi genomica a campione esteso effettuata dagli scienziati suggerisce infatti che razza e comportamento non siano così legati quanto si possa pensare e che la selezione influisca principalmente sulle caratteristiche estetiche (con risultati a volte estremamente dannosi, come accade nel caso dei cani brachicefali).

Se è vero che uomo e cane sono compagni ormai da millenni, è altrettanto vero che prima dell’epoca vittoriana i cani erano selezionati principalmente per assolvere compiti di natura pratica e funzionale come cacciare, proteggere le greggi e fare la guardia. Dal 1800 in poi gli esseri umani hanno invece iniziato ad affinare la selezione, principalmente per ragioni estetiche e di “purezza”, presupponendo – erroneamente, sembra suggerire questo studio – che alle razze possano essere attribuiti carattere, temperamento e inclinazioni comportamentali in base alla presunta funzione della popolazione ancestrale. E presumendo anche che l'ascendenza di razza dei singoli cani sia predittiva di temperamento e comportamento.

cane Pastore tedesco
in foto: Pastore tedesco

Il team di ricercatori ha voluto indagare più a fondo su queste ipotesi (trasformate in certezze, e in business, nel corso del tempo) studiando i genomi di 2.155 cani, combinandoli con le risposte fornite a 18.385 questionari sui tratti fisici e comportamentali sottoposto agli umani di riferimento di cani di razza e meticci, tutti raccolti sulla piattaforma di citizen science Darwin’s Ark.

Combinando i dati, solo 11 loci genetici sono risultati fortemente associati al comportamento, ma nessuno di questi poteva essere associato strettamente a una razza. L’unica eccezione sembra essere stata registrata sul fronte dell’obbedienza ai comandi e alle indicazioni umani, ma il risultato della ricerca è che la razza influisce solo per il 9% sul carattere di un cane e che non è stato comunque possibile collegare un determinato comportamento a una sola razza.

«Le moderne razze di cani domestici hanno appena 160 anni, e sono il risultato della selezione condotta per ottenere specifici tratti estetici – sottolineano i ricercatori – Per studiare come la genetica si allinea con le caratteristiche della razza, abbiamo sequenziato il DNA di oltre 2000 cani di razza pura e mista. Questi dati, insieme alle indagini condotte tra i proprietari, sono stati utilizzati per mappare i geni associati a tratti comportamentali e fisici. Sebbene molti tratti fisici fossero associati alle razze, il comportamento è risultato molto più variabile tra i singoli cani. In generale, l'ereditabilità dei tratti fisici era un predittore maggiore della razza, ma non è risultata necessariamente un predittore dell'ascendenza della razza nei meticci. Tra i tratti comportamentali, la capacità di obbedire alle indicazioni umane è risultata essere la più ereditabile per razza, ma comunque variava in modo significativo tra i singoli cani».

La conclusione, per gli scienziati, è che la razza non è un elemento affidabile per prevedere il comportamento del singolo individuo. Decadono dunque stereotipi e pregiudizi da sempre associati a determinate razze, come per esempio il fedele Golden Retriever, l'aggressivo Pitbull, l'obbediente Pastore Tedesco. Un collegamento, quello tra razza e temperamento, che «non dovrebbe essere utilizzato per prendere decisioni relative alla selezione di un cane da compagnia», sottolineano ancora i ricercatori.

«Nella nostra coorte ancestralmente diversificata, dimostriamo che le caratteristiche comportamentali attribuite alle razze moderne sono poligeniche (e dunque espressione coordinata di più geni, che tendono a variare quantitativamente da un individuo all'altro, ndr) e influenzate dall'ambiente, e si trovano, con prevalenza variabile, in tutte le razze. Riteniamo che i comportamenti percepiti come caratteristici delle razze moderne derivino da migliaia di anni di adattamento poligenico che precede la formazione della razza, con razze moderne caratterizzate principalmente da tratti estetici».