La buona notizia è che i rinoceronti indiani, quelli con un corno solo, sono praticamente salvi dal bracconaggio, quasi azzerato in Nepal. La cattiva è che la specie non può comunque stare tranquilla perché c’è un’altra forte minaccia che la mette in pericolo: il cambiamento climatico e l'antropizzazione del loro habitat che uccidono sempre più esemplari.

Andiamo con ordine. I Rhinoceros unicornis in natura vivono praticamente soltanto in Asia, fra Nepal e India e la maggior parte abita nelle praterie del parco nazionale di Chitwan, in Nepal. Nel 2021, come riporta il National Rhino Count l'ultimo report pubblicato dal governo nepalese, il loro numero all’interno del parco raggiungeva i 752 esemplari. Un numero importante, se si pensa che nel 2015 erano 645 e, nel 1965, quindi poco meno di sessant'anni fa, ce n’erano soltanto 100.

Ora la situazione è decisamente in ripresa, grazie agli immani sforzi di conservazione e alle politiche per la protezione animale che sono stati in grado di invertire il declino. E, la crescita delle popolazioni farebbe ben sperare per la specie, la quale purtroppo, invece, come sottolineano i conservazionisti, non può ancora tirare un sospiro di sollievo.

Infatti, c’è un altro nemico da cui difendersi, la crisi climatica con i suoi effetti devastanti. Negli ultimi sei anni, almeno 100 rinoceronti sono morti per cause naturali legate al surriscaldamento globale: alluvioni, specie invasive, siccità, incendi, perdita di habitat, stanno mettendo in serio pericolo il futuro di questi animali, che sono già nella Lista Rossa delle specie “vulnerabili” stilata dell’Iucn, l’Unione internazionale per la conservazione della Natura.

Secondo l’opinione del dottorando all'Università del Queensland in Australia, Ganesh Pant, che ha realizzato un sistema basato su 21 indicatori per capire il reale stato di minaccia, i rinoceronti del Nepal sarebbero "moderatamente vulnerabili" agli impatti del surriscaldamento.

Ma, quel “moderatamente” che sembra rendere meno grave la situazione è uno status che, a vedere l’inazione dei Governi del mondo davanti all’intensificarsi della crisi, ha una buona possibilità di peggiorare. Infatti, con l’aumentare costante degli effetti del riscaldamento globale, seppur dotati di un senso di adattamento molto alto in diverse situazioni, preservarli non sarà semplice. E, davanti a questa sfida, i ricercatori non possono che chiedere quindi maggiori finanze per poter continuare a studiare questi mammiferi e programmare politiche per la loro protezione.

Il rinoceronte indiano, quanti rischi per la sua sopravvivenza

Il rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis) è un mammifero perissodattilo ed è una delle ultime cinque specie di rinoceronti rimaste sulla Terra. Queste sono: il rinoceronte bianco, che si divide in due sottospecie diverse, quello meridionale (Ceratotherium simum simum) e quello settentrionale (Ceratotherium simum cottoni) considerato come probabilmente estinto in natura.

Poi c’è il rinoceronte nero, che si divide in quattro sottospecie diverse: il centro-meridionale (Diceros bicornis minor), il sud-occidentale (Diceros bicornis occidentalis), l'orientale (Diceros bicornis michaeli) e l'occidentale (Diceros bicornis longipes), dichiarato estinto nel 2011.

Quindi c’è quello di Giava, classificato dalla IUCN come "in pericolo critico” e di cui si stima ce ne siano soltanto 68 individui che vivono al Parco Nazionale di Ujung Kulon, sull'isola di Giava in Indonesia.

E infine, quello di Sumatra che rappresenta la specie di rinoceronte più piccola esistente. Si suddivide in tre sottospecie diverse: il rinoceronte di Sumatra vero e proprio (Dicerorhinus sumatrensis sumatrensis), il rinoceronte del Borneo (Dicerorhinus sumatrensis harrissoni) e il rinoceronte di Sumatra settentrionale (Dicerorhinus sumatrensis lasiotis), probabilmente estinto.

Fino al XIX secolo, questo mammifero era piuttosto abbondante in tutta la parte settentrionale del subcontinente indiano, dal Pakistan al Bangladesh, poi, a partire dal Ventesimo secolo, è cominciato un rapidissimo declino che ha portato la specie a un passo dell'estinzione. Oggi vive praticamente solo in India e in Nepal.

Si distingue dalle altre specie per il suo corno singolo, spesso, di colore nero, che sporge dalla parte superiore del suo naso. Questa struttura di cheratina non è per lui una vera arma difensiva, rappresentata semmai dai canini, ma viene piuttosto utilizzata nelle schermaglie territoriali tra maschi.

Purtoppo per lui, è proprio questa peculiarità che lo mette in pericolo. Infatti, secondo le pratiche della medicina tradizionale asiatica, il corno nero avrebbe proprietà curative eccezionali, convinzione ancora talmente radicata da alimentare bracconaggio, traffici illegali e mercato nero per procurarselo. Per questo motivo, l’IUCN lo ha inserito nella Lista Rossa. E anche se adesso, sul fronte bracconaggio la situazione è decisamente migliorata, purtroppo la specie continua a rimanere sempre “vulnerabile”, per via, come spiegato, della crisi climatica.