La pandemia, così tragica in molti aspetti, grazie al lockdown ha però permesso che succedesse qualcosa di buono. Per l’ambiente e anche per gli animali. Una notizia positiva, infatti, arriva spostando lo sguardo in Sudafrica, dove nel 2020, come ha segnalato il ministero dell'Ambiente di Pretoria, proprio per le restrizioni dovute alla diffusione del Covid-19 c'è stato un netto rallentamento della strage di rinoceronti massacrati dai bracconieri per ottenere la polvere di corno, venduta a caro prezzo sui mercati asiatici. L'acquisto, in particolare in Cina, avviene infatti a causa della superstizione secondo la quale avrebbe miracolose proprietà terapeutiche. Il risultato, ad oggi, è che il numero di pachidermi uccisi è sceso di circa un terzo: 394 massacrati nel 2020 contro i 594 del 2019. La maggior parte degli animali, ben 245, è stata assassinata nel Parco Nazionale Kruger, nel quale i bracconieri sconfinano anche dal vicino Mozambico.

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«Durante il periodo del lockdown più duro c'è stata anche una significante riduzione delle incursioni nel Kruger che, però, purtroppo ha avuto una nuova "significativa impennata" dei casi verso la fine dell'anno, in particolare a dicembre» ha dichiarato a tal proposito la ministra dell'Ambiente sudafricano, Barbara Creecy, presentando il report.

La ripartizione provinciale e nazionale per il 2020 (rispetto al 2019) delle uccisioni. Dati del Ministero Ambiente
in foto: La ripartizione provinciale e nazionale per il 2020 (rispetto al 2019) delle uccisioni. Dati del Ministero Ambiente

L'80% dei rinoceronti si trova in Sudafrica

Il Sudafrica ospita l'80% dei rinoceronti esistenti e ha cominciato a veder calare le uccisioni dei pachidermi di anno in anno dopo il picco del 2015 quando ne furono uccisi 1.215. La ministra Creecy ha sottolineato come «dopo dopo dieci anni di diverse strategie messe in atto per combattere il bracconaggio gestito soprattutto da organizzazioni criminali, a partire dalla più banale come l’aumento delle pene per i bracconieri, gli sforzi più decisi dei governi africani per contrastare il fenomeno stanno iniziando a dare i loro frutti. Ma si tratta di iniziative ancora troppo recenti per avere un impatto significativo sulla popolazione».

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Il poaching che causa l'estinzione

Il “poaching”, l'uccisione dei rinoceronti per strappare loro il corno, ha causato l'estinzione di diverse specie, tra le quali, di recente, il rinoceronte di Sumatra, del quale non esistono più esemplari in cattività dal 2018. È prossimo a scomparire anche il rinoceronte bianco settentrionale, sottospecie della quale sono rimaste solo due femmine, Najin e Fatu, in una riserva naturale del Kenya. L'ultimo maschio, Sudan, è morto lo scorso 20 dicembre.