14 Aprile 2021
12:59

L’ibridazione col cane: un problema che mette a rischio il futuro del lupo

Lo studio, condotto da ricercatori della Sapienza, ha stimato nel Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano e nelle zone circostanti dell’Appennino settentrionale una prevalenza di ibridazione lupo-cane del 70%. Un fenomeno da arginare per preservare l’integrità genetica del lupo. Vediamo quali sono i problemi collegati all'ibridazione.

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Il futuro del lupo è in pericolo. E se la popolazione della specie in Italia è accresciuta notevolmente a partire dalla sua protezione legale, iniziata negli anni 70, con presenze sempre maggiori soprattutto nelle Alpi Orientali e ultimamente in quelle Centrali, è vero allo stesso modo, secondo quanto dimostrato in un recente studio condotto dalla Sapienza Università di Roma, l’integrità genetica del lupo italiano è sempre più minacciata dall'ibridazione con il cane. Che significa il rischio concreto di condizionare l’ecologia, l’aspetto esteriore e il comportamento della specie, nonché i valori socioculturali e di conservazione a essa associati.

Ibridi lupo-cane nel Parco nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano

La ricerca portata avanti in collaborazione con il Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) e il Centre Nationale de la Recherche Scientifique (Francia) e pubblicato sulla rivista The Journal of Wildlife Management, rileva come la ricolonizzazione spontanea del lupo di molte aree in Europa da cui era scomparso all'inizio del secolo scorso, lo ha chiaramente portato a stabilirsi in zone dove le probabilità d’interazione con i cani sono più elevate.

E infatti, la ricerca ha stimato una netta prevalenza degli ibridi nella popolazione di lupo che vive nel Parco nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano e nelle zone circostanti dell'Appennino settentrionale. Sulla base di 152 campioni raccolti, corrispondenti a 39 lupi in 7 branchi differenti, i ricercatori hanno contato individui ibridi presenti in almeno 6 dei 7 branchi monitorati.

Inoltre, attraverso la ricostruzione genealogica, è stato accertato che in almeno due di questi branchi gli individui ibridi godono dello status di riproduttori e sono in grado quindi di tramandare le varianti genetiche di origine canina.

Perché è un problema l'ibridazione lupo cane

Tutti questi dati si trasformano in uno scenario allarmante per la conservazione della specie. Infatti, nonostante l'ibridazione con il lupo sia avvenuta fin dall'origine stessa della domesticazione del cane, il timore oggi è che il fenomeno sia in forte aumento e il rapporto numerico risulti ampiamente a favore della popolazione canina.

A causa degli incroci con il cane, il lupo rischia di veder diluirsi la sua identità genetica, con il rischio di perdere quegli adattamenti acquisiti nel corso di milioni di anni attraverso la selezione naturale. Il comportamento di molti degli ibridi studiati è del tutto simile a quello dei lupi. Ma le caratteristiche morfologiche, spesso simili a quelle di un cane, rendono questi animali più adatti ad avvicinarsi a paesi e animali domestici senza destare allarme.

In tale modo, gli ibridi avrebbero un vantaggio sui lupi nell’attaccare il bestiame e a mostrare un comportamento temerario. I danni al bestiame causati dagli ibridi e dai cani vaganti sono in tutto simili a quelli causati dal lupo ed è oggettivamente difficile distinguerli; di conseguenza, la gran parte dei danni viene attribuita al lupo anche quando questo non ne è responsabile.

Con la comparsa degli ibridi e il loro assorbimento nella popolazione di lupo rischiamo di vedere scomparire il lupo, oggetto della normativa di conservazione.

Ibridazione lupo-cane: cosa succede negli altri Paesi d'Europa

Lo studio, poi, ha coinvolto anche diversi esperti internazionali ai quali è stato chiesto di documentare l’eventuale presenza di ibridi e le risposte attuate per la gestione del fenomeno nei paesi di propria competenza. Dalle informazioni acquisite, ne è risultato che ibridi tra lupo e cane sono presenti in tutte le popolazioni lupine d’Europa e che molti paesi, compresa l’Italia, non stanno intervenendo per monitorare né contrastare il fenomeno, come invece prescritto da trattati legalmente vincolanti a livello internazionale, come la Direttiva Habitats e la Convenzione di Berna.

Mancano linee e protocolli uniformi

Ciò che la ricerca ha messo in luce sono diverse mancanze, come l’assenza totale di un monitoraggio costante dell’ibridazione e protocolli standard di riferimento a livello internazionale necessari per capire come intervenire nella maniera più adeguata. Inoltre, mancano tecniche uniformi tra laboratori per identificare geneticamente gli ibridi: al momento, se sia un ibrido o un lupo, dipende dal laboratorio in cui vengono svolte le analisi sui campioni biologici. Tutto ciò rende molto difficile osservare adeguatamente il fenomeno cercando di mitigarlo, sia a livello nazionale che comunitario.

Necessario trovare una definizione di ibrido comune per tutti

Secondo Paolo Ciucci del Dipartimento di Biologia e biotecnologie della Sapienza che ha supervisionato la ricerca «gli ibridi tra lupo e cane sono fertili e a loro volta possono reincrociarsi con i lupi, diffondendo, con il progredire delle generazioni di reincrocio, varianti genetiche tipiche del cane all'interno del genoma lupino. Questo pone la questione di come stabilire una soglia oltre la quale gli ibridi non sono più da considerare come tali. In questi termini, non esiste ad oggi una definizione di ibrido che sia stata accettata a livello internazionale ed è questa la cosa più urgente da cui partire per poter dare risposte concrete sul fronte gestionale».

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Simona Sirianni
Giornalista
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