Si chiamava Caterina, era un cane di quartiere e più precisamente era la custode del cimitero di Bagheria, città che l’aveva accolta, amata e curata dal giorno in cui, tre anni fa, magra e deperita, si era presentata dinnanzi al cancello del cimitero comunale in cerca di aiuto.

Aveva scelto quel luogo sacro come casa e i dipendenti comunali erano stati ben lieti di accoglierla all’interno del cimitero in cui avevano allestito una cuccia per lei e per gli altri due amici animali, Giovanni il Pastore Tedesco e Cecilia la gattina.

Tre individui legati dalle stesse esperienze di vita e che hanno scelto di vivere in libertà, costruendo una relazione di rispetto reciproco e di affetto sincero sia con il personale comunale in servizio al cimitero che con i cari dei defunti che ormai si erano abituati alla presenza di questi animali, i quali scortavano ogni corteo funebre e qualsiasi persona si recasse nel luogo per lasciare un fiore sulle tombe.

L’assessore al randagismo Giuseppe Tripoli, in qualità di portavoce dell’intera comunità, ha raccontato a Kodami che «l’amministrazione comunale, la città tutta e soprattutto i dipendenti del cimitero che da tre anni si prendevano cura di Caterina sono rammaricati e addolorati per la morte della loro collega e compagna fidata. Caterina è il simbolo del cane di quartiere, animale libero e felice di condividere appieno una vita di comunità».

Da tre anni ormai la presenza di Caterina, una meticcio tanto somigliante ad un Pitbull dal mantello a pois e rossiccio, era diventata una certezza per chiunque si recasse presso il luogo sacro a far visita ai propri defunti.

«Caterina si chiamava così perché nel giorno in cui si è presentata all’interno del cimitero al cospetto dei custodi, veniva condotta a sepoltura una signora con quel nome – continua l’assessore – da quel momento lei e l’amico pastore Giovanni sono diventati il simbolo della relazione uomo-animale di tutta la città di Bagheria».

La casa di Caterina era il cimitero, il suo luogo di riferimento un albero di ficus sotto il quale era stata allestita la sua cuccia, i suoi compagni di vita Giovanni il Pastore Tedesco e Cecilia la gatta e gli addetti alle operazioni cimiteriali che ogni mattina erano ben lieti di condividere con gli amici animali le giornate dure e sentimentalmente impegnative che solo chi fa un lavoro tanto importante e delicato come questo potrebbe comprendere.

«Quel luogo tanto triste in cui ognuno di noi ha una tomba su cui piangere era diventato grazie a Caterina un po' più gioioso – racconta Roberta, una bagherese che conosceva la cagnolina – lei ti seguiva accompagnandoti verso le tombe e aveva un’innata capacità di rendere tutto meno difficile da accettare».

Nessuno all’interno del cimitero era mai solo: a dare un conforto c’era sempre Caterina che con il suo scodinzolare strappava un sorriso ai parenti e agli amici dei defunti, addolorati e afflitti dai lutti.

La cagnolina, al momento del ritrovamento risalente a tre anni fa era stata condotta presso il canile convenzionato con il Comune di Bagheria, ricevendo tutte le cure necessarie tra cui la sterilizzazione e la microchippatura. In seguito era stata reimmessa in territorio, proprio nella zona del cimitero in cui era stata avvistata la prima volta dai dipendenti pubblici.

«Il cane di quartiere è un animale di tutta la comunità – conclude l’assessore – dei randagi si deve avere cura, rispetto e amore. Caterina è passata a miglior vita, lasciando nel cuore di chi si è preso cura di lei negli anni un grande vuoto».

Purtroppo, qualche giorno prima della morte, Caterina si era indebolita a tal punto da allarmare i suoi amici umani che hanno immediatamente richiesto l’attivazione dei i servizi veterinari ma, nonostante le cure di primo soccorso e la disposizione del ricovero in ambulatorio, i medici non hanno potuto far altro che accompagnare l’animale nel percorso di fine vita.

Da tre giorni, da quando Caterina ha lasciato per sempre il suo albero di ficus, quel luogo sacro non è più lo stesso: si respira ancora di più l’aria del dolore e del dispiacere, mista però alla consapevolezza di aver dato tutto l’amore e il rispetto che quel cane, prima randagio e poi di quartiere, ha meritato di ricevere.

Giovanni il Pastore Tedesco e Cecilia la gatta continuano a portare avanti la loro missione del rendere meno doloroso il trapasso delle anime e il lutto dei familiari e chissà se la loro compagna di vita Caterina non si sia adesso incontrata, in quel ponte dell’arcobaleno tanto vicino forse al tradizionale paradiso umano, con la signora da cui ha ereditato un nome che l’ha resa simbolo del cane di quartiere della comunità di Bagheria.