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Secondo una ricerca pubblicata su BMC Biology dall'Università di Milano non sono solo i cani a riconoscere le nostre emozioni dal tono della voce, ma anche cavalli e maiali.

Lo studio della percezione delle emozioni attraverso la voce è da sempre di grande interesse per i ricercatori ed estremamente approfondito nei cani. Questi possono riconoscere facilmente le emozioni degli altri cani e degli esseri umani come testimonia uno studio pubblicato su Biology Letters nel 2016.

La percezione delle emozioni nei cani

Secondo questa ricerca, la percezione delle espressioni emotive permette agli animali di valutare le intenzioni e le motivazioni sociali degli altri. Questo, di solito, avviene all'interno della stessa specie, tuttavia, per il cane è vantaggioso riconoscere non solo le emozioni di altri individui della medesima specie, ma anche dell'essere umano con cui da millenni condivide lo stesso cammino evolutivo.

Riuscire a capire se le emozioni di un altro individuo sono positive o negative, infatti, può portare a un contagio emotivo, ovvero alla possibilità che che l'individuo che percepisce le emozioni le riproponga alla stessa maniera, o con forme più complesse di empatia.

Inoltre, uno studio del 2013 pubblicato su Animal Cognition aggiunge che i cani hanno imparato ad associare i messaggi emotivi positivi dei loro esseri umani di riferimento a risultati positivi, e quindi utilizzare i loro messaggi comunicativi per guidare le loro azioni, mentre i messaggi emotivi negativi e quelli consegnati da estranei non sono così chiari per loro.

Secondo gli studiosi, è possibile che anche altre specie che per millenni hanno accompagnato l'uomo possiedano questa capacità.

La percezione delle emozioni in cavalli e maiali

Nello studio dell'università di Milano i ricercatori hanno preso in esame quattro specie appartenenti a diverse famiglie di mammiferi: i cavalli domestici e i cavalli di Przewalski, comunemente noti anche come takhi, un raro cavallo selvatico in via di estinzione originario delle steppe dell'Asia centrale, insieme ai maiali domestici e i cinghiali.

A questi animali, abituati alle vocalizzazioni umane, sono state fatte ascoltare registrazioni di voci di persone con toni positivi e negativi attraverso altoparlanti nascosti. Per evitare che gli animali reagissero a parole specifiche, le registrazioni sono state effettuate da un doppiatore professionista che ha pronunciato discorsi con toni positivi o negativi, utilizzando frasi prive di particolare significato.

Alla fine dello studio una conclusione è apparsa chiara ai ricercatori: i cavalli domestici, i cavalli di Przewalski e i maiali, ma non i cinghiali, avevano una forte reazione quando la prima vocalizzazione proposta era negativa.

Questo significa che queste specie sembrano discriminare tra vocalizzazioni positive e negative prodotte non solo da altri animali della stessa specie, ma anche dagli esseri umani, suggerendo che, forse, l'addomesticamento di questi animali ha giocato un ruolo fondamentale nella loro percezione delle emozioni.