6 Settembre 2022
12:00

L’orsa F43 è morta durante la sostituzione del radiocollare in val di Ledro

L'orsa F43 era nota in Trentino per le incursioni negli abitati della zona. La Provincia spiega che è morta a causa della posizione assunta nella trappola a tubo.

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Nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2022 è morta F43, l'orsa che si muoveva da tempo tra i boschi e gli abitati della Val di Concei, a pochi chilometri dal Lago di Ledro, nel Trentino meridionale.

Il decesso è avvenuto durante un intervento di routine, svolto per sostituire il radiocollare che portava dal mese di luglio del 2021. A comunicarlo è la Provincia Autonoma di Trento in una nota: «Dai primi accertamenti dell'equipe veterinaria è emerso che l'animale è deceduto a seguito della posizione assunta nella trappola a tubo nel momento in cui l'anestetico ha fatto effetto – scrivono – Le manovre di rianimazione si sono purtroppo rivelate inutili».

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La trappola a tubo

La trappola a tubo a cui fa riferimento la Provincia è, di fatto, un cilindro di metallo all'interno del quale si trova una piastra. Il peso dell'animale sulla superficie interna fa abbassare la superficie inferiore, a cui è collegata una molla che ne determina la chiusura. L'orso viene poi sedato, nell'ottica di intervenire con il cambio del radio collare. Questo oggetto è stato utilizzato spesso in Trentino e, in occasione della cattura di M49, nel 2020, ne furono disposte addirittura 3.

F43 come Daniza, vittima del tentativo di cattura

«Al momento mancano molti elementi per comprendere gli avvenimenti della scorsa notte, ma possiamo dire che, in un certo senso, si è ripetuto quanto accaduto a Daniza nel 2014. Anche lei, infatti, rimase vittima del tentativo di cattura da parte dei tecnici del Servizio Faunistico Provinciale. In quell'occasione, però, la responsabilità venne data al sedativo utilizzato – commenta Massimo Vitturi, responsabile del settore animali selvatici della Lav – F43, al netto di quanto accaduto negli anni, è soprattutto vittima dell'inefficienza di tutte le amministrazioni che si sono succedute».

Secondo Vitturi, infatti, la morte dell'orsa non sarebbe avvenuta se la presenza di risorse alimentari sul territorio non l'avesse resa confidente con l'uomo: «I primi avvicinamenti di F43 furono causati dalla carenza dei "bidoni anti orso"– commenta Vitturi – Questa mancanza, che si protrae da molto tempo, ha fortemente condizionato il comportamento di alcuni soggetti, rendendoli confidenti».

La scorsa estate, la Provincia Autonoma di Trento aveva firmato un'ordinanza che obbligava alcuni comuni all'utilizzo di questi bidoni, nel tentativo di ridurre il rischio di incursione degli orsi negli abitati. L'intervento, però, riguardava solo i Comuni di Andalo e Molveno, i quali sono ben distanti dalle zone in cui si muoveva muoveva F43.

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L’ultima posizione registrata di F43

Chi era F43: dai primi avvistamenti alla morte

L'orsa morta nella notte del 5 settembre, aveva 4 anni e mezzo e, al momento delle prime operazioni di radiocollaraggio, svoltesi nel luglio del 2021, pesava 112 chili. Frequentava da tempo la zona della Val di Ledro, dell'Alto Garda e del Lomaso e, nei mesi scorsi, era stata protagonista di numerosi avvistamenti all'interno degli abitati.

La Provincia Autonoma di Trento era quindi intervenuta con i metodi di dissuasione che comprendevano i cani cosiddetti "anti – orso", addestrati ad allontanare i plantigradi, e l'utilizzo di proiettili di gomma, come richiesto dal Pacobace, il piano che determina le azioni da mettere in atto nei confronti degli orsi considerati confidenti sulle Alpi.

Durante il mese di agosto, le incursioni dell'orsa erano però aumentate ulteriormente e, in alcuni casi, avevano obbligato gli uomini della Forestale ad un controllo continuo della zona durante la notte.

«L'utilizzo dei proiettili di gomma e dei cani, a mio parere, non ha un'effettiva utilità – commenta Vitturi – Purtroppo questi interventi arrivano sempre molte ore dopo gli avvenimenti considerati "negativi", quindi è impossibile che l'orso colleghi il comportamento alle conseguenze negative e venga condizionato da esse. Ognuna di queste azioni, in realtà, non è altro che un tentativo di riparare alle lacune che si sono venute a creare nel tempo. Per evitare questa morte, sarebbe servito un intervento preventivo massiccio che non è mai arrivato».

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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