Un mammut lanoso vissuto in Alaska circa 17mila anni fa ha viaggiato così tanto in lungo e in largo che se avesse camminato in linea retta durante i suoi 28 anni di vita avrebbe compiuto per quasi due volte il giro del mondo. È questo l'incredibile risultato di uno studio condotto dai ricercatori dell'università dell'Alaska su una zanna di Mammuthus primigenius, effettuato esaminando la composizione chimica degli strati che si sono accumulati anno dopo anno nel lungo dente del pachiderma per tutta la durata della sua vita. Il mammut ha percorso quasi 80500 km prima di morire e questo è il primo studio in assoluto che ha permesso di scoprire la capacità di movimento di questi enormi mammiferi estinti. La ricerca, unica nel suo genere, è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Science.

Una zanna per ricostruire una vita

Nei mammut, e in generale in tutti gli elefanti, le enormi zanne conservano numerose informazioni sugli habitat e gli ambienti che gli animali frequentano che è possibile ricostruire grazie soprattutto a un elemento chimico: lo stronzio. Quando sono in vita questi erbivori lo accumulano nei denti assorbendolo dalle piante di cui si nutrono e i rapporti tra gli isotopi di stronzio – la versioni dell'elemento con un diverso numero di neutroni – possono variare a seconda della posizione geografica. Analizzando quindi la struttura di questo elemento nei vari strati delle zanne è possibile ricostruire dove questi animali mangiavano durante tutte le diverse fasi della loro vita.

Per effettuare queste analisi gli scienziati hanno utilizzato una zanna lunga 2,4 metri conservata al Museo dell'Università dell'Alaska e che era stata raccolta nella pianura costiera artica dell'Alaska nel 2010. L'analisi del DNA ha svelato che il mammut era un maschio, vissuto circa 17mila anni fa. Per poter però analizzarne la composizione chimica nei vari strati i ricercatori hanno dovuto letteralmente aprirla in due in tutta la sua lunghezza, un lavoro lungo e delicato che ha richiesto ben sei persone, una sega a nastro e quasi un giorno intero di taglio attento e accurato.

Dopo aver diviso in due la zanna i ricercatori hanno raccolto campioni in ben 400mila punti, esaminando non solo lo stronzio, ma anche elementi come l'ossigeno e l'azoto. Le zanne di mammut ed elefanti crescono per tutta la durata della loro vita, partendo dalla punta quindi (la parte formata quando era cucciolo) è possibile ripercorre tutta la vita dell'animale a ritroso fino alla base.

La ricostruzione del viaggio

Una ricostruzione in 3D di un mammut tra i ghiacci delle montagne
in foto: Una ricostruzione in 3D di un mammut tra i ghiacci delle montagne

Per poter ricostruire precisamente dove era stato il mammut i ricercatori hanno confrontato le firme chimiche della zanna con una mappa realizzata con stessi isotopi conservati nei denti dei piccoli mammiferi dell'epoca del Pleistocene (da 2,6 milioni a circa 11700 anni fa). Poiché roditori come topi e arvicole non si muovono molto e restano nello stesso posto per tutta la vita, questi dati forniscono informazioni precise sia sul luogo che sull'habitat in cui hanno vissuto. Attraverso un modello di movimento che copriva l'intero arco della vita del mammut i ricercatori hanno così ricostruito passo dopo passo tutti i suoi spostamenti. Una ricostruzione estremamente dettagliata che ha permesso di scoprire anche in quali periodi delle vita si muoveva maggiormente, un vero e proprio diario di viaggio.

Fino ai 15 anni di età, come accade anche per gli elefanti attuali, non si è spostato molto, rimanendo probabilmente assieme al suo gruppo familiare di nascita. Raggiunta la maturità sessuale ha iniziato a muoversi di più, viaggiando in lungo in largo come fanno di solito i maschi adulti di elefante. Negli ultimi due anni di vita si è poi spostato verso altitudini più elevate, dove gli isotopi analizzati suggeriscono sia morto a causa della fame, forse per colpa di un inverno particolarmente rigido.

Non è chiaro se questi movimenti fossero migrazioni stagionali comuni per la specie, ma analisi future su altre zanne potrebbero chiarire anche questo aspetto. Gli scienziati vogliono inoltre studiare anche come questi spostamenti sono stati influenzati dagli enormi cambiamenti ambientali avvenuti durante l'ultima era glaciale. In questo modo si potrà forse capire meglio se e in che modo gli animali di oggi potranno affrontare la difficile sfida dell'adattamento alla crisi climatica.

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