CHE RAZZA DI STORIA
episodio 3
14 Novembre 2022
11:30

La storia del Golden Retriever: com’è nato e quali sono le sue origini tra verità e leggende

Il Golden Retriever deve le sue origini a Sir Dudley Coutts Marjoribanks, un lord britannico che volle creare una sorta di "cane da riporto perfetto", a partire da incroci tra Wavy-coated Retriever, Tweed Water Spaniel e altre razze da caccia. Fu però sua figlia Lady Aberdeen la prima a registrare ufficialmente un Golden Retriever. Ma vediamo qual è la storia della razza, tra verità e leggende.

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Lo chiamiamo “cane dorato”, ed è davvero un cane d’oro di nome e di fatto. Ma cosa rende il Golden Retriever così irresistibile? Spesso viene confuso con il Labrador, quando in realtà questi due cani hanno origini diverse: gli antenati del Labrador sono arrivati dal Canada, mentre il Golden è nato proprio in Europa. Tra l’altro sono diversi anche caratterialmente- ma ci torniamo più avanti. Per scoprire la vera storia del Golden Retriever dobbiamo partire da un’antica leggenda.

Origini e storia del Golden Retriever

Un lord, figlio di un noto banchiere scozzese, una sera entrò nel tendone di un circo russo e vide un gruppo di misteriosi cani dal mantello dorato. Questi cani -probabilmente Pastori del Caucaso– si stavano esibendo in una serie di esercizi di agilità ed erano fenomenali nel riporto. Il lord, allora, ne rimase così affascinato da sborsare una fortuna pur di comprarli, con l'obiettivo di portarli nella sua tenuta e allevarli, per creare una razza del tutto nuova.

Quella che sembra solo una favoletta, in realtà per molti anni è stata la storia delle origini del Golden Retriever; soltanto quando gli appunti di quel lord – che si chiamava Dudley Coutts Marjoribanks – furono ritrovati da un suo pronipote nel 1952, la verità finalmente venne alla luce. Nella seconda metà dell’Ottocento i nobili britannici amavano dedicarsi alla Waterfowl hunting -ovvero, la caccia sportiva di uccelli acquatici come anatre, oche, ecc. In quel periodo, però, i vecchi fucili ad avancarica stavano lasciando il posto alle nuove armi a cartuccia, che di fatto cambiavano il modo in cui si svolgeva la caccia: la rendevano più veloce e permettevano di catturare un numero di prede decisamente maggiore.

Per stare al passo con la novità c’era bisogno di cani più agili sia dentro che fuori dall’acqua e i vari Setter, Tweed Water Spaniel e Wavy-Coated Retriever – che erano stati usati fino a quel momento – non erano più abbastanza. Pensate che il Tweed Water Spaniel si estinse addirittura, proprio perché non serviva più. Sir Marjoribanks, poi diventato Lord Tweedmouth per il suo prestigio sociale, amava gli animali -tanto quanto cacciarli!- ed ebbe un’idea: creare una razza nuova che prendesse il meglio dalle precedenti; una sorta di cane da riporto perfetto, intelligente, agile e che fosse anche socievole con tutti durante le battute di caccia.

Come prima cosa, Lord Tweedmouth acquistò un Wavy-Coated Retriever di nome Nous, nel 1867, e poi lo portò nella sua immensa tenuta di campagna, a Tomich, nelle Highlands scozzesi.

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Questo cane aveva una particolarità: era l’unico cucciolo col manto dorato nato da una coppia di cani con il mantello nero, cosa piuttosto insolita visto che la maggior parte dei Wavy-Coated Retriever -progenitori dell’attuale Flat-Coated Retriever– aveva, appunto, il mantello nero. Questo particolare del mantello dorato di Nous colpì molto Lord Tweedmouth che decise di mantenerlo anche nei discendenti.

Annotando tutto su un libro genealogico, fece accoppiare Nous e poi i suoi figli e nipoti tra di loro, inserendo in questa selezione un numero selezionato di individui che appartenevano ad altre razze, cinque nello specifico: Wavy-coated Retriever, Tweed Water Spaniel, Setter, Labrador Retriever e Bloodhound – o cane di sant'Uberto, un cane molecolare che ha un superpotere: possiede fino a 400 milioni di recettori olfattivi, quasi il doppio della media degli altri cani, e centinaia di milioni in più di noi umani, che ne abbiamo appena dieci milioni- al massimo. Il DNA del Bloodhound probabilmente è uno dei motivi per cui anche il Golden ha un olfatto particolarmente fine, ed è spesso impiegato come cane antidroga o per la ricerca di persone scomparse.

Come è nato il Golden Retriever

Lord Tweedmouth cominciò a distribuire i suoi cuccioli “dorati” fra parenti e amici, ma la razza non aveva ancora debuttato in società: fu la figlia di Lord Tweedmouth, Lady Aberdeen, la prima a registrare ufficialmente un Golden Retriever – anche se, fate attenzione, la razza non aveva ancora un nome e sulla carta non esisteva.

Il cane di Lady Aberdeen, che si chiamava Lady, fu registrato in Canada nel 1894 come “Flat Coated giallo”, e due dei suoi cuccioli Culham Brass e Culham Cooper furono ceduti a un amico di famiglia, Lord Lewis Harcourt. Questo passaggio è importante perché è da questi due esemplari che derivano il 99% dei Golden con pedigree che abbiamo oggi. Lord Harcourt fu anche il primo a iscrivere dei Golden alle mostre canine, riscuotendo subito un enorme successo di pubblico.

Perché si chiama Golden Retriever?

Proprio in una di queste mostre, i suoi cani attirarono l’attenzione di Mrs. Winifred Charlesworth, una cinofila dell’epoca passata alla storia come la madre dei Golden Retriever. Mrs. Charlesworth dedicò tutta la vita a questi cani, con l’obiettivo di farli accettare ufficialmente. Fondò il “Golden Retriever Club of England” e contribuì a perfezionare la razza, rendendola più agile ed efficiente. Grazie ai suoi sforzi, dal 1920 venne finalmente adottato il nome Golden Retriever, che si traduce come “Cane da riporto dorato”. La razza però fu riconosciuta dall’ente di cinofilia inglese soltanto 40 anni dopo, nel 1960.

Le caratteristiche del Golden Retriever

Occhi marroni e sguardo dolce, mantello -liscio o ondulato- ma sempre accompagnato da un sottopelo impermeabile, l’acqua non raggiunge la cute, si ferma tra il pelo e il sottopelo; così come lo conosciamo oggi il Golden Retriever ha conquistato tutto il mondo, fino a diventare – secondo le statistiche dell’Enci aggiornate al 2021il quarto cane più diffuso in Italia.

Attualmente esistono tre varietà di Golden: la varietà americana, quella canadese e naturalmente quella inglese.

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Le differenze sono perlopiù a livello estetico: gli allevatori americani e canadesi, per adattare i Golden Retriever alle esigenze del mercato, li hanno resi più voluminosi, con un pelo più folto e morbido. Gli occhi, che nella variante tradizionale sono rotondi, sono diventati a mandorla, mentre la testa più leggera e armoniosa.

In ogni caso, quello che accomuna tutti i Golden sono le problematiche genetiche a cui sono soggetti: come la displasia dell’anca e del gomito, ma anche una propensione anomala allo sviluppo di tumori, in particolare l’emangiosarcoma e il linfoma. Pensate che, se la percentuale delle neoplasie nelle altre razze è del 20%, nei Golden retriever arriva fino al 60%.

Le cause di questa predisposizione non sono note, ma gli studi scientifici evidenziano un problema con l’ereditarietà, dovuta sia agli allevatori poco seri che con gli anni, solo perché i Golden erano di moda, li hanno allevati in modo intensivo senza preoccuparsi di scegliere accuratamente i cani riproduttori, e sia -per non dire soprattutto- perché i capostipiti della razza sono pochissimi e quasi tutti imparentati con Nous, con un’altissima consanguineità a monte, che ha finito per trasmettere le mutazioni genetiche di padre in figlio.

La vita con il Golden Retriever potrebbe sembrare tutta rose e fiori: docile, intelligente, cosa può mai andare storto? Beh, il Golden è davvero una razza piena di qualità, ma c’è da dire che questi cani hanno bisogno di fare tanto movimento, e di giocare all’aria aperta per dare sfogo alla loro indole di “riportatori seriali”, altrimenti anche loro possono “fare danni” in casa.

Un’altra caratteristica da non sottovalutare è la loro estrema sensibilità, cosa che li differenzia dai loro cugini Labrador. Il Labrador è più vivace, mentre il Golden è una specie di spugna emotiva. È documentato da ricerche sui livelli di cortisolo ematico, ad esempio, che i Golden durante le attività di pet-therapy possono subire stress negativo, che somatizzano sviluppando allergie cutanee e diarree, ma anche veri e propri problemi comportamentali, come crisi possessive o ansia da separazione. Solo perché sono buoni e non reagiscono male non significa che possiamo usare i Golden come jolly in ogni situazione, fino allo sfinimento.

Per tutte queste ragioni, che rendono la loro gestione più delicata di quello che si potrebbe pensare, perfino cani adorabili come i Golden possono essere messi alla porta e abbandonati; su Facebook, ad esempio, c’è un gruppo che si chiama “Sos Golden abbandonati”, che conta oltre 21mila iscritti. Perciò la raccomandazione è sempre la stessa: se volete un Golden Retriever cercate il canile più vicino e date una famiglia a chi altrimenti rischia di passare tutta la vita in una gabbia! Ma soprattutto, adottate sempre con criterio, e fatevi assistere da un educatore cinofilo per qualsiasi problema doveste incontrare in futuro.

Video credits

autrice del video: Mara D'Alessandro
supporto scientifico: Luca Spennacchio

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