A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

Negli ultimi decenni le legislazioni si sono mosse in un’unica direzione: aumentare gli standard della protezione applicati agli animali. Così è stato per l’introduzione, e per le modifiche migliorative, di normative europee, nazioni, regionali e locali.

In Spagna, ad esempio, quest’anno è stata depositata la proposta per la prima legge nazionale di Protezione, Diritti e Benessere degli Animali. La proposta ha però portato con sé una serie di polemiche. Da un lato il mondo degli animalisti e dei tecnici del settore chiedono il perfezionamento della legge e il suo ampliamento ad alcuni animali che ne sono rimasti esclusi. D’altro canto la lobby dei cacciatori chiede la netta esclusione dei cani da caccia dai livelli di protezioni introdotti dalla normativa, tanto da ottenere una proposta di emendamento avanzata da parte di un partito politico che non velatamente li appoggia.

Cosa contiene la proposta di legge nazionale

La nuova Legge di Protezione, Diritti e Benessere degli Animali nasce dalla crescente sensibilità dei cittadini spagnoli rispetto alle tematiche di protezione animale. Fino a questo momento, e per questo motivo, le Comunità Autonome e i distinti Comuni hanno fatto eco alla necessità di sviluppare con normative locali le disposizioni necessarie alla protezione degli animali e alla lotta all’abbandono e al maltrattamento animale. Le normative locali sono però redatte in funzione delle realtà territoriali e di alcuni fattori sociali e culturali, che ne limitano inevitabilmente la validità oggettiva e l’infinità di norme locali restituiscono un quadro troppo eterogeneo.

Per questo motivo è nata finalmente in Spagna la necessità di una legge nazionale, proposta come guida per le diverse Comunità Autonome e che possa imporre degli standard di protezione più elevati possibile, superando le barriere territoriali.

La nuova Legge lascia però fuori quelle categorie di animai per le quali esistono normative speciali, che sono:

Sono protetti dunque solo gli animali da compagnia, i gatti delle colonie feline e altri utilizzati per fini specifici, come gli animali per la caccia (ad esempio cani, furetti, piccioni e falchi della falconeria), per la guardia e conduzione delle greggi e tutti gli altri considerati da lavoro (ad esempio cani d'impiego nelle forze militari o d’assistenza).

Le finalità della Legge sono:

L'emendamento per l’esclusione dei cani da caccia

La nuova proposta di legge, proprio come qualunque altra normativa nazionale, avrebbe quindi degli effetti diretti su tutte le categorie di persone, fisiche e giuridiche, che per qualunque motivo e per qualunque finalità, siano responsabili di un animale. Rientrano quindi i pet mate ma anche le stesse amministrazioni pubbliche e gli organi che utilizzano animali per finalità lavorative.

Una categoria di individui che non ha però ben accolto la proposta di legge è stata quella dei cacciatori. La Federazione Reale Spagnola dei Cacciatori e la Fondazione Artemisian hanno allora redatto un documento dove in sostanza esplicitano di non essere d’accordo, tra altri, con i seguenti punti previsti nella normativa:

  • il controllo delle nascite tramite la registrazione, in apposito registro, dei riproduttori e della persona responsabile;
  • l’obbligatorietà di apporre al collare dei cani un GPS per il costante monitoraggio ai fini di prevenire gli smarrimenti e l’abbandono;
  • il divieto di condotte che causino dolore e sofferenza agli animali, come ad esempio l’utilizzo del collare elettrico;
  • il divieto di allenamento di animali attaccati a veicoli a motore in corsa (allenamento tipico utilizzato con i Galgos);
  • il divieto di tenere i cani in isolamento in zone esterne senza un buon livello di protezione dagli agenti climatici e senza la supervisione o il contatto con le persone;
  • l’obbligo del trasporto adeguato dei cani.

La categoria dei cacciatori è contraria anche rispetto ad altri punti introdotti dalla nuova legge. Di seguito ne riportiamo i più rilevanti:

  • la generale protezione dei gatti di colonia,
  • il divieto del tiro al piccione (una sorta di tiro al piattello in cui il piattello è proprio un piccione),
  • la protezione dei falchi della falconeria,
  • il divieto di utilizzo di uccelli vivi per i richiami.

La categoria dei cacciatori, a seguito di pressioni probabilmente di natura politica, è quindi riuscita ad ottenere un emendamento avanzato da Partito Socialista Obrero Español (PSOE)  con il fine di escludere di netto i cani da caccia da questa proposta di legge.

Gli effetti dell’emendamento se venisse accettato

Se l'emendamento presentato dal PSOE venisse accettato dai restanti partiti politici, sarebbe sicuramente per la Spagna un’occasione persa per poter dimostrare la volontà di proteggere realmente gli animali, andando oltre ai tornaconti di poche categorie portatrici di interessi privati.

Nel Paese della tauromachia e delle feste che non guadano in faccia al benessere animale, escludere i cani da caccia sarebbe come mettere allo scoperto la propria debolezza rispetto all’incapacità di adeguarsi ai sempre più alti standard di protezione animale ormai richiesti sia dai cittadini che dalle istituzioni, specialmente a livello internazionale europeo.

Inoltre, escludere una categoria di animali dal divieto di maltrattamento fisico e psichico e dalla prevenzione all’abbandono è più che altro una mossa vergognosa. Escludere i cani da caccia dalla legge, oltre ad un errore etico, risulterebbe un errore metodologico con evidenti conseguenze sugli ingressi nei rifugi, a maggior ragione in considerazione dell’introduzione del divieto di eutanasia nelle strutture. E proprio in virtù di ciò è necessaria anche una riflessione sui costi pubblici che ne genererebbero. Un numero costantemente elevato di abbandoni e smarrimenti incide sulla spesa pubblica che deve coprire il servizio di cattura e trasporto degli animali, l'identificazione e la registrazione, la sterilizzazione e i trattamenti veterinari, il mantenimento quotidiano nei rifugi pubblici o privati, eccetera.

La giornata parlamentare e la necessità di migliorare la legge

Per poter dare un parere tecnico sul quadro appena descritto, il giorno 30 di settembre, sono stata personalmente invitata a partecipare alla Quarta Giornata Parlamentare di Protezione Animale, organizzata presso la Camera dei Deputati Spagnola dalla Associazione Parlamentare in Difesa dei Diritti degli Animali (APDDA), che unisce 136 tra parlamentari, senatori ed ex cariche.

Nel mio intervento, che si è svolto all’interno della prima sessione su “La protezione degli animali utilizzati in attività specifiche e professionali”, ho presento le motivazioni, sia etiche che metodologiche, per le quali sarebbe un grave errore escludere i cani da caccia dalla Legge. Presentare tali motivazioni ai parlamentari, ai cittadini e al presidente della federazione dei cacciatori, in quell'occasione accompagnato dal veterinario ufficiale della stessa, è un potente strumento per poter giustificare la richiesta di annullamento della proposta di emendamento.

La seconda sessione della giornata, dedicata alla “regolazione delle colonie feline” ha avuto come focus da un lato l’importanza e l’efficacia del metodo di Cattura-Sterilizzazione-Reimmissione come unico metodo di gestione dei gatti liberi e dall’altro l’importanza di fare chiarezza sul ruolo del gatto come minaccia alla biodiversità.

La terza sessione, “La regolazione delle nascite e del commercio di animali”, ha tracciato l’importanza dell’introduzione di divieti ed obblighi per aumentare i livelli di controllo in quest’ambito, anche nell’ottica della produzione industriale di cuccioli e del traffico illecito dall’estero.

Le ultime due sessioni (“La protezione degli animali utilizzati negli spettacoli e nelle attività culturali e festive” e “Altri animali che dovrebbero essere protetti dalla Legge”) hanno invece permesso di mettere in evidenza importanti vuoti che la Legge nello stato attuale non sarebbe in grado di colmare, come la protezione di numerosi animali utilizzati nelle feste popolari, degli animali allevati per la pelliccia e degli esotici che ormai popolano gli ambienti urbani e che, spesso, le amministrazioni pubbliche non hanno la capacità tecnica di gestire.

La giornata parlamentare è stata, grazie all'intervento di numerosi esperti, di rilevante importanza per la divulgazione della necessità di ampliare alcuni aspetti della proposta di legge e di contrastare con argomentazioni scientifiche l'assurda intenzione di escludere la categoria dei cani da caccia dalla stessa.