Caccia

Caccia senza limiti anche nei giorni di silenzio venatorio e nelle aree protette. Il primo marzo 2022 la Commissione agricoltura della Camera dei deputati ha approvato la modifica alla legge 11 febbraio 1992, n. 157 in materia di contenimento dei danni provocati dalla fauna selvatica.

La Commissione presieduta dal deputato del Movimento 5 stelle, Filippo Gallinella, ha dato l'ok a una serie di misure volte all'abbattimento della fauna selvatica giudicata problematica dagli organi regionali. Secondo le nuove disposizioni, infatti, ogni regione può istituire un proprio istituto regionale per la fauna selvatica attraverso il quale mettere in atto «piani di controllo numerico mediante abbattimento o cattura», si legge nel nuovo testo di legge.

Una apertura alla caccia senza limiti fortemente criticata dalle maggiori associazioni nazionali, in primis dalla Lav la quale ha sottolineato come «Si tratta di un testo pericolosissimo che prende solo a pretesto i danni di cui sono accusati gli animali, per aprire a una vera e propria deregulation venatoria. Si tratta di un intollerabile attacco agli animali selvatici, che ha raccolto l’approvazione della stragrande maggioranza dei partiti ma contro il quale lotteremo con ogni mezzo nei successivi passaggi parlamentari!».

In sostanza, le singole regioni potranno regolare da sé come attuare il controllo faunistico che prima era posto sotto l'egida statale. Una decisione che va in contrasto con la recente riforma che inserisce gli animali in Costituzione e che impone che sia «la legge dello Stato a disciplinare i modi e le forme di tutela degli animali».

Allontanandosi dal nuovo dettato costituzionale, la legge approvata deroga alle regioni, attraverso un istituto creato appositamente, l'estensione dei provvedimenti faunistici. Gli istituti regionali per la fauna selvatica sono sottoposti alla vigilanza del presidente della giunta regionale e dovranno collaborare con l’Ispra per ciò che concerne le attività di carattere nazionale e internazionale.

Sì alla caccia senza limiti «per proteggere gli allevamenti»

La legge, si legge negli atti parlamentari, è nata in primo luogo «per la migliore gestione del patrimonio zootecnico», come viene specificato nel dettato normativo. Lo scopo sotteso è tutelare le aziende zootecniche dell'agroalimentare, un comparto chiave per l'economia italiana che nel complesso vale ben il 15% del Pil. Il settore nel 2020 ha registrato per l'export un incremento dell’1,3% , arrivando per la prima volta vicino ai 45 miliardi di euro, ma all'inizio del 2022 è stato insidiato dall'avvento della Peste suina africana.

L'arrivo della malattia ha comportato il blocco delle esportazioni di carni suine lavorate per moltissime aziende e l'abbattimento programmato di circa 50mila maiali della "zona infetta" individuata tra Piemonte e Liguria. A questa emergenza il presidente Gallinella ha risposto in prima persona, ribadendo l'intenzione di «tutelare il nostro patrimonio zootecnico e le produzioni della filiera suinicola nazionale». A quanto sembra anche attraverso l'abbattimento del principale veicolo di contagio: i cinghiali selvatici.

Il contenimento tramite abbattimento o cattura potrà essere attuato per «la conservazione della biodiversità»: lo stesso scopo che aveva spinto il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano ad avviare il selecontrollo nei confronti dei mufloni del Giglio, proprio perché accusati di insidiare la biodiversità della piccola isola. In quell'occasione la levata di scudi delle associazioni aveva reso possibile il trasferimento dei mufloni nei rifugi, ma si tratta di un precedente che perde valore davanti alle novità introdotte dalla nuova legge statale.

Inoltre, l'abbattimento è contemplato anche al fine di tutelare «pubblica incolumità e sicurezza stradale», in riferimento agli incidenti che vedono protagonisti ungulati ed esseri umani, come quello verificatosi a Castel Gandolfo, sulle sponde del lago dei Castelli Romani, dove un canoista è stato aggredito da un cinghiale. Ma più spesso sono i selvatici ad avere la peggio, soprattutto quando si parla di investimenti stradali.

Tutte le azioni previste dalla legge saranno possibili senza limiti, cioè anche nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane, anche nei giorni di silenzio venatorio, nei periodi di divieto e nelle ore notturne anche con l’uso di mezzi ottici e di sistemi di visione notturna, purché garantiscano le necessarie condizioni di sicurezza. Questo perché «le attività di contenimento non costituiscono esercizio di attività venatoria».

Tutte le maggiori associazioni nazionali si sono già dette pronte a intervenire: Lipu,  Enpa, Lac, Lav, Legambiente e Wwf Italia si sono mobilitate chiedendo al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani di «assumere una posizione di netta contrarietà e ai parlamentari (anche a quelli che hanno incredibilmente votato a favore) di respingere questo gravissimo attacco agli animali selvatici».