Un traguardo storico è stato raggiunto: il Parlamento italiano ha definitivamente inserito la tutela dell'ambiente e degli animali in Costituzione. Una scelta fatta «nell’interesse delle future generazioni», si legge nel nuovo dettato costituzionale.

La riforma ha completato così tutti i passaggi necessari previsti, e dopo un iter iniziato nel 2021, il testo è arrivato puntuale all'ultima votazione tenutasi prima al Senato e poi alla Camera. In entrambi i rami del Parlamento è approvata con la maggioranza dei due terzi.

Il Disegno di legge (Ddl) che modifica gli articoli 9 e 41 della Carta fondamentale si compone di tre articoli. L’articolo 1 del Ddl aggiunge un nuovo comma all’articolo 9, l'articolo 2 modifica l’articolo 41, infine, l'articolo 3 contiene una clausola di salvaguardia per il principio di tutela degli animali nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome.

«Questo voto del Parlamento segna una giornata epocale. Testimonio qui la presenza del governo che crede in questo cambiamento, grazie al quale la nostra Repubblica introduce nei suoi principi fondanti la tutela dell'ambiente», ha detto il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, commentando il voto della Camera.

Animali e ambiente in Costituzione: cosa cambia

Grazie alla modifica apportata ora ambiente, biodiversità, ecosistemi e tutela degli animali rientrano tra i principi fondamentali della Costituzione in maniera più estesa e sistemica rispetto a prima. In particolare l'articolo 9 fungerà da faro per orientare la vita dello Stato, insieme agli altri principi fondanti già identificati nei primi dodici articoli della Costituzione.

«Il Parlamento finalmente cristallizza nella nostra Carta costituzionale la necessità di tutelare il meraviglioso pianeta che abbiamo avuto in dote e tutte le specie animali che con noi vi abitano!», è il commento di Michela Vittoria Brambilla, presidente dell'Intergruppo per i diritti degli animali, tra le principali sostenitrici del Disegno di legge.

La vittoria se la intesta anche il Movimento 5 stelle, appartengono al partito di Giuseppe Conte i primi firmatari del Disegno di legge. «L'introduzione della tutela dell'ambiente e degli animali tra i principi della nostra Carta fondamentale, oggi sottoposta al voto conclusivo della Camera, segna un cambiamento epocale per il nostro Paese – spiega il deputato del M5s in commissione Ambiente Giuseppe D'Ippolito – non solo perché si interviene per la prima volta a modificare la Costituzione nella sua prima parte, ma anche per la nuova visione che questo intervento introduce, sollecitando il Parlamento e le istituzioni tutte a dare centralità agli ecosistemi, alla biodiversità e agli animali».

Nonostante l'ampia approvazione già incassata in Camera e Senato, che ha lasciato fuori solo Fratelli d'Italia, la riforma è passata attraverso un forte ostracismo, concretizzatosi in una pioggia di emendamenti proposti dalla Lega. Sono state 246 mila le modifiche al Disegno di legge richieste dai leghisti nell'aprile del 2021 con lo scopo dichiarato di impedire l'ingresso degli animali in Costituzione.

La Lega avrebbe voluto «differenziare con ragionevolezza le tipologie di animali, distinguendo tra quelli d’affezione, selvatici, d’allevamento o pericolosi», il motivo è presto detto: proteggere gli interessi di chi lavora con animali selvatici o da reddito, i quali sarebbero stati lesi da una simile innovazione.

Questa richiesta non è stata accolta, ma lo stallo è stato ugualmente superato con l'aggiunta della clausola di salvaguardia, in quell'occasione i leghisti hanno ritirato in blocco i loro emendamenti e votato favorevolmente la riforma al Senato. Un atto che purtroppo non è frutto di una presa di coscienza da parte del partito guidato da Matteo Salvini ma il risultato di una mediazione tutta politica che ha lasciato sotto la competenza delle regioni a statuto speciale le modalità di tutela degli animali.

La clausola di salvaguardia contenuta nell'articolo 3 del Disegno di legge specifica infatti che la tutela degli animali si applica «alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano nei limiti delle competenze legislative ad esse riconosciute dai rispettivi statuti». In sostanza, le modalità di tutela degli animali non cambiano per Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna, Trento e Bolzano.

Può apparire una postilla superflua, ma non è così, soprattutto in un momento storico in cui gli amministratori locali chiedono maggiore libertà nella gestione dei selvatici presenti sui loro territori. L'esempio più noto di questo orientamento è offerto proprio dal presidente leghista della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, il quale ha chiesto al Ministero della Transizione ecologica di controllare la sua popolazione di lupi anche attraverso gli abbattimenti.

Articoli 9 e 41 della Costituzione: i nuovi testi

In un momento di grandi e necessari cambiamenti richiesti dalla comunità internazionale sui temi della transizione ecologica e della tutela della biodiversità, la riforma costituzionale italiana si pone finalmente in continuità rispetto all'articolo 13 del Trattato di Lisbona da anni in Europa sancisce il principio fondamentale di tutela degli animali come esseri senzienti.

L'articolo 9 originariamente si compone di due commi, nei quali è previsto che «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».

Con la modifica è aggiunto un terzo comma: «Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali». È a quest'ultimo passaggio che si applica la clausola di salvaguardia voluta dalla Lega a tutela non degli animali ma dell'autonomia decisionale di Regioni e Provincie.

Niente animali nella modifica dell'articolo 41 della Costituzione che andrà ad affrontare la questione ambientale da una prospettiva economica. Nella sua attuale formulazione l'articolo 41 sancisce che «l'iniziativa economica privata è libera». Qui la modifica parlamentare, molto sottilmente, aggiunge due nuovi limiti inediti all'esercizio dell'attività economica privata, stabilendo al secondo comma che questa «Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana».

Analogamente, anche il terzo comma dell'articolo 41 subisce un'aggiunta: «La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali».

Forse si poteva fare di più: il nuovo dettato costituzionale non è perfetto, tuttavia rappresenta un punto di partenza significativo. Oggi, gli italiani possono dire con orgoglio che tra i nuovi principi e valori ci sono anche ambiente e animali. La speranza è che sia un nuovo gradino verso una serie di riforme sempre più orientate in favore della tutela dell'ambiente e del benessere di tutti gli animali.