Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

La diffusione di una nuova cultura cinofila, su cui Kodami sta puntando, fa emergere con progressiva chiarezza qual è la nuova identità del cane come membro della famiglia. Di pari passo andiamo definendo i tratti della soggettività umana che vive al suo fianco, a partire da quella revisione terminologica che non vuole più descriverlo come un semplice proprietario. Kodami ha lanciato il termine di “pet mate” nella comunicazione, infatti, mettendo l’accento su un nuovo modo di concepire la relazione con i pet, basata sulla consapevolezza emersa da un’indagine condotta proprio dal nostro sito di come da “pet owner”, “proprietario” si sia passati a un rapporto di fratellanza e di rispetto reciproco che non include più il senso di proprietà ma di responsabilità e condivisione.

La cruna dell’ago dentro cui far passare questo grande progetto è il rispetto della libertà e della fiducia. La relazione uomo-cane, infatti, per passare da buona ad ottima ha bisogno di vivere con serenità i momenti condivisi e dove possibile far sì che il nostro amico sia libero di poter vivere le sue esperienze.

Dove andare? Regole di “sopravvivenza” in un parco

Il grande parco urbano sarebbe l’ambientazione più conforme al pet come animale di città: per caratteristiche urbanistico-ambientali consentirebbe infatti di praticare la sana abitudine quotidiana della passeggiata in libertà. Sappiamo, però, che la legge ci obbliga all’uso del guinzaglio e che le aree cani non sono proprio l’ideale per consentire ai nostri amici di socializzare per davvero, come abbiamo spiegato in un articolo dedicato proprio a questo tema. Non tutti possono sempre, però, recarsi in campagna o per boschi e allora dobbiamo pensare anche ad alternative plausibili per chi vive nelle grandi città e ha a cuore il benessere del proprio cane. In determinati casi, allora, è da valutare che in alcuni grandi parchi urbani delle nostre città ci sono aree preposte, più ampie rispetto al “recinto” sotto casa,  in cui è possibile sganciare il cane dal guinzaglio e lasciare che il vostro cane si attardi ad annusare in giro.

E se incontriamo un altro cane senza guinzaglio?

Nel caso in cui sul vostro percorso incontriate un altro cane, abbiate grande fiducia nelle competenze sociali del vostro e lasciatelo comunicare senza prestare troppa attenzione alla situazione. Quando vi sarete distanziati una decina di metri iniziate a rallentare fino a fermarvi. Voltatevi di tre quarti verso i cani e accertatevi che tutto proceda per il meglio. Giocate la carta del richiamo solo quando i cani avranno terminato la loro sequenza comunicativa di presentazione. La maggior parte delle persone infatti non richiama il cane al momento giusto ed irrompe inopportunamente nella conversazione tra i cani con un crescendo di solleciti verbali spazientiti.

In questo caso è bene che sappiate che quando il vostro cane vi ignora lo fa per il vostro scarso tempismo comunicativo non perché non abbia intenzione di ascoltarvi o di tornare da voi per proseguire la passeggiata. Richiamare troppo in anticipo genera un clima di tensione tra i cani che altrimenti, non avrebbero vissuto. Gli ampi spazi del parco ci consentiranno di vedere gli altri cani già a grande distanza sviluppando prassi che permettano al nostro cane di non andare sempre da tutti. Al contrario possiamo consentirgli di avvicinarsi, con calma, ai cani che conosciamo. Questa pratica si basa su un principio diametralmente opposto a quello che ispira il modello sociale delle aree cani.

Incontro al guinzaglio: dritte su come comportarsi

Secondo il principio comportamentista dell’abituazione, il cane crescerà pacifico solo se esposto quotidianamente all’incontro con cani estranei. Al contrario la passeggiata in libertà si basa su un principio molto semplice: “Quando si vede un cane sconosciuto a distanza, non ci si avvicina, soprattutto se è al guinzaglio”. Per evitare in questo, di trasmettere una sensazione di pericolo in relazione all’incontro sociale, una volta che avrà già focalizzato la sua attenzione su un interlocutore a distanza, non dobbiamo distrarlo ingaggiandolo con un gioco o chiamarlo promettendogli del cibo. Al contrario, dobbiamo consentirgli di fermarsi a guardare il cane a distanza, per cogliere informazioni utili e capire il da farsi.

In questo momento di attesa, percorrendo una traiettoria a forbice, dobbiamo affiancarlo in parallelo a qualche metro di distanza, stando attenti a non superarlo. Non appena si volterà, guardandoci fugacemente, per capire le nostre intenzioni, nel rispetto dei suoi tempi di comunicazione, possiamo sollecitarlo a seguirci evitando in scioltezza l’incontro. A questo punto abbiamo una duplice opzione o proseguiamo nella nostra passeggiata oppure andiamo a prendere l’odore che l’altro avrà lasciato di sé al suo passaggio. Nel tempo in cui con il nostro cane avremo eseguito la sequenza comunicativa appena descritta, avremo concesso infatti all’ interlocutore di allontanarsi proseguendo per la sua strada.

Solo quando inizierà a sfilare dalla nostra vista potremmo avanzare in sua direzione dando il consenso a raggiungere insieme il punto dove l’altro si trovava poco prima. Arrivando sul posto dovremo concedere al nostro cane assoluta libertà esplorativa senza mettergli alcuna fretta. Ripetiamo lo stesso schema nei giorni e avremo modo di capire in tanti dettagli se il cane che di solito incontriamo in quel punto e a quell’ora è socievole e se la persona che lo accompagna mostra tranquillità. Tutto ciò creerà le condizioni favorevoli per realizzare, prima o poi, un incontro ravvicinato. L’interazione preceduta da questa modalità di approccio e realizzata sulla base di queste tempistiche è probabile che si svolgerà in modo rilassato, perché attraverso lo scambio di odori e l’osservazione reciproca avvenuta a distanza nei giorni precedenti, è come se i cani si fossero già conosciuti. Nella speranza di avervi dato dei consigli utili vi auguro delle belle passeggiate in libertà in compagnia del vostro cane.

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