«La Lombardia è una regione virtuosa per quel che riguarda la lotta contro il fenomeno dell’abbandono e del conseguente randagismo», dice la vicepresidente della Regione Letizia Moratti, con delega anche alla Veterinaria aprendo la conferenza stampa dedicata al fenomeno del randagismo e alla lotta all’abbandono che si è tenuta il 15 luglio 2021. «La prima regione in Italia ad aver reso obbligatoria, dal 1 gennaio 2020, l’anagrafe felina», prosegue Moratti «ovvero l’inserimento del microchip a tutti i nuovi gatti adottati dalle famiglie, come già avviene per i cani e per i gatti delle colonie seguiti dal Servizio veterinario».

Non solo: «Le azioni per dare ai nostri animali la possibilità di una qualità della vita più alta possibile, sono tantissime e ogni anno a loro sono dedicati più di un milione di euro. Restando così in linea con il concetto di "One health" che ispira tutte le nostre politiche, concetto che riguarda la salute dell’uomo che è sempre collegata alla salute del Pianeta e alla salute degli animali. E ringrazio tutte le associazioni che fanno un lavoro eccezionale e che senza di loro non sapremmo come fare».

Del resto, in Lombardia il fenomeno del randagismo di cani non esiste praticamente: «È la Regione che intercetta più animali vaganti» ha spiegato Gianluca Comazzi, capogruppo FI nel Consiglio regionale lombardo, durante l'incontro. «Sono stati 10.500 gli ingressi nei canili sanitari, quest’anno. E al contrario di quello che si può pensare significa che il sistema funziona, visto che tutti gli abbandoni “sociali” vengono intercettati, potendo poi dare una possibilità agli animali di essere affidati o adottati da nuove famiglie».

Non solo: si è lavorato per potenziare molto l’introduzione della pet therapy negli ospedali lombardi e per nell’approvazione del piano sulla sanità pubblico ed è stata inserita anche l’assistenza veterinaria gratuita per chi è in difficoltà economica. Un aspetto che si è interrotto con la pandemia, ma che sarà ripreso al più presto.

Da Nord a Sud, l'importanza della collaborazione tra enti e istituzioni

Ma il tema dell’abbandono, per quanto la Lombardia sia molto avanti rispetto a tante altre regioni italiane va affrontato cambiando prospettiva e approccio. Di questo è convinto Michele Pezone, Responsabile nazionale dei Diritti animali della Lega Nazionale per la Difesa del Cane: «Questa è un’ottima occasione per parlare di temi su cui come associazione lavoriamo tutti i giorni. Sono dell’idea infatti che sia necessario cambiare prospettiva perché sennò non ne usciamo. Da parecchio tempo ormai ci siamo resi conto che l’approccio della critica verso le istituzioni che non fanno bene il loro lavoro non funziona. Bisogna cercare nuovi strumenti per combattere questi fenomeni».

Secondo Pezone, infatti, sarebbe necessario tornare indietro e avere il coraggio di rivedere la legge quadro sul randagismo: «Tutte le leggi regionali che abbiamo, infatti, sono figlie dell’impostazione generale derivanti dalla 281 del 91, una legge di trent’anni fa, che è stata sempre osannata dalle associazioni perché ha introdotto la norma che prima non esisteva, cioè il divieto di soppressione dei cani randagi all’interno dei canili. Prima il randagismo si combatteva così. E solo dopo una lunga battaglia si è giunti ad una legge che permetteva la soppressione solo in caso di malattie incurabili o comprovata pericolosità. Purtroppo però la grande attenzione su questo aspetto ha messo in secondo piano le criticità di un impianto normativo che richiama comunque sempre quello legato a un tempo in cui il cane era visto solo come un pericolo perché portatore di rabbia. Il problema è che ancora oggi l’articolo sulla prevenzione del randagismo è tutta orientato in questo senso: i cani per strada non ci devono stare per nessun motivo, quindi si prendono e si portano al canile».

Per Pezone, la legge finisce lì, ed è troppo poco:  «Non prevede la possibilità della reintroduzione nel territorio. Ma, sopratutto, non c’è nulla sulle adozioni. La parola proprio non c’è. Non esiste nulla che regolamenti il lavoro che deve essere fatto per far trovare al cane la famiglia giusta per lui. Questa, però, è una cosa fondamentale, perché se non si interviene a livello normativo, si continua ad affidarsi alla discrezionalità delle associazioni. Insomma:  dobbiamo cercare di uscire dalla logica del “combattere" il fenomeno del randagismo, che ovviamente serve,  ma bisogna cominciare a lavorare più sul concetto del favorire e sviluppare il corretto rapporto cane – uomo».

L'importanza della adozioni e di una sana convivenza in un mondo in cui ancora si abbandona

Non è un caso se studi recenti dimostrano che il 90% dei cani che finiscono nei canili hanno avuto direttamente o indirettamente il legame con una famiglia: «Questo dato ci fa capire che se questi cani vengono poi abbandonati è a monte che c’è stato qualcosa di sbagliato. Noi abbiamo sempre lavorato molto sulle sterilizzazioni, le abbiamo sempre chieste a gran voce perché è senz’altro uno strumento per contenere il fenomeno – conclude Pezone – Così come lo è la promozione delle adozioni. Ma sono due richieste che stanno a valle mentre a monte, per chiudere il rubinetto, bisogna lavorare su proprietà responsabile e anagrafe canina. Solo il miglioramento di queste due condizioni può essere la chiave di volta per il futuro. Facciamo capire esattamente alle persone cosa significhi adottare un cane o un gatto».

Un'app per creare una comunità di persone che rispettano gli animali

La conferenza è stata l’occasione anche per presentare l’App Zampylife,  dedicata al mondo dei quattro zampe ideata dal conduttore televisivo Edoardo Stoppa: «Un progetto importante che ha visto davvero una partecipazione attiva da parte delle istituzioni, in primis quella lombarda, e da parte di tantissime associazioni. Un progetto che nasce per essere di supporto al mondo degli animali, per migliorare la profilazione generale degli animali, cercando di dare un ordine a livello nazionale, mappando tutti questi animali sul territorio grazie all'aggregazione di dati. Un’app che è a disposizione delle istituzioni, delle Regioni, del Ministero della Salute che ha dato il patrocinio, per riuscire ad avere un quadro più chiaro e lineare della situazione in Italia, potendo così prevenire meglio il randagismo e l’importazione illegale e clandestina».

Ma c'è anche di più: «Sì, c'è tutta una parte di sostegno per i proprietari con servizi di aggregazione di informazioni utili riguardanti il proprio animale e, ancora, a breve verranno inserite tutte le news dal mondo delle associazioni e delle istituzioni, e a fine luglio lanceremo anche il servizio adotta un animale, tramite un accordo con i canili italiani che avranno a loro disposizione una vetrina importante che permetterà di aumentare ancora di più il numero di adozioni, ovviamente responsabili. Noi partiamo da Milano, ma vogliamo raggiungere tutta l’Italia. Abbiamo già preso contatti anche con le associazioni del Sud dove sappiamo i problemi sono molto più drammatici. Stiamo lavorando tanto, ma i numeri sono ottimi e quindi la volontà è quella di implementare e sviluppare sempre di più».

I fattori che influenzano maggiormente il randagismo

Un'app fortemente sostenuta anche dall'Associazione Stray Dogs e dalla Fondazione Elisabetta Franchi: «Sarà molto l’impegno che la Fondazione profonderà nel progetto ZampyLife, un'app che siamo certi contribuirà a migliorare la situazione degli animali in Italia», spiega Lorenzo Niccolini presidente di  Stray Dogs International Project e responsabile degli aiuti per la Fondazione Elisabetta Franchi. «Vorrei aggiungere però due parole, come presidente della associazione Stray Dogs, che dal 2015 si occupa di studiare il fenomeno del randagismo e portare anche la mia testimonianza da educatore cinofilo che lavora quotidianamente come supporto alle persone che adottano i cani dai canili o dalle associazioni del Sud. Il fenomeno del randagismo è assai complesso, ma negli anni, con studi e ricerche, siamo riusciti a mettere insieme i fattori che influenzano maggiormente il fenomeno in Italia: in primis gli abbandoni, ma non solo. C'è il fenomeno legato alla pastorizia, dove tante volte, non ci si pensa, vengono fatti riprodurre più cani del dovuto, ma non tutti vengono utilizzati per il lavoro con le pecore; poi c'è l’ambito della caccia, i canili sono pieni di cani da caccia e infine, ma non meno importante, il fattore legato alle zoomafie, ovvero a tutte quelle attività criminali, fra cui traffici di cuccioli o attività legate ai combattimenti clandestini. Oltre a questi però, da educatore cinofilo purtroppo devo ammettere che il mio lavoro si è molto complicato nel tempo. Troppo spesso ci troviamo davanti a situazioni di adozioni poco attente. Per questo un cambiamento vero avverrà solo se si farà un lavoro importante sul territorio, considerando il fenomeno come sociale. Questa realtà non si risolverà se non cambiando il rapporto che l’uomo ha con gli animali».