A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

Tutti abbiamo sentito sicuramente parlare del microchip o sentito nominare almeno una volta l’Anagrafe Canina. Molti lettori di Kodami saranno sicuramente ferrati sul tema, ma per sfortuna l’argomento è ancora un po’ ignoto per una fascia considerevole di popolazione, specialmente per chi non vuole ascoltare. Tra queste, per sfortuna, ci sono ancora tante persone e famiglie che vivono con cani. Andiamo per gradi e proviamo ad analizzare in dettaglio in cosa consiste l’identificazione, cos'è l’Anagrafe Canina e perché è importante.

Che cos'è e come funziona l'anagrafe canina

L’Anagrafe Canina è una banca dati che permette di fornire i riferimenti utili per rintracciare il luogo di registrazione degli animali smarriti e il loro legittimo proprietario. I dati registrati corrispondono quindi ai dati del proprietario come nome e cognome, indirizzo e numero di telefono; e ai dati del cane, come la sua descrizione, ma specialmente al suo numero di microchip. Oltre a rendere più facile la restituzione dell’animale al proprietario in caso di smarrimento, la registrazione è un efficace strumento di dissuasione e controllo dell’abbandono. Nel momento in cui un animale è identificato mediante microchip e registrato in Anagrafe, la responsabilità della persona collegata è inconfutabile e riguarda vari aspetti, tanto lo smarrimento e l’abbandono quanto eventuali danni arrecati da parte dell’animale e eventuali danni riportati all’animale stesso.

Cos’è il microchip

Abbiamo citato il microchip, ma cosa è? Come la stessa parola dice, è un piccolo dispositivo elettronico della lunghezza di undici millimetri e un diametro di circa due. Praticamente delle dimensioni di un granello di riso. Il microchip è rivestito da materiale biocompatibile e si inocula nel sottocute dell’animale grazie un’apposita siringa sterile e monouso. Per standardizzazione, l’area di inoculo è la stessa per tutti gli animali, e corrisponde alla base della regione del collo, sempre sul lato sinistro.
Nel 2005, il microchip ha soppiantato il vecchio metodo di identificazione con tatuaggio, più cruento e meno affidabile. A ogni microchip corrisponde un codice di 15 cifre che permette di identificare univocamente ogni individuo. Tale numero viene letto con un apposito lettore che viene passato delicatamente sulla zona d’inoculo e, una volta inserito il numero corrispondente nel database, fornisce i dati di registrazione.
Ad oggi, l’identificazione mediante microchip è un obbligo di legge per chiunque viva con un cane. La persona deve provvedere all’identificazione entro il secondo mese di vita del cane che contestualmente sarà registrato in anagrafe con il successivo rilascio del certificato di iscrizione. Esso costituisce il documento d’identità dell’animale che, nel caso, lo deve accompagnare nei suoi trasferimenti di proprietà. L’identificazione mediante microchip è un atto esclusivamente veterinario, che si può effettuare presso tutti i servizi veterinari delle ASL e presso i veterinari libero professionisti abilitati.

La registrazione all'anagrafe canina in Italia

Ad oggi, la pratica dell’identificazione e registrazione dei cani in Italia è paradossalmente riconosciuta come intrinsecamente efficace per la prevenzione e la soluzione di molti problemi legati al benessere animale e al controllo del randagismo, ma non è omogeneamente e massivamente applicata, perdendo quindi la sua efficacia. L’obbligatorietà della registrazione è lasciata alla mercé dei proprietari e poca sensibilizzazione viene ancora fatta presso le strutture veterinarie dove il microchip andrebbe automaticamente controllato. Nel caso di mancata identificazione dell’animale, andrebbe sollecitato il proprietario e contestualmente la persona andrebbe informata rispetto all’obbligo di legge, quindi rispetto alla sua responsabilità, e alle eventuali sanzioni.
Inoltre, sono troppo pochi i controlli effettuati da parte di chi di competenza. La Polizia municipale ha ad esempio questa facoltà. I controlli dovrebbero avvenire tanto in ambiente urbano come in ambiente extraurbano e rurale. Andrebbero inoltre identificate in ogni territorio delle categorie di rischio, come ad esempio gli allevatori e i cacciatori. E andrebbero effettuati controlli a tappeto, nell’ottica della prevenzione del randagismo.
Un altro punto chiave nella carente efficacia dell’anagrafe è la dimenticanza, se così la vogliamo chiamare, dei proprietari di aggiornare eventi che riguardano l’animale. Ad esempio, andrebbero registrati i decessi dei cani e, estremamente importante, tutti i passaggi di proprietà e le cessioni, per poter garantire una reale tracciabilità.
Ad oggi le anagrafi in Italia sono su base regionale. Se l’Anagrafe fosse nazionale e se la registrazione dei cani fosse massiva, ciò ci consentirebbe di conoscere la consistenza e la distribuzione della popolazione canina. Inoltre, questa frammentazione rappresenta un problema effettivo per la tracciabilità dei cani a livello nazionale e dei loro spostamenti.
Tutti i giorni vi sono numerosi cani che viaggiano attraverso il Paese, momentaneamente a seguito dei proprietari ma anche per trasferimenti, adozioni fuori regione o per altri tipi di spostamenti. Movimentazioni che spesso non sono autorizzate e finiscono nel solco dell’illegalità.
Consiglio ai nostri lettori, allora e infine, di iniziare a dare il buon esempio in occasione di spostamenti tra Regioni con cane a seguito anche solo per periodi che siano di breve-media durata per un lavoro stagionale. Date comunicazione all’ASL di riferimento della presenza del cane in Regione.

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