Avrebbe lo stesso valore nutritivo, le stesse proteine e le stesse vitamine. Al contempo, però, non conterrebbe nessuna delle tossine nocive per la salute, come mercurio, microplastiche, ormoni e antibiotici che di solito si ritrovano in grandi dosi nei suoi filetti.

Stiamo parlando del "salmone non salmone" in procinto di essere lanciato da Plantish, una tecno startup israeliana, che fonda la sua filosofia su principi etici, quali la salvaguardia degli oceani e l’offerta di alternative vegetali che possano favorire abitudini alimentari più sane e rispettose degli ecosistemi marini.

Come dichiarato dal co-fondatore e CEO dell’azienda Ofek Ron, «la nostra visione è quella di essere il marchio di pesce leader nel mondo, diventandolo, però, senza ferire un solo pesce».  E infatti, pur sembrando un vero e proprio trancio di salmone, quello in questione è, invece, totalmente vegetale, composto da proteine ​​di legumi ed estratti di alghe, e stampato con una tecnologia di produzione additiva, ovvero in stampa 3D, di cui l'azienda è titolare e di cui sta aspettando l'approvazione del brevetto. Una volta ottenuto, potrà essere utilizzata per produrre su larga scala, ma a basso costo per i consumatori. Il lancio commerciale vero e proprio è previsto comunque per il 2024, non prima.

Un futuro senza pesci

La strada dell'ecosostenibilità è ormai tracciata da tempo, con un’impennata in questi ultimi anni, durante i quali, per lo sviluppo delle tecnologie alimentari sono stati investiti diversi miliardi di dollari, cosa che continuerà secondo gli analisti, anche in futuro.

Oltre a Plantish, una serie di aziende sta cercando di eliminare il pesce dal sistema alimentare. Come, per esempio, la foodtech company di Hong Kong, Green Monday Group che gestisce OmniFoods e che sta lanciando la nuova gamma di prodotti OmniSeafood. E che, la scorsa settimana ha anche annunciato di aver collaborato con Starbucks Hong Kong per lanciare sul mercato un sandwich con filetti di pesce a base vegetale.

Ma c'è anche la britannica Sozyë, che ha di recente presentato la sua gamma di sughi e salse, definite dal fondatore del marchio, Jacob Thundil, “gentili con il Pianeta”. Le alternative sono composte da alghe scozzesi raccolte in modo sostenibile, senza che nessun animale venga danneggiato e nessun ecosistema ne risenta.

La società leader di ricerche di mercato in tutto il mondo, IMARC, ha riferito che tra il 2017 e il 2020 il mercato dei prodotti ittici alternativi, quelli al 100% a base vegetale, ha registrato una crescita del 30 per cento, dovuta all'aumentato interesse delle persone per il veganesimo. E, secondo le previsioni degli analisti, questo trend aumenterà ancora nel prossimo futuro.

Il mercato del pesce vegetale, non come la carne, ma in crescita

Le alternative vegetali al pesce, come riferisce il GFI, il Good Food Institute, l’organizzazione no-profit che promuove alternative ai prodotti animali, pur catalizzando l'interesse dei consumatori, preoccupati dell’impatto ambientale che la pesca ha sugli ecosistemi marini e della necessità di ridurre il consumo dei prodotti ittici, sono un mercato ancora ridotto se paragonato a quello della carne vegetale, sempre più noto e consolidato.

La produzione del pesce non pesce è, infatti, sì avviata, ma risulta ancora in una fase iniziale. Nonostante questo si può parlare però di un trend in forte espansione, che vede piccole start up, ma anche grandi multinazionali impegnate in quella che sono convinti essere la tendenza alimentare del prossimo futuro.

Al momento, la maggior parte delle aziende che sta scendendo in campo in questo settore, ha scelto di focalizzare maggiormente i propri investimenti sulla produzione di alternative alle specie più popolari e consumate, come il tonno e, appunto, il salmone. Un esempio su tutti è rappresentato da Nestlé, la più grande multinazionale alimentare al mondo, che ha da poco lanciato un’alternativa vegetale al tonno, per ora solo sul mercato svizzero.

Ma c’è anche Impossible Foods, famosa a livello globale per i suoi “Impossible Burger” alternativi alla carne, che ha scelto di espandere la produzione anche al pesce vegan con “Impossible Fish” composto da pesce al 100% vegetale, ancora in fase di lavorazione, ma con potenzialità di mercato enormi. È pur vero che non mancano aziende che invece puntano alla produzione di specie un po’ meno consumate come caviale, capesante, calamari, gamberetti, granchi e filetti di pesce totalmente cruelty-free, ma sono ancora  decisamente poche.

Poiché, secondo gli ultimi dati di Forbes, l’industria della carne a base vegetale vale più di 900 milioni di dollari e l’anno scorso ha registrato un aumento delle vendite del 18 per cento con il 79 per cento dei Millenials che già la utilizzano, i produttori di pesce vegan si aspettano la stessa popolarità anche per questi prodotti.

E, nonostante il mercato stia crescendo più lentamente rispetto a quello della carne vegetale, a causa probabilmente della maggiore difficoltà di replicare gusto e consistenza dei prodotti ittici, gli esperti sono comunque concordi nell’affermare che il pesce vegetale sarà la prossima tendenza nel mercato delle proteine plant-based.