In occasione della festa degli innamorati  il WWF ha dato voce all'amore tra gli animali che, spesso a causa dell'uomo, faticano a corteggiarsi, accoppiarsi o riprodursi. L'iniziativa di San Valentino permette di contribuire ai progetti di conservazione adottando una specie a rischio di estinzione. Abbiamo scelto uno di questi animali per raccontare più nel dettaglio la sua storia: il salmone. Un pesce messo in difficoltà dalla costruzione di dighe o sbarramenti e dal peggioramento della qualità dell'acqua. Gli interventi umani nel suo habitat infatti impediscono a questo pesce dalla curiosa strategia riproduttiva di raggiungere il luogo dell'accoppiamento e deporre le uova per incominciare un nuovo ciclo vitale. Ma non è l'unico  pesce a soffrire a causa dell'intervento umano.

Il salmone migratore dell'Atlantico

«Le moltissime specie di salmone sono quasi tutte soggette ad una forte diminuzione demografica, ma a soffrirne maggiormente sono proprio quelle che risalgono le correnti per riprodursi, dette anadrome», spiega il dottor Andrea Giacinti, esperto di acquacoltura, ittiopatologia e gestione della fauna ittica. «Alcune specie di salmoni, infatti, per potersi riprodurre percorrono un lungo viaggio fino a raggiungere il luogo in cui sono nati». Un esempio di pesci capaci di simili migrazioni sono i salmoni dell'atlantico (Salmo salar), i quali nascono in acqua dolce e si muovono immediatamente verso i mari e gli oceani ma, una volta raggiunta la maturità sessuale, intraprendono il lungo percorso a ritroso risalendo le correnti dei fiumi fino al luogo adatto per accoppiarsi, caratterizzato da acque molto mosse e intervallato da pozze di acque più ferme.

«Lungo questo viaggio chiamato rimonta – spiega Giacinti – il pesce incontra numerose strutture di origine antropica che possono bloccare il passaggio: dighe, sbarramenti, canalizzazioni, argini coperti di cemento impediscono ai salmoni di trovare la strada». Una volta raggiunto il luogo adatto  il maschio si cimenta in spettacolari salti intorno alla femmina che, proprio in quel momento depone le uova e ne attende la fecondazione da parte del maschio. Al termine del periodo riproduttivo ricominceranno il loro percorso a ritroso, raggiungendo nuovamente le acque del mare. «Anche il luogo di riproduzione non è immune ai rischi – aggiunge l'esperto – accade infatti che le immissioni di acqua calda proveniente dal raffreddamento delle turbine delle centrali elettriche vengano rilasciate nei fiumi, modificandone la temperatura e mettendo a rischio la schiusa delle uova».

La situazione in Svizzera, il WWF: «Solo un salmone su mille riesce a riprodursi più volte»

Il WWF svizzero, particolarmente impegnato nella lotta per la tutela dell'habitat del salmone, sostiene che proprio a causa delle azioni antropiche solo un salmone su mille riesca a riprodursi più volte durante la propria vita e dedica a questo animale un'intera pagina in cui descrive in maniera molto efficace le difficoltà incontrate dal pesce durante le migrazioni. «Immagina di trovare sulla strada di casa un immenso blocco di cemento che ti impedisce tornare al luogo di partenza». La Svizzera rappresentava un tempo l'habitat ideale per questo pesce che, risalendo le acque del Reno, riusciva a raggiungere i territori subalpini. Anche qui però, come in molti altri luoghi del mondo, le centrali idroelettriche, gli sbarramenti e le canalizzazioni hanno impedito ai salmoni di muoversi liberamente e di continuare a trovare zone adeguate in cui deporre le uova. Negli anni '50 tutti questi fattori, uniti alla cattiva qualità dell'acqua, hanno portato così alla completa scomparsa del salmone dalla Svizzera, spingendo il WWF ad impegnarsi per favorirne il ritorno nel bacino idrografico dell'Alto Reno, dove l'associazione si occupa di creare zone di riproduzione adeguate con progetti finalizzati alla riqualifica degli habitat.

I pesci in difficoltà nelle acque di tutto il mondo 

I salmoni non sono i soli abitanti delle acque a dover affrontare complicazioni generate dall'uomo, esistono infatti numerose ricerche che dimostrano come anche la pesca eccessiva, detta overfishing, condizioni le possibilità di sopravvivenza di molti pesci e rischi di portare al collasso le riserve ittiche mondiali.  L’incremento della pesca negli ultimi 50 anni rappresenta infatti una delle minacce più gravi per la sostenibilità nei nostri mari e per tutte le specie che li popolano. Sempre secondo il WWF, il 31 % degli stock ittici globali è sfruttato al di sopra del livello di sostenibilità e le specie marine sono diminuite addirittura del 39% tra il 1970 e il 2010. «Partendo dal presupposto che la tecnologia e l'innovazione nella costruzione di nuove attrezzature rendono la pesca di anno in anno più fruttuosa ed impattante – conferma Andrea Giacinti – il parallelo calo degli stock è il chiaro segnale di una sempre minore disponibilità di materiale ittico».