Una sola volta. In un solo numero si riduce l'analisi dell'attenzione dedicata agli animali e alla biodiversità all'interno del programma del Partito Democratico presentato in occasione delle elezioni politiche che si tengono in Italia il 25 settembre 2022. Nel testo del partito di centro sinistra l'occorrenza delle parole "animali/animale" e "biodiversità" è di una volta per entrambe.

Poco, molto poco per la compagine guidata da Enrico Letta che ha puntato molto nella campagna elettorale al voler coinvolgere i giovani e a non ha poi all'interno del proprio programma un'attenzione al mondo nel quale le nuove generazioni vivono e vivranno da un punto di vista legato alla convivenza e alla tutela degli animali e della biodiversità.

Sugli altri esseri viventi il Pd è infatti poco chiaro. Scrivono che bisogna «tutelare i diritti degli animali, rafforzare le sanzioni per il contrasto ai maltrattamenti e potenziare la diffusione delle strutture di accoglienza» ma ci vuole un grande margine di interpretazione per capire se si riferiscono alla fauna in generale e quanto distinguono in questa frase così generica le politiche da attuare per animali domestici e selvatici, passando per la questione della sperimentazione e fino al fenomeno del randagismo.

Nel programma della lista guidata da Enrico Letta c'è anche un altro riferimento agli animali ma si trova allargando la ricerca nel testo e focalizzandosi sulle parole "ambiente" e "transizione ecologica" ("transizione verde" nel testo anche). La sgradita sorpresa, però, è che il collegamento si trova quando viene fatta una proposta di miglioramento della filiera della produzione alimentare.

La tutela dell'ambiente passa anche attraverso una maggiore consapevolezza dei cittadini e dei consumatori. Nel solco delle iniziative europee, vogliamo accelerare tutti i processi di etichettatura digitale dei prodotti che eliminino le distorsioni e le inefficienze dei vecchi sistemi di etichette (come nel caso del nutriscore) e forniscano al consumatore informazioni utili e trasparenti circa l'origine dei prodotti e il loro tracciamento, l'impatto ambientale della produzione e del trasporto.

La nostra analisi del programma del PD per le elezioni politiche 2022

Tra tutti i programmi che abbiamo analizzato nella nostra indagine "Politiche 2022, la giungla delle elezioni", dedicata a quanto i partiti e le relative coalizioni abbiano considerato come necessarie delle azioni da mettere in campo sul tema degli animali e della biodiversità, in quello del Pd l'occorrenza delle parole "animali/animale" e "biodiversità" è presente solo una volta per entrambi i termini. La seconda occorrenza di "animali" infatti è solo legata al titolo di del "punto" in cui si parla del tema "Tutela del benessere animale".

  1. Lavoro – 94 volte
  2. Digitale – 28 volte
  3. Transizione ecologica – 18 volte
  4. Giustizia – 18 volte
  5. Donne – 15 volte
  6. Sicurezza – 15 volte
  7. Salute – 13 volte
  8. Infrastrutture – 12 volte
  9. Istruzione – 8 volte
  10. Ambiente – 7 volte
  11. Energia – 7 volte
  12. Fisco – 5 volte
  13. Diritti civili – 4 volte
  14. Immigrazione – 3 volte
  15. Animali/animale – 2 volte
  16. Biodiversità – 1 volta

Vediamo nel dettaglio cosa propone il Partito Democratico, estrapolando le parti relative ai temi di nostro interesse qui su Kodami.

Animali e biodiversità assenti nel programma del Partito Democratico

All'interno del capitolo intitolato "DIRITTI E CITTADINANZA – Nessun destino è già scritto", vi è l'unico passaggio in cui nel programma del Pd si parla della vita degli altri esseri senzienti non umani:

Tutela del benessere animale – Per tutelare i diritti degli animali rafforzare le sanzioni per il contrasto ai maltrattamenti e potenziare la diffusione delle strutture di accoglienza

La biodiversità non se la cava meglio, ed è presente nel capitolo intitolato "Sviluppo sostenibile e transizioni ecologica e digitale" e anche in questo caso, anzi ancor meno che per il riferimento agli animali, è giusto una parola che compare accanto al verbo "tutelare" senza alcuna spiegazione di come il partito del segretario Letta voglia effettivamente agire.

Vogliamo rafforzare il grande potenziale delle nostre imprese, dei piccoli imprenditori e imprenditrici, delle start-up innovative, del mondo degli artigiani e dei professionisti, attraverso misure di sostegno e di semplificazione, favorendo la “transizione 4.0” in uno scenario che coniughi innovazione, concorrenza e sostenibilità. Vogliamo investire nella ricerca e nell’innovazione per superare le inefficienze e i problemi strutturali di bassa produttività del “Sistema Italia”. Vogliamo intervenire sulla riduzione dei costi energetici di famiglie e imprese attraverso proposte concrete, capaci di dare una spinta decisiva alle fonti pulite e rinnovabili. La cura del territorio passa anche dalla valorizzazione delle aree protette e dalla tutela della biodiversità.

Come scrivevamo, bisogna fare riferimento e analizzare altri termini che il Pd ha valutato importanti da mettere nel suo programma per trovare qualche argomento che possa essere collegato anche agli altri esseri viventi che abitano il Pianeta. La parola "ambiente" stessa però appare appena sette volte e comunque non ha un capitolo dedicato. Ad esempio è all'interno di una sezione intitolata "Un'Europa democratica e progressista" in cui, solo nella parte finale, viene scritto:

Lavoro, cultura, ricerca, impresa degli italiani nei cinque Continenti, impegno per diritti e ambiente devono essere sostenuti ed essere protagonisti della proiezione dell'Italia nel mondo.

Altra occorrenza è simile alla precedente, ovvero la parola "ambiente" è inserita in un discorso generale, a un'analisi dei tempi moderni nel capitolo intitolato "La cura della democrazia".

Sviluppo sostenibile, lavoro, conoscenza e giustizia sociale e diritti sono i tre pilastri che sorreggono la nostra democrazia. Senza una democrazia forte e paritaria, però, anche il lavoro, l'ambiente, la conoscenza, i diritti sono a rischio. Viviamo un momento storico in cui le democrazie come forma di governo sembrano indietreggiare in tutto il mondo, minacciate dalle tentazioni di vecchi e nuovi autoritarismi. Proprio per questo l'impegno politico per rafforzare le istituzioni democratiche deve essere vissuto con profondo senso di urgenza.

Sulla stessa scia anche un'altra citazione in cui nel programma del Partito Democratico si incontra di nuovo la parola "ambiente":

La destra italiana rappresenta una concreta minaccia per l'economia, la coesione sociale, l'ambiente. La destra italiana propone una visione oscurantista e isolazionista del Paese, avversa all'Europa, negazionista sui cambiamenti climatici, permeabile alla disinformazione e alle interferenze straniere, ostile ai bisogni dei più giovani e ai diritti delle donne, prigioniera della propria propaganda per cui, in nome di presunte minacce alla sicurezza e alla difesa dell'identità, si alimentano invece discriminazione e intolleranza per la diversità, per i più fragili, per le minoranze senza voce. La destra italiana diffonde paura, avversione, odio, in aperto conflitto con i valori europei dello Stato di diritto.

Per quanto riguarda il termine "transizione ecologica", nel programma del Pd viene anche usato il sinonimo "transizione verde". Solo analizzando queste parole si riesce infine a trovare qualcosa che riguarda l'ambiente e la tutela dell'ecosistema (mai gli animali in modo specifico). Un'intera parte del programma, quella a seguire che abbiamo estrapolato, è intitolata "Sviluppo sostenibile e transizioni ecologica e digitale" e contiene i maggiori riferimenti al tipo di tutela del territorio che il partito di Letta intende mettere in atto con le relative proposte. Da questo testo emergono due parole, inoltre, che fanno riferimento agli animali ma in riferimento all' "allevamento" e alla "pesca".

La transizione ecologica rappresenta una grandissima occasione per ammodernare l'Italia e reindirizzarne la traiettoria di sviluppo in uno scenario di sostenibilità. La sfida della lotta al cambiamento climatico non deve essere combattuta in chiave difensiva. Dobbiamo al contrario avere la forza di operare un cambio di paradigma, per costruire un modello che guardi agli interessi non solo dei singoli attori economici, ma della comunità nel suo complesso, di oggi e delle future generazioni.

Dobbiamo agire subito. Lo dimostrano le immagini di questa estate: le ondate di calore e la siccità estrema mostrano chiaramente come il futuro del nostro Pianeta, del nostro benessere sociale e della nostra economia siano indissolubilmente legati. Rallentare sul fronte della transizione ambientale (o peggio ancora fermarsi), non è un'opzione. Perché significherebbe accettare impotenti l'aumento di catastrofi ambientali, quali quelle già vissute in questi anni, dal crollo del ghiacciaio della Marmolada alle alluvioni
dell'autunno scorso. Perché significherebbe trasformare tante aree del nostro Paese, a partire dalle aree più cementificate delle grandi città, in posti invivibili. Perché significherebbe condannare all'arretratezza tantissime imprese che già oggi soffrono i danni del cambiamento climatico o la concorrenza di Paesi esteri più avanti sul fronte dell'innovazione verde.

Il pacchetto europeo FitFor55, con il suo obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 e di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, ha indicato chiaramente qual è il percorso da intraprendere. Dobbiamo fissare obiettivi climatici realistici ma ambiziosi, mettendo in campo strumenti capaci di garantire una transizione socialmente equa e di rafforzare l'innovazione e la competitività della nostra industria.

Vogliamo portare avanti i nostri obiettivi nel solco di un rafforzato impegno internazionale, perché quella climatica è una sfida globale. Se negli ultimi anni si è riuscito a ottenere un cambio di passo, in Italia e nel mondo, è perché l'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici ha fornito un quadro comune di azione, all'interno del quale governi, imprese e investitori hanno potuto orientarsi. La recente approvazione, da parte del Senato americano dell'Inflation Reduction Act proposto dal Presidente Biden, prevede un investimento di oltre 370 miliardi di dollari in programmi per il clima e l'energia e consentirà agli USA di tagliare del 40% le emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. Si tratta di una decisione storica per gli Stati Uniti.

La cooperazione ambientale internazionale non cresce nell'attesa degli impegni altrui ma con decise scelte, anche unilaterali, che cambiano lo scenario e incoraggiano al cambiamento, in uno scenario di disimitazione virtuosa. L'Europa oggi è chiamata ad assumere la leadership di questi cambiamenti di paradigma.

Solo una forza politica aperta ai valori del multilateralismo e della cooperazione anche in Italia può quindi essere in grado di portare avanti una vera agenda per la transizione ecologica. Adesso dobbiamo ripartire per trasformare e rendere più solido l'intero tessuto produttivo e sociale del Paese.

Vogliamo rafforzare il grande potenziale delle nostre imprese, dei piccoli imprenditori, delle start-up innovative, del mondo degli artigiani e dei professionisti, attraverso misure di sostegno e di semplificazione, favorendo la transizione 4.0 in uno scenario che coniughi innovazione, concorrenza e Sostenibilità.

Vogliamo investire nella ricerca e nell'innovazione per superare le inefficienze e i problemi strutturali di bassa produttività del "Sistema Italia". Vogliamo intervenire sulla riduzione dei costi energetici di famiglie e imprese attraverso proposte concrete, capaci di dare una spinta decisa alle fonti pulite e rinnovabili.

Gli investimenti infrastrutturali e di mobilità sostenibile, avviati dal Governo Draghi, dovranno essere integrati con nuovi progetti di copertura territoriale. Puntiamo a introdurre piani integrati contro la siccità, e a disegnare l'agricoltura, l'allevamento e la pesca come motori della transizione ecologica, anche attraverso il potenziamento della digitalizzazione dei processi di tracciamento e monitoraggio. Vogliamo semplificare e rendere più equo e progressivo il fisco per le famiglie e le imprese, in uno scenario di
incentivi che prediligano la transizione ecologica e digitale. Vogliamo rimuovere gli ostacoli che frenano le famiglie e le imprese a migrare verso le reti di connettività a banda ultra-larga, attuali e future, e al pieno dispiego delle competenze e dei servizi digitali, ivi inclusi quelli offerti della Pubblica Amministrazione. Crediamo che al fine di sviluppare una relazione virtuosa tra Stato, mercato e comunità occorra garantire una frontiera efficiente tra concorrenza e universalità dei servizi, attribuendo un ruolo crescente al Terzo settore e rilanciando la responsabilità strategica dell'intervento pubblico nei tanti ambiti di fallimento di mercato esposti all'esercizio di monopoli, abusi di posizione dominante e di cartelli, anche su scala globale.

Gli strumenti li abbiamo. E sono molteplici, ma tutti fondati su uno stesso prerequisito: la stabilità necessaria a pianificare investimenti e scelte strategiche che guardano al futuro. Questo a partire dal PNRR e dal suo percorso di riforme interrotto bruscamente per la caduta del Governo Draghi. Ciò significa portare a termine le tante riforme che l'Italia aspetta da tempo, cominciando da fisco, giustizia, Pubblica Amministrazione e concorrenza.

Vogliamo garantire che gli investimenti siano portati a termine nei tempi previsti per non perdere neanche una delle opportunità offerte dai finanziamenti europei. Vogliamo sostenere imprese e lavoratori autonomi perché possano affrontare con successo questa fase difficile e cogliere tutti i vantaggi dei grandi cambiamenti che attendono la nostra economia nei prossimi anni. Vogliamo che la transizione verde e digitale sia il principale volano per una crescita duratura e sostenibile per tutti.

*Metodologia della nostra analisi dei dati: grazie al lavoro di Slow News, che ha creato un documento condiviso in cui è data la possibilità a chi ne faccia richiesta di avere un accesso semplificato ai documenti relativi alle elezioni politiche del 2022 (statuti, programmi politici, etc.) abbiamo cercato le parole corrispondenti ai temi più importanti all'interno dei programmi, come si può vedere dalla tabella in alto, per metterle in confronto con i termini di nostro interesse su Kodami: "animali" e "biodiversità".

**Il numero di occorrenze di alcune parole, ad esempio come "sicurezza" – intesa nel nostro caso relativamente all'ordine pubblico – può risultare in alcuni casi in eccesso visto che viene utilizzata anche non come "argomento" ma come espressione semplice all'interno di una frase (es. "la sicurezza delle infrastrutture").

Leggi le analisi degli altri programmi:
Impegno Civico
Azione – Italia Viva
Movimento Cinque Stelle
Alleanza Verdi – Sinistra
Forza Italia
Fratelli d'Italia
Più Europa
Lega