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Etologa

Il drago di Komodo (Varanus komodoensis) è un rettile della famiglia dei varanidi appartenente all'ordine degli squamati, ovvero lo stesso delle lucertole (Lacertilia). Viene chiamato anche Kizawi o varano di Komodo, dall'omonima isola indonesiana di Komodo, dove è ancora diffuso sebbene oggi rischi l'estinzione a causa delle attività antropiche.

Un esemplare adulto può arrivare a pesare 70 chilogrammi, ma i draghi di Komodo che vivono in cattività raggiungono spesso dimensioni superiori e possono superare anche i 3 metri di lunghezza.

L'evoluzione del drago di Komodo

Questa specie è stata osservata per la prima volta dall'uomo all'inizio del 900 e, a partire da quel momento, i ricercatori si sono impegnati per ricostruirne la storia evolutiva. I primi fossili riconducibili ad una specie simile, potenzialmente appartenente al genere dei varani e considerabile un antenato del drago di Komodo, risalgono addirittura a circa 40 milioni di anni fa.

La conformazione geologica delle zone tra l'Australia e l'Indonesia, al tempo, era diversa rispetto a quella che siamo abituati a riconoscere oggi sul planisfero. Alcuni collegamenti terrestri tra i due ambienti permisero al drago di Komodo di raggiungere via terra il vicino arcipelago di Sonda, dove vive ancora oggi.

L'innalzamento del livello dei mari, successivo all'ultima era glaciale, ha isolato poi la specie che, secondo quanto riportato sul sito del Canadian Museum of Nature, è rimasta più o meno invariata da allora.

Come è fatto il drago di Komodo

I draghi di Komodo sono le lucertole più grandi del mondo e in alcuni casi possono superare i 160 chilogrammi. In natura, però, generalmente non superano gli 80 kg. I giovani hanno un colore verde acceso con bande gialle e nere, mentre gli individui adulti assumono un colore più uniforme ed opaco, variabile dal marrone al rosso/grigiastro.

I corpi sono robusti e ricoperti di ruvide squame. Gli arti sono molto possenti e dotati di forti artigli. Anche la coda è imponente e muscolosa. La testa è arrotondata e caratterizzata da denti affilati e seghettati. Sebbene i maschi siano generalmente leggermente più grandi, non è vi è un dimorfismo sessuale sufficiente per determinare con semplicità il sesso.

Habitat e diffusione

I draghi di Komodo adulti vivono principalmente nelle foreste tropicali tipiche delle isole del Sud Est asiatico. Si muovono anche nelle zone di pianura, se dotate di ampi spazi aperti erbosi e cespugliosi, in spiaggia, lungo le zone rocciose e nei letti di fiumi prosciugati. Le preferenze si basano soprattutto sulla presenza di prede adatte e di nascondigli dove attendere il momento adatto per la caccia.

I giovani draghi di Komodo sono invece animali arboricoli e vivono nelle regioni boscose, muovendosi sui rami degli alberi fino ad un'età di otto mesi, quando diventano troppo pesanti per essere sorretti e cominciano a riuscire a difendersi dagli adulti, e si spostano, quindi a terra.

Le uniche zone del mondo in cui questa specie vive ancora in natura sono quelle della piccola regione di Sonda, nell'arcipelago indonesiano, tra le isole di Komodo, Flores, Rinca e Padar.

Alimentazione

Nel momento in cui viene individuato il cibo all'interno di un'area condivisa, i draghi di Komodo rispettano un ordine gerarchico per determinare chi avrà per primo accesso alle risorse alimentari. I primi sono i maschi più grandi, seguiti dagli altri maschi e dalle femmine. Per ultimi avranno accesso i giovani, i quali, per evitare il rischio di venire aggrediti dagli adulti, scendono solo quando gli altri si sono allontanati.

In caso di mancanza di altre prede, infatti, gli individui adulti possono scegliere di nutrirsi anche dei giovani individui della propria specie.

Nei primi mesi di vita, quando i giovani non sono ancora in grado di nutrirsi degli avanzi, preferiscono prede di più piccole dimensioni come cavallette, scarafaggi, piccoli gechi, uova e uccelli.

Il drago di Komodo è considerato un animale spazzino, che può nutrirsi di carcasse di animali più o meno grandi morti all'interno del suo ambiente. In caso di necessità può però anche cacciare attivamente e, quando ciò accade, sa essere estremamente rapido e furtivo. Schiaccia la sua preda a terra e, nell'attacco, utilizza i denti e i potenti artigli.

Il morso del drago di Kodomo può essere letale. La saliva di questo rettile, infatti, contiene 50 diversi ceppi di batteri, i quali possono provocare la morte delle prede a causa dell'infezione derivante. Il drago di Komodo, in questo caso, attende pazientemente la morte della sua preda per poi nutrirsene quando è priva di vita.

La vita del drago di Komodo

I draghi di Komodo trascorrono le giornate muovendosi all'interno del proprio home range, il quale può arrivare a sfiorare i 2km quadrati e può ospitare anche più individui contemporaneamente.

Durante la stagione degli accoppiamenti, che va da giugno ad agosto, i draghi di Komodo diventano più aggressivi e i maschi svolgono combattimenti anche in posizione eretta nel tentativo di scaraventare a terra il contendente.

Le femmine, nello stesso periodo, cominciano ad emanare un forte odore attraverso le feci e, appena il maschio individua un individui nei propri paraggi, strofina il proprio mento sulla sua testa, le gratta la schiena e le lecca il corpo. Se la femmina mostra interesse, lecca a sua volta il corpo del maschio.

Dopo l'accoppiamento, alcuni maschi rimangono con la femmina per evitare che altri individui dello stesso sesso si avvicinino. Circa un mese dopo, le femmine depongono fino a 30 uova, le quali vengono sotterrate e impiegheranno circa 8 mesi per schiudersi. Alla nascita, il piccolo drago di Komodo misura circa 35/40 centimetri e nei primi mesi ha un alto tasso di mortalità causato anche dalla predazione da parte degli adulti.

Conservazione e rapporto con l'uomo

I draghi di Komodo, secondo i dati pubblicati dalla IUCN, vengono attualmente classificati come in via di estinzione in tutto il loro areale e ciò è il risultato di una combinazione di fattori, tra i quali, l'esaurimento delle prede, il bracconaggio e l'invasione dell'habitat da parte degli umani.

Sul territorio indonesiano, vengono considerati un'importante attrazione per lo sviluppo del settore dell'ecoturismo. Non bisogna però pensare che si tratti di un animale innocuo. Secondo quanto riportato sul sito del Museo di Zoologia del Michigan, infatti, questi animali possono arrivare, seppur raramente, anche ad attaccare gli esseri umani.

Le strategie utilizzate da questo grande rettile per uccidere le proprie prede sono ancora in fase di studio dai ricercatori. Si tratta infatti di un animale in grado di infliggere profonde ferite grazie alla forza del morso e, secondo uno studio condotto presso il Singapore Zoological Gardens nel 2009, molti degli animali vittime dei draghi di Komodo mostrerebbero segni riconducibili ad uno stato di shock.

Questa condizione, però, è probabilmente causata dall'effetto della ferita infetta. La convinzione che il drago di Komodo uccida invece grazie all'utilizzo di un vero e proprio veleno è comunque piuttosto diffusa, ma non è stata ancora dimostrata scientificamente. Ciò nonostante gli effetti fisiopatologici mostrati dalle prede sono gli stessi che caratterizzano gli avvelenamenti causati da altre specie di lucertole, come quelle appartenenti alla famiglia Helodermatidae.