In Indonesia il costo del biglietto per entrare in un'area protetta e avvistare i draghi di Komodo ha subito un aumento ingente giustificato dal volere aumentare le attenzioni per proteggere questi animali e centinaia di lavoratori del settore turistico hanno organizzato uno sciopero per protestare, preoccupati della diminuzione del turismo e, conseguentemente, dei ricavi.

Se da una parte il governo indonesiano sostiene che l’aumento sia necessario per tutelare l’habitat di questi rettili e proteggerli dalla presenza massiccia di visitatori, dall'altra i lavoratori del settore temono un forte calo dei guadagni derivanti dal turismo che i draghi di Komodo generano ogni anno. A rendere ancora più complesso il quadro c'è l'enorme situazione di povertà nella quale versa la regione e il fatto che il turismo sia la principale fonte di ricavo per le persone che la abitano.

Che sia necessario tutelare i draghi di Komodo è chiaro: il drago di Komodo (Varanus komodoensis) è un rettile della famiglia dei varanidi, gigantesco parente delle lucertole. Viene chiamato anche Kizawi o varano di Komodo, dall'omonima isola indonesiana di Komodo, dove è ancora diffuso sebbene oggi rischi l'estinzione a causa delle attività antropiche.

Un esemplare adulto può arrivare a pesare 70 chilogrammi, ma i draghi di Komodo che vivono in cattività raggiungono spesso dimensioni superiori e possono superare anche i 3 metri di lunghezza. Insomma, che sia questo animale così singolare ha generare tanta curiosità e a portare un così alto numero di visitatori in Indonesia è comprensibile.

Da lunedì, però, il costo dell’ingresso per visitare le isole principali del parco dove sono presenti questi animali è passato da 200mila rupie indonesiane, l’equivalente di circa 13 euro, a 3,75 milioni di rupie, poco meno di 250 euro. Per questo motivo circa 700 lavoratori impiegati nel settore turistico hanno organizzato uno sciopero, sostenendo che l’aumento sarà un duro colpo per il turismo locale.

Ciò che temono i lavoratori a quanto pare non è solo una supposizione: secondo l’associazione nazionale che raggruppa le strutture turistiche e le agenzie di viaggi, migliaia di visitatori internazionali e indonesiani che avevano in programma di visitare il parco hanno già annullato il loro viaggio a causa dell’aumento del prezzo dei biglietti.

Che il governo indonesiano abbia particolarmente a cuore un tesoro naturale della loro regione è sicuramente rimarchevole, anche se a rimetterci sono centinaia di persone in difficoltà. Nell’agosto del 2019 aveva già detto di voler chiudere ai turisti l’isola di Komodo per proteggere gli animali dal grande numero di turisti e, allo stesso tempo, per provare a ridurre il bracconaggio e favorire il ripopolamento dei draghi di Komodo.

Il motivo di misure così drastiche sta nell'incredibile invasività delle attività turistiche della zona: gli animali sfortunatamente sono enormemente sfruttati e il problema non riguarda solo i draghi di Komodo e la relativa isola, ma quasi tutti i santuari e le aree protette della regione.

Insomma in Indonesia c'è una tendenza allo sfruttamento e maltrattamento animale ben evidente che va controvertita assolutamente, ma per farlo, spesso è necessario anche l'aiuto delle popolazioni locali che andrebbero sensibilizzate e coinvolte nel processo di salvaguardia degli ecosistemi.