Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

La cultura animalista che si è diffusa negli ultimi anni ritiene che il cane sia, fra gli animali, quello che gioca di più. Questa convinzione fonda il paradigma di gestione corretta del pet al quale ogni buon mate non può sfuggire. La domanda che dovremmo porci però prima di iniziare a giocare con il cane si trova sul piano etologico ed è la seguente: “Che valore ha il gioco nella crescita del cane?”. Gli strumenti di cui dotarci per approcciare in modo critico la questione e far emergere davvero il punto di vista del cane sono l’etologia e la zooantropologia.

La prima ci servirà per comprendere il valore reale del gioco nella vita del cane in quanto specie, la seconda a leggere il valore del gioco per l’uomo nella sfera relazionale ed individuale e su come questo si coniughi, nella storia recente, all’interno della partnership con il cane.

L'età sensibile del gioco

Tutti gli studi etologici mettono in evidenza come il gioco sia una caratteristica comportamentale molto presente nel cane ma concentrata in modo statisticamente rilevante all’interno della fase evolutiva dell’infanzia: ovvero quella che va dai trenta giorni ai sei/otto mesi. Nella prima parte di questo periodo di sviluppo il soggetto interagisce in modo ludico per lo più con i fratelli e le sorelle di cucciolata. Si rotola e si avvinghia al corpo degli altri, su di loro sperimenta l’uso della bocca, mordicchiando il collo, le orecchi e le zampe. Emette i primi vocalizzi con funzione di ingaggio e richiesta, unitamente all’uso ricorrente dell’icona intenzionale dell’invito al gioco, attraverso la quale impara a dichiarare preventivamente le sue buone intenzioni agli altri.

Queste prime sperimentazioni di interazione ludica avvengono sotto l’attenta supervisione della mamma che interviene quando serve, regola gli eccessi, media le incomprensioni, accoglie e rassicura chi si trova in difficoltà. Con il dispiegamento delle cure parentali la mamma dà valore ed importanza a ciascuno e fornisce ai cuccioli gli indizi sul modo corretto di esprimere le emozioni che emergono dalle reiterate interazioni tra i piccoli. Successivamente il cane, come stabilito dal compimento del processo di attaccamento, tenderà a ricercare l’autonomia e per questo accrediterà a figura di riferimento e mediazione una tata, diversa dalla figura materna, attraverso la quale acquisirà le norme della cooperazione e del rispetto reciproco.

Il valore etologico del gioco

La cornice ludica dispone il soggetto all’apprendimento dei fondamenti della vita sociale attraverso la partecipazione attiva ed il consenso motivazionale. Dispiega di fronte al soggetto un campo espressivo in grado di delineare le proprie attitudini. Attraverso l’effetto domino del rispecchiamento di sé negli altri, delineerà i primi tratti discreti della soggettività. Gli aspetti del carattere che emergono e si delineano con l’esercizio reiterato delle schermaglie ludiche collocano così il singolo in una prospettiva unica ed irripetibile. Questa caduta nel mondo, attraverso l’interazione ludica, delinea progressivamente lo stile personale riconosciuto e riconoscibile dagli altri.

Attraverso questo processo di formazione dell’Io, stimolato dal gioco, il cane si allaccia e si annoda alla rete di affinità e alleanze che innerva la complessa geometria relazionale del gruppo sociale (branco). A rafforzare la tesi del valore centrale della dimensione ludica nella costruzione dell’identità individuale dei mammiferi, si aggiunge l’esperienza che tutti noi abbiamo nell’osservare i bambini e la loro incessante voglia di giocare. Basta uno sguardo superficiale per capire come in ogni gioco a schema libero i cuccioli di uomo proiettino gli embrioni della loro personalità e mettano alla prova del confronto sociale le proprie tendenze motivazionali per trasformarle in attitudini consapevoli.

Quando i cani hanno più voglia di giocare

Il gioco persiste nella vita del cane anche nella fase adulta, seppure si riduce notevolmente in termini di evocabilità. L’adolescente, il post-adolescente e l’adulto progressivamente restringono l’attivazione ludica a momenti specifici della vita di gruppo. Prevalentemente in due snodi della giornata: la mattina appena svegli per stimolare la riattivazione fisiologica e predisporla ad affrontare con energia le sfide quotidiane, la sera, dopo essersi opportunamente rifocillati per rinsaldare i legami sociali.

Non è un caso dunque che i nostri cani siano maggiormente disposti all’interazione ludica equilibrata e gioiosa non tanto come risposta randomica ai vissuti di noia e frustrazione, quanto piuttosto al risveglio come massima manifestazione del potenziale affettivo del gruppo e dopocena quando la famiglia ritrova l’unità dei suoi membri all’interno delle mura domestiche, generando un senso di sicurezza e appagamento che nasce dalla percezione consistente dei legami affiliativi.

Il gioco orienta gusti e simpatie

Con il gioco fisico i legami attraversano il caleidoscopio del ruolo/rango/affiliazione e subiscono una diffrazione che va a comporre la complessa architettura delle sistemiche di affinità. Questo fenomeno cosi profondo e articolato stimolato dal gioco non solo delinea l’individualità ma la orienta in termini di gusto e permette ad ogni singolo cane di capire quali giochi gli piace fare, con quali cani gli piace interagire, quali sono le caratteristiche degli altri che più lo gratificano e che lo fanno sentire al sicuro, quali sono i registri comunicativi e le dimensioni di relazione che frequenta più volentieri, etc…

Gli studi infatti osservano quasi sempre che non tutti i cani giocano allo stesso modo e con gli stessi tempi ma che lo fanno per lo più attraverso schemi ricorrenti, funzionali all’affermazione di sé nel rispetto dell’equilibrio del gruppo. Il valore del gioco non è dunque lo svago o lo scarico delle energie fisiche quanto piuttosto l’espressione libera dell’affettività e il riconoscimento delle diverse identità sociali.