Negli ultimi anni gli interventi assistiti con gli animali sono cresciuti in maniera esponenziale, diventano ormai una forma di terapia ben consolidata e affidabile. I benefici e le potenzialità della pet therapy come supporto per le persone in difficoltà o gravemente malate sono ormai un dato di fatto, confermato da numerose evidenze scientifiche. Il campo della ricerca sulle interazioni uomo-animale ha portato infatti a numerose nuove scoperte e a una comprensione piuttosto ampia sul come gli esseri umani possono trarre beneficio dal contatto con gli animali, soprattutto quando si tratta di cani.

Tuttavia restano ancora molti dubbi e incertezze dal punto di vista degli animali e sull'effetto degli interventi assistiti sul loro benessere. Proprio per questo è stata recentemente pubblicata sulla rivista Veterinary Sciences una review sullo stato attuale delle conoscenze e sulle prospettive future che questa nuova area di studio ancora poco esplorata dovrà seguire.

Come si valuta il benessere dei cani per la pet therapy

Il cane è certamente la specie più utilizzata per gli interventi assistiti con gli animali (IAA): il lungo e profondo legame che ha instaurato con l'uomo lo ha portato ad avere un'attrazione spontanea verso le persone e a sviluppare una spiccata capacità di socializzazione e adattamento alle situazioni e ai luoghi più disparati.

Ciononostante non sempre il cane viene considerato un individuo attivo e senziente nelle attività di pet therapy, diventando spesso più uno "strumento" che un "soggetto" attivo e consenziente. Anche nell'ottica dell'approccio One Health, che dimostra la salute umana, quella animale e quella dell'ambiente sono interconnesse, bisognerebbe ridurre al minimo i compromessi tra benefici per la salute umana e benessere animale e valutare in maniera più attenta e consapevole il coinvolgimento dei cani nelle terapie assistite.

Seguendo questa scia negli ultimi anni gli studi sul punto di vista del cane nella pet therapy hanno attirato un sempre maggior interesse da parte della comunità scientifica che si è concentrata soprattutto sul come valutare e quantificare i livelli di stress e ansia degli animali coinvolti.

La maggior parte degli studi sul benessere dei cani continuano ancora oggi a concentrarsi soprattutto sui livelli di cortisolo nella saliva e sui comportamenti associati allo stress e all'ansia, ma nuovi e sempre più approfonditi metodi stanno avanzando rapidamente. Studi che includono parametri come i livelli di ossitocina, la temperatura della membrana timpanica e la frequenza respiratoria stanno aggiungendo sempre maggiori dettagli e informazioni che ci aiutano a valutare con più attenzione e accuratezza l'effettivo stato emotivo e fisico dei cani.

Cosa sappiamo e cosa no

Allo stato attuale delle cose – secondo questa review – non esistono significative prove o studi che dimostrino chiare e preoccupanti situazioni di disagio e stress nei cani durante gli interventi assistiti. La naturale predisposizione reciproca che esalta e soddisfa desideri, bisogni e inclinazioni naturali sviluppate in migliaia di anni di co evoluzione uomo-cane sembra quindi essere un punto a favore importante a sostegno di questo triangolo relazionale che si instaura tra animale, conduttore e paziente.

Tuttavia esistono prove che dimostrano che in condizioni particolari come il trasporto, la poca confidenza tra cane e conduttore e la frequenza troppo alta nel numero delle sessioni possono effettivamente causare stress e disagio negli animali. Anche l'età sembra giocare un ruolo importante nel benessere del cane: gli animali più anziani infatti tollerano meno le attività e sono meno resilienti a recuperare da situazioni di stress e disagio.

Le variabili più importanti però restano soprattutto il tipo di attività a cui si cani sono sottoposti e i percorsi di educazione e addestramento a cui sono stati sottoposti. Comprensibilmente un cane che viene circondato da tante persone, sommerso di abbracci o addirittura strattonato difficilmente si sentirà a proprio agio e bisognerà perciò tenerne conto quanto si progettano interventi assistiti con gli animali.

Proprio per quanto riguarda la progettazione, le certificazioni e i metodi di addestramento occorre trovare metodi e protocolli il più possibile condivisi, visto che esiste attualmente ancora troppa discrezionalità e variabilità.

Quali sono le prospettive future

Le autrici dello studio ci tengono a precisare però che attualmente esistono ancora troppi pochi studi – per altro effettuati su campioni molto piccoli – che hanno provato ad approfondire il benessere e il punto di vista del cane nella pet therapy. In futura la ricerca dovrà perciò puntare ad ampliare e ad approfondire le conoscenze scientifiche in questo campo emergente, provando a trovare parametri ancora più oggettivi e individualizzati per studiare e valutare lo stato emotivo del cane, capire quando è arrivato il momento del suo pensionamento e soprattutto per fornire maggiori indicazioni e strumenti agli addestratori, ai conduttori e ai pazienti coinvolti.

Va inoltre tenuto in considerazione che esiste un'enorme variabilità nelle condizioni di vita, nelle predisposizioni e sui livelli di tolleranza tra le varie razze e persino tra i singoli individui. Anche questa sarà una delle incognite da superare.

La ricerca di standard etici, psicologici e fisici sempre più elevati è e sarà quindi una delle sfide principali per gli studi sul benessere degli animali coinvolti nella pet therapy e non solo. Le prospettive e i paradigmi sullo stato e il coinvolgimento degli animali in tutti i livelli della nostra società stanno rapidamente cambiando, promuovendo nuove e più etiche posizioni secondo cui, in quanto esseri senzienti, gli animali possono comunicare i loro desideri e le loro intenzioni, e dovrebbero perciò godere di maggiore voce in capitolo. La strada intrapresa è però quella giusta e anche lo stato attuale delle conoscenze scientifiche punta proprio in questa direzione.