Quando si parla di movimenti nel mondo animale si pensa subito alle grandi migrazioni, fenomeni incredibili che portano specie anche di piccolissime dimensioni a percorrere chilometri e chilometri per raggiungere un luogo dove poter passare l'inverno o riprodursi. Nonostante il fenomeno della migrazione sia senza alcun dubbio molto affascinante, ci sono anche altri piccoli movimenti che meritano di essere menzionati: quelli all’interno dei gruppi sociali. In molte specie infatti alcuni individui emigrano dal proprio gruppo di nascita, generalmente appena raggiungono la maturità sessuale, stabilendosi in un nuovo gruppo dove si riproducono. Questo fenomeno viene chiamato "dispersione natale" ed ha uno scopo ben preciso: evitare l'accoppiamento tra parenti e aumentare la diversità genetica. Un team di ricercatori ha voluto verificare se anche nelle giraffe Masai (Giraffa camelopardalis tippelskirchi), una specie che forma comunità complesse distinte che condividono lo stesso spazio, accade qualcosa del genere e se la dispersione è differenziata nei due sessi, con conseguenze nella formazione di legami sociali stabili. La ricerca è stata recentemente pubblicata su Journal of Animal Ecology

I maschi vanno via dal gruppo di nascita, ma senza allontanarsi troppo

I ricercatori hanno studiato 67 maschi e 70 femmine di giraffe per un periodo di 7 anni, dalla tenera età fino a oltre la maturazione sessuale, al Tarangire nel nord della Tanzania. Hanno prima di tutto voluto verificare quale dei due sessi era più propenso a emigrare dal gruppo natale e quanto lontano si spostava. Allontanarsi molto dal proprio gruppo infatti può non essere molto vantaggioso, in quanto i rischi e le sfide che ci si può trovare davanti possono essere anche fatali. Dato che le giraffe vivono in comunità distinte che occupano però lo stesso spazio, il team ha previsto che le giraffe potessero inserirsi in un nuovo gruppo senza dover assumersi i rischi di avventurarsi nell'ignoto e quindi semplicemente stabilirsi nella comunità vicina.

Modalità dispersione di un’ipotetica giraffa giovanile nell’ecosistema del Tarangire. Il cerchio nero indica la comunità sociale di sua madre e i cerchi grigi indicano comunità sociali diverse ©M. L. Bond, D. E. Lee, A. Ozgul, D. R. Farine, and B. König. Leaving by staying: Social dispersal in giraffes. 20 September 2021. Journal of Animal Ecology.
in foto: Modalità dispersione di un’ipotetica giraffa giovanile nell’ecosistema del Tarangire. Il cerchio nero indica la comunità sociale di sua madre e i cerchi grigi indicano comunità sociali diverse ©M. L. Bond, D. E. Lee, A. Ozgul, D. R. Farine, and B. König. Leaving by staying: Social dispersal in giraffes. 20 September 2021. Journal of Animal Ecology.

I risultati sono stati molto interessanti: analizzando i social network si sono resi conto che i maschi erano molto più propensi a emigrare rispetto alle femmine e il 26% di questi, ossia uno su quattro, e il 22% delle femmine lo hanno fatto senza allontanarsi troppo, ma al contrario rimanendo vicino al loro sito natale. Ciò permette quindi di evitare di accoppiarsi accidentalmente con i parenti, ma senza dover assumersi i rischi di andare in luoghi sconosciuti e potenzialmente pericolosi. Inoltre, il fatto che siano principalmente i maschi ad emigrare, permette anche alle femmine di formare legami forti e stabili tra loro, importanti per condividere la protezione della prole e le cure dei piccoli. Questa ricerca è importante perché mostra che vivere in una società complessa e multilivello può offrire vantaggi al sesso esogamo, ossia quello che va via dal proprio gruppo di nascita, offrendogli il "privilegio" di non doversi spostare in nuove aree lontane. Infine, conoscere come gli individui si disperdono nell'ambiente è fondamentale per poter gestire e tutelare la specie, soprattutto se in via d'estinzione come le giraffe.

Perché a volte sono le femmine ad emigrare dal gruppo natale e a volte i maschi?

Nelle specie in cui vi è dispersione natale vi è generalmente un sesso esogamo e un sesso filopatrico, ossia quello che rimane tutta la vita nel proprio gruppo di nascita. Una domanda interessante da porsi è: «Da cosa dipende questa dispersione differenziata? Perché a volte sono le femmine ad andarsene e a volte i maschi?». La questione in realtà è ancora piuttosto dibattuta e sono state avanzate diverse ipotesi riguardo i fattori che hanno contribuito all’evoluzione di questo comportamento, necessario soprattutto per evitare l’accoppiamento tra consanguinei.

Il ricercatore Paul J. Greenwood dell'Università di Durham propose nel 1980 una possibile spiegazione, pubblicata sulla rivista Animal Behaviour, che prende in considerazione il tipo di sistema riproduttivo della specie e la difesa delle risorse. Greenwood suggerì che nelle specie monogame, tipiche di moltissimi uccelli, generalmente i maschi adulti difendono un territorio nella speranza di attrarre una femmina e di conseguenza tenderanno a rimanere nel proprio gruppo natale, rappresentando quindi il sesso filopatrico, in quanto sono molto legati al territorio d’appartenenza. Le femmine invece avranno meno svantaggi nell’andare via, rappresentando così il sesso che emigra o sesso esogamo.

Nelle specie invece poliginiche, ossia quelle in cui i maschi si accoppiano con più femmine, in genere sono i maschi a rappresentare il sesso esogamo in quanto la competizione maschile per l’accesso alle partner è molto alta. Di conseguenza conviene loro migrare in nuovi gruppi così da avere maggiori opportunità di riproduzione. Nei mammiferi infatti, prevalentemente poliginici, sembra essere più frequente la dispersione maschile rispetto a quella femminile.

La dispersione natale ha ripercussioni sul tipo di società?

A questo punto sorge un'altra domanda interessante: «La dispersione differenziata nei due sessi porta a delle ripercussioni sul tipo di società?» Beh, nonostante non si possa dire chi è causa e conseguenza dell'altra, i due fattori sicuramente si influenzano a vicenda. Il sesso che va via dal proprio gruppo natale si ritrova infatti all’interno di una nuova comunità dove inizialmente non conosce nessuno, non ha parenti e avrà bisogno di tempo per formare dei legami con gli altri individui. Non sarà quindi facile o immediato creare alleanze all’interno del gruppo.

Contrariamente, il sesso che rimane tutta la vita nel proprio gruppo di nascita, rimane con i propri parenti e i propri amici e quindi avrà molta più facilità a formare alleanze. E le alleanze, si sa, spesso portano ad un maggior potere. Difatti generalmente è proprio il sesso filopatrico quello dominante e di esempi in natura ce ne sono in abbondanza: la iena maculata (Crocuta crocuta), ad esempio, è una specie prevalentemente poliginica con dispersione maschile e sono le femmine a detenere il potere.

Viceversa, nello scimpanzé (Pan troglodytes) è la femmina a lasciare il gruppo e il potere è infatti detenuto principalmente dai maschi. Non sempre però le cose vanno allo stesso modo: i bonobo (Pan paniscus), ad esempio, presentano filopatria maschile e esogamia femminile, ma nonostante ciò sono le femmine ad essere le più influenti e a formare le alleanze più forti, mentre i maschi rimangono spesso isolati. Probabilmente questa cooperazione tutta al femminile si è evoluta proprio come strategia per resistere agli attacchi dei maschi e si può dire che ha davvero funzionato. Non è facile essere un maschio nella società dei bonobo: se uno di questi cerca di importunare una femmina, ecco che le amiche vengono a difenderla costringendo il maschio a scappare a gambe levate.

In natura niente è da sottovalutare: anche piccoli movimenti possono rilevarsi di estrema importanza e influenzare altre sfere del comportamento, come ad esempio la formazione dei legami e il tipo di società.

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