3 Gennaio 2023
16:07

I cani di Satriano restano in canile. Il Comune prima dice sì alle adozioni poi non li lascia andare: «Colpa di un cavillo burocratico»

Nonostante il nullaosta della Procura di Catanzaro, i 13 cani di Satriano resteranno in canile senza possibilità di appello. Le associazioni lanciano un appello attraverso Kodami per chiedere che l'interesse collettivo non si spenga.

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I cani di Satriano (Foto esclusiva di Kodami)

I cani di Satriano restano in canile, unici condannati a un fine pena mai per la morte della ventenne Simona Cavallaro. Dopo il nullaosta della Procura di Catanzaro sembrava che per loro dovessero aprirsi finalmente le porte dei box dove si trovano rinchiusi da più di un anno, ma a bloccare ogni speranza di adozione è il Comune di Satriano.

«Abbiamo le mani legate per un cavillo – dice a Kodami il vicesindaco di satriano Giuseppe Basile – Il giudice ha dato l’assenso, e anche noi siamo favorevoli a darli in adozione, ma tutto si blocca perché i cani non sono randagi intestati al Sindaco, ma sono registrati a nome del pastore Pietro Rossomanno, è solo lui che può darli in adozione».

Una notizia che ha gettato nello sconforto le associazioni che si sono rivolte a Kodami per lanciare un appello: «Aiutateci – dice Maria Sblendorio, presidente di Fuori dalle Sbarre – Aiutateci a far conoscere la situazione in cui si trovano questi cani. Se non suscitiamo l’interesse collettivo nessuno farà niente, e se la situazione rimane questa i cani saranno gli unici a soffrire».

Del resto quello che il vicesindaco definisce "cavillo" è qualcosa in cui i cani si sono ritrovati per la scelta fatta da un altro ente pubblico, la Asl che il giorno della cattura eseguì la microchippatura a nome del pastore il quale mai ha voluto riconoscerne la proprietà, arrivando a disconoscere anche l'unica del gruppo che era già microchippata a suo nome.

Nel limbo di Satriano

Era il 26 agosto 2021 quando un gruppo di 13 cani da pastore ferì a morte Simona Cavallaro all’interno della pineta di Monte Fiorino, nel Comune di Satriano. Un anno dopo, il pastore Pietro Rossomanno è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Secondo gli inquirenti i cani erano a guardia del gregge del pastore, ma questi avendoli lasciati soli aveva innescato le dinamiche che avevano condotto alla morte della giovane.

Nella video inchiesta realizzata da Kodami, a cura di Luca Spennacchio – istruttore cinofilo e membro del nostro comitato scientifico – e della nostra direttrice Diana Letizia, abbiamo ricostruito in maniera puntuale gli eventi che la mattina del 26 agosto hanno portato alla tragica morte della ragazza. Un evento drammatico e molto raro che i 13 cani stanno pagando con l’ergastolo.

Il pastore, infatti, subito dopo l'omicidio aveva aiutato il personale dell’Asl a rintracciare e catturare i cani, ma poco dopo si era tirato indietro, disconoscendoli. Fonti investigative spiegano a Kodami che «Rossomanno ha contribuito subito alle ricerche, ma solo fino a quando non ha capito che se i cani erano i suoi allora lo era anche responsabilità della morte di Simona Cavallaro».

Una versione confermata anche dal titolare del canile Pet Service di Torre Melissa Antonio Bevilacqua: «Quando i cani sono arrivati da noi, il Comune di Satriano inizialmente voleva che per il loro mantenimento pagasse il pastore, in qualità di intestatario degli animali. In un primo momento lui si è detto d’accordo, ma quando siamo tornati con una liberatoria per l’affido dei cani, ha detto che non doveva firmare niente perché i cani non erano i suoi. Davanti al nostro stupore aggiunse che l’Asl aveva fatto un errore a intestarli a lui».

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Il canile Pet Service

Attraverso una lettera inviata dai suoi avvocati al titolare della struttura il pastore aveva spiegato che «non è assolutamente proprietario dei 13 cani sequestrati nell’agosto scorso in località monte Fiorino del Comune di Satriano e custoditi presso il canile di Cirò Marina». Rossomanno ha quindi formalmente rifiutato la responsabilità nei confronti di tutti, compresa Bianca, unica componente del gruppo già registrata in anagrafe a suo nome prima dell'intervento dell'Asl.

A farsi carico del mantenimento è stato quindi il Comune di Satriano che nel novembre 2021 con una comunicazione ufficiale inviata a Rossomanno, alla Procura e a Bevilacqua aveva sottolineato che l’Ente «non è proprietario degli animali» e che le somme anticipate per la custodia «saranno oggetto di successivo contenzioso» con Rossomanno. Somme pesanti nel bilancio del piccolo Comune calabrese che ha speso circa 11mila euro per i 14 mesi di custodia degli animali.

I cani, come abbiamo chiarito nell’inchiesta, non sono mai stati sotto sequestro, tuttavia erano ritenuti di interesse investigativo dalla Procura e per questo non era mai stato dato il via libera né all'affido temporaneo né all'adozione. A ottobre 2021 però, dopo il rinvio a giudizio di Rossomanno, la fase investigativa è terminata e il sostituto procuratore, Irene Crea, ha dato il nullaosta alle associazioni per l’adozione degli animali.

Una notizia che era stata accolta con sollievo da Fuori dalle Sbarre e Federazione Italiana Appennini, le associazioni che in questi mesi si sono fatte avanti proprio dopo la nostra inchiesta per ottenere l’affido dei cani. Tolto l'interesse della Procura sembrava così eliminato l’unico ostacolo che si frapponeva tra i cani e la possibilità di una nuova vita.

Ad agosto, infatti, il sindaco di Satriano Massimo Chiaravalloti aveva acceso la speranza dichiarando a Kodami che da parte del Comune c’era la «piena disponibilità» a fare uscire i cani dal canile con il consenso della Procura di Catanzaro «a cui spetta la decisione di autorizzare il loro trasferimento». Quando però la Procura ha dato l’assenso tanto atteso, è stata paradossalmente proprio l’amministrazione comunale a tirarsi indietro.

Una notizia appresa con grande amarezza dai volontari che si erano fatti avanti per i cani di Satriano, come Teresa Marranghello, presidente della Federazione Italiana Appennini, che aveva mandato richiesta di adozione per due cani, Nathan e Astrid, dopo aver visto il reportage del nostro magazine.

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Astrid e Nathan (foto esclusive di Kodami)

«Siamo disposti a rimborsare il Comune delle spese che ha affrontato per loro – dice Marranghello – Desideriamo spostarli in una struttura per la rieducazione e innalzare il loro indice di adottabilità. Vogliamo fare tutto il possibile perché non paghino colpe che non hanno».

Maria Sblendorio, presidente dell’associazione Fuori dalle Sbarre, vorrebbe invece ottenere l’affido di tutti i 13 cani e iniziare con loro un percorso di reinserimento. «Hanno diritto a cominciare una nuova vita. Ma senza superare il problema burocratico non si sbloccherà nulla».

Il Comune però è irremovibile e rigetta ogni colpa. Per il vicesindaco di Satriano l’unica soluzione è che il pastore dia in adozione i cani alle associazioni: «Se potessimo lo faremmo noi – sostiene Basile – ma anche se l’interesse investigativo della Procura è terminato, i cani formalmente appartengono ancora a Rossomanno».

E la questione economica, nel rimpallo della responsabilità dei cani non riveste un ruolo secondario: «Sappiamo che non riusciremo a recuperare le somme spese per il mantenimento – ammette Basile – ma di quanto abbiamo speso sino ad oggi dobbiamo dare conto alla comunità, e questo è un dramma economico per l’Ente, al quale si aggiunge il dramma morale per i cani. Ma non possiamo fare altro».

Prima del nullaosta della Procura, il timore era che i cani restassero rinchiusi per tutta la durata del Processo, oggi, invece, il rischio è che questi cani non escano neanche dopo. Perché il Comune teme che togliendo la proprietà dei cani a Rossomanno, sarà costretto a farsi carico di tutte le somme spese, senza la possibilità di rivalersi sull’uomo neanche in caso di condanna.

La soluzione non sta nella burocrazia e nei suoi tempi, ma nella sensibilità dell’Ente rispetto a un problema che non ha una conclusione facile o indolore. Senza una presa di coscienza morale, il destino dei 13 cani di Satriano sarà segnato per sempre, e senza possibilità di appello.

Giornalista per formazione e attivista per indole. Lavoro da sempre nella comunicazione digitale con incursioni nel mondo della carta stampata, dove mi sono occupata regolarmente di salute ambientale e innovazione. Leggo molto, possibilmente all’aria aperta, e appena posso mi cimento in percorsi di trekking nella natura. Nella filosofia di Kodami ho ritrovato i miei valori e un approccio consapevole ma agile ai problemi del mondo.
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