Portare a spasso il cane per i bisogni quotidiani o per farlo sgambettare, in piena zona rossa, si può fare. L’importante è farlo non lontano da casa. Ma andare al canile per adottare un cane è possibile? La risposta è . A dipanare il dubbio è l’avvocato Claudia Taccani, dello sportello legale dell’Oipa, l’Organizzazione internazionale per la protezione degli animali. Ma deve essere chiaro un criterio: non si può andare in canile a “far visita” o per fare una passeggiata.

«C’è una circolare del ministero della Salute del maggio dell’anno scorso che è valida: lì viene specificato che l’attività di volontariato va avanti, anche quella a tutela degli animali», spiega Taccani. Il consiglio è, nel caso in cui si dovesse andare in una struttura fuori dal Comune di residenza, di farsi fare una dichiarazione della struttura stessa (canile o gattile) che attesti che si ha intenzione di andare a ritirare un cane dato in affidamento. «Lo spostamento è limitato a questa attività, anche perché bisogna continuare a prevenire il fenomeno del randagismo», prosegue l’avvocato. «La circolare è esplicita e parla del principio della salute e del benessere degli animali – aggiunge – L’adozione è possibile proprio nell’ottica della collaborazione con le strutture, che devono andare avanti con la loro attività proprio per la tutela dello stato di salute degli animali stessi».

Oipa: «Aumentate le adozioni nell'anno della pandemia»

Intanto, proprio l’Osservatorio sulle adozioni e il randagismo dell’Oipa ha notato un dato positivo durante l’anno del coronavirus. Nel 2020 l’Oipa ha dato in adozione 3.586 animali: erano stati 3.105 nel 2019. Un dato, dunque, in aumento. Maggiori anche i numeri dei soccorsi e delle cure: ne ha trattati 3.672: 1.503 cani, 1.773 gatti e 396 di altre specie. Il numero è di superiore rispetto ai 3.272 del 2019. Virtuosa anche la campagna solidale: sono stati raccolti 31.290 chili di cibo, secco e umido (erano stati 24.098 nel 2019).

«Si tratta di un dato molto positivo, reso possibile tanto dall’aumento del numero dei nostri volontari quanto da una maggiore sensibilità dimostrata dalle persone nei confronti degli animali senza casa», spiega il presidente dell’OipaMassimo Comparotto. «Nonostante il lockdown, che ha significato un minor numero di banchetti informativi, manifestazioni e giornate formative, le nostre azioni a favore di cani e gatti in difficoltà sono cresciute. Nel complesso, abbiamo registrato una maggiore disponibilità delle persone e l’arrivo di sempre nuovi volontari nella nostra associazione ha reso possibile questo positivo bilancio».

E' aumentato anche l'impegno di Oipa per gli interventi di recupero e liberazione della fauna selvatica: 410 gli animali selvatici soccorsi e curati nel 2020, mentre erano stati 232 nel 2019. Tra questi, ricci, rondoni, gabbiani. Allo stesso tempo, l’Oipa ha sterilizzato sul territorio nazionale 1.898 animali randagi (1.410 nel 2019) e ha seguito 721 colonie feline (erano state 459 nel 2019).