Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

I cani come scelgono la loro persona preferita? Questa domanda è una questione che pare interessare molti. Prima di tutto, riflettendoci per dare delle risposte, ci siamo chiesti se i legami affettivi tra individui possano essere “pesati”, “misurati” e quindi paragonati per farne una sorta di classifica. Ma esiste forse un metodo per ottenere un dato oggettivo? Già molti anni fa è capitato di vedere “test” per verificare chi fosse l’individuo a cui il cane era più legato.

Diciamo subito che queste cose non hanno a nostro avviso alcun senso, ma il test suddetto si svolgeva più o meno in questo modo: i due membri della famiglia si allontanavano in direzioni opposte dal cane loro convivente che era trattenuto da un figurante. Raggiunta la distanza di una decina di metri almeno, nella prima versione del test, il cane veniva liberato per vedere da chi si dirigeva di corsa. In un’altra il cane, prima di essere liberato, veniva chiamato dai due compagni umani a gran voce. In un’altra versione, diciamo più “avanzata”, i due umani si allontanavano e sparivano dalla vista del cane dietro due paraventi.

Tutto ciò, secondo gli osservatori, dava un’indicazione su chi fosse il “vero padrone" del cane. Quello a cui il cane era più affezionato, devoto, sottomesso, eccetera. Forse qualcuno si ricorderà, a questo punto, una situazione simile nella quale si può essere trovato in tenera età. «A chi vuoi più bene, alla mamma o al papà?»: questa era l’insensata domanda posta ad un bambino, chissà poi a quale scopo, rivolta dai parenti durante le riunioni di famiglia, intorno alla tavola imbandita in una qualunque festa comandata.

Il dubbio che sorge, in questi frangenti, è che la rappresentazione del legame affettivo sia una sorta di merito, di coccarda da conquistarsi, elargita dal figlioletto al genitore migliore o dal cane all'umano "più capace". E un’onta invece nel caso ci si trovi ad essere quello meno apprezzato.

C’era una versione ancor più crudele nella quale il bambino doveva scegliere chi avrebbe salvato qualora uno dei due genitori fosse destinato a morte certa. Sicuri di non dover nemmeno commentare quest’ultima versione, proviamo a vedere quali possono essere gli elementi di una relazione affettiva tra le persone e il cane con il quale vivono.

Gli elementi della buona relazione: la fiducia

È inevitabile che un cane si cerchi un referente sociale con il quale stringere un profondo rapporto affettivo: è nella sua natura, proprio come nella nostra. Ma quali sono gli elementi da prendere in considerazione quando si osserva una buona relazione tra due individui? Ve ne sono molti in realtà, qui ne considereremo alcuni tra i più evidenti. Quando questi sono presenti e sono solidi allora ecco che il cane sceglierà il più possibile di stare con quell’individuo della famiglia che meglio li incarna.

Il primo e, forse, il più importante è la fiducia. Fidarsi senza riserve dell’altro è qualcosa di fondamentale all’interno di una relazione ed è un processo, ossia la fiducia si costruisce giorno per giorno nella convivenza. Fidarsi dell’altro significa anche conoscerlo, sapere quale sono le sue opinioni sulle cose importanti della vita, anche quando magari non si condividono pienamente. Quindi una delle prime cose è chiederci se il nostro cane si fida di noi, ma anche – dato che la relazione è biunivoca – se noi ci fidiamo di lui. Da questo ne consegue che una buona relazione si basa anche sul tempo condiviso, non per forza nel fare qualcosa: qui si intende il tempo passato insieme, anche ad annoiarsi, alle volte.

Comprendersi

Un altro elemento importante è la capacità degli individui coinvolti nella relazione di comprendersi l’un l’altro. Man mano che la relazione si approfondisce si osserva che i segnali di comunicazione tra i due individui tendono a diminuire perché il livello di comprensione reciproca aumenta, basta solo un lieve scambio di sguardi per intendersi, non servono più tante parole. Ecco che un minimo movimento, un accenno, divengono chiari messaggi a tal punto che osservando questi due individui, alle volte, si arriva a pensare che vi sia una comunicazione telepatica, ma non è così: c’è intesa. Il cane ti capisce e tu capisci lui. Questa condizione è molto apprezzata dai cani e quindi cercheranno di stare con le persone che meglio aderiscono a questa.

Il principio edonico

Sopra questi elementi, vi è una condizione che li contiene tutti, e che da tutti è generata, ossia: il piacere di stare assieme. Oltre alla soddisfazioni dei bisogni primari, il cane preferirà stare accanto ad una persona più che ad un’altra a seconda della situazione, della contingenza, e dall’affinità caratteriale, cosa assai difficile da descrivere. Il fatto è che all’interno di un nucleo famigliare ognuno ha il suo carattere, le sue aspettative, un certo numero di cose che ama fare e situazioni nelle quali predilige mettersi. Il cane non è escluso da questo, quindi a seconda della situazione preferirà affiancare l’uno o l’altro membro della famiglia, ma questo non ha nulla a che fare con il legame affettivo.

Per esempio un cane sarà tutt’occhi per la persona che solitamente gli dà da mangiare all’ora del pasto, osserverà con attenzione quell’altra quando si avvicina l’ora della passeggiata e così via. Certamente avrà più attenzioni per colui o colei che passa maggior tempo con lui, che si prende cura di lui più di frequente, anche se l’intensità del legame affettivo con il gruppo famigliare sarà equivalente.

Affinità elettive

Dobbiamo considerare però che vi sono anche altri fattori: delle affinità particolari tra individui, degli attrattori, per così dire, che non trovano spiegazione analizzando i fatti. Alla fin fine si parla qui della dimensione affettiva, una di quelle cose che resterà forse per sempre un mistero, la cui comprensione si limiterà alla superficie. Sapere perché si ama una persona piuttosto che un’altra non è cosa alla quale nemmeno la scienza – forse – potrà mai rispondere, e onestamente ci viene da pensare che forse sia meglio così.