Come da tradizione una volta messo da parte San Valentino e la festa degli innamorati, il 15 febbraio tocca a tutti i single festeggiare nel nome del patrono di Brescia San Faustino, diventato per puro caso protettore di chi un partner non ce l'ha. Che siate scapoli per scelta o per contingenza, sappiate però che non siete di certo gli unici tra gli animali a dover affrontare la solitudine in un oceano di coppie di innamorati.

Il regno animale è pieno di single che possono tranquillamente fare a meno di un partner per riprodursi: c'è chi fa tutto da solo, chi può scegliere di farlo senza un maschio, come le femmine che si riproducono per partenogenesi, chi crea copie di se stesso e ci sono persino interi gruppi animali che praticamente non fanno sesso da milioni di anni e mai lo faranno per tutta la durata della loro esistenza. Perciò mettetevi comodi e viaggiamo nel meraviglioso mondo degli animali perennemente (o quasi) single.

Chi fa da sé fa per… due: gli ermafroditi

Molti vermi, tra cui diverse specie di nematodi, sono sia maschi che femmine e si autofecondano da soli
in foto: Molti vermi, tra cui diverse specie di nematodi, sono sia maschi che femmine e si autofecondano da soli

Nella maggior parte dei vertebrati come noi esistono due sessi separati, il maschio e la femmina. In molte specie di invertebrati, invece, gli organi sia maschili che femminili sono portati dallo stesso individuo, che è quindi allo stesso tempo sia maschio che femmina. È l'ermafroditismo, strategia riproduttiva largamente preferita per buona parte di animali come lumache, chiocciole, tunicati, lombrichi e altri invertebrati. La maggior parte di questi organismi ha comunque bisogno di un altro partner per potersi riprodurre, e considerato che entrambi sono sia maschi che femmine quasi sempre la fecondazione è perciò reciproca. Ci sono però animali che possono fare tutto completamente da soli, senza alcun aiuto da parte di altri individui: gli ermafroditi autosufficienti.

Per molti ermafroditi riuscire a trovare un partner può risultare un'impresa alquanto difficile, se non impossibile. Per cui hanno trovato una comoda soluzione a questo problema semplicemente fecondandosi da soli. Se sei contemporaneamente sia maschio che femmina perché dannarsi per cercare qualcuno con cui accoppiarti? Meglio fare da sé e risparmiare tempo ed energie facendo sesso con se stessi. Di ermafroditi autosufficienti in cui è molto comune l'autofecondazione (o autogamia) ne troviamo tanti soprattutto tra i vermi trematodi, turbellari, cestodi oppure nematodi e anellidi. Ma li troviamo anche tra i crostacei cirripedi, piccoli gamberetti che passano la loro intera esistenza attaccati alle rocce o altri animali.

Tutti questi animali troppo lenti, quasi completamente immobili oppure parassiti che la possibilità di incontrare un altro individuo della loro specie non ce l'avranno mai nella vita. Proprio come il caso più noto e famoso tra tutti, l'animale single per eccellenza: il verme solitario (Taenia solium). Questo verme cestode, com'è noto, completa il suo ciclo vitale all'interno dell'intestino dell'uomo, dove si autofeconda completamente da solo per poter poi rilasciare le uova grazie alle feci, e far così ripartire poi tutto il ciclo nei malcapitati ospiti successivi. Conveniente, no?

A chi serve il sesso?

Le planarie possono generare nuovi individui partendo da piccoli frammenti del proprio corpo
in foto: Le planarie possono generare nuovi individui partendo da piccoli frammenti del proprio corpo

Se gli ermafroditi autosufficienti non hanno comunque rinunciato ai piaceri del sesso (ed quindi un tipo di riproduzione sessuata) ci sono animali che sono riusciti ad andare ben oltre, rinunciando temporaneamente o addirittura permanentemente ad accoppiarsi. Soprattutto tra gli invertebrati, come al solito, esistono le più svariate e fantasiose strategie per riprodursi completamente da soli, senza nemmeno doversi prendere la briga di autofecondarsi.

Ci sono animali che posso per esempio generare un altro individuo da una piccolissima parte del proprio corpo staccatasi per sbaglio o volontariamente. In questo sono maestri assoluti i platelminti, conosciuti comunemente come vermi piatti. Prendiamo per esempio una planaria, vermi di pochi centimetri che vivono nel fondo sabbioso o fangoso degli stagni: se la tagli in due (o anche in tre) da ognuno dei frammenti si rigenera un individuo intero identico a quello di partenza, anche da un frammento piccolissimo. Lo fanno anche spugne, coralli e meduse, vermi policheti, tunicati ed echinodermi come le stelle marine, si chiama frammentazione o architomia.

Molte spugne possono generare copie di se stesse attaccate sul proprio corpo
in foto: Molte spugne possono generare copie di se stesse attaccate sul proprio corpo

C'è poi chi è in grado di generare figli, del tutto identici a se stessi, facendoli crescere sul suo stesso corpo. Si chiama gemmazione e in questo sono maestri soprattutto gli organismi coloniali, come le spugne e alcuni cnidari, soprattutto i coralli. In pratica a partendo da un'escrescenza o da una piccola gemma sul corpo cresce un altro individuo in miniatura, un vero e proprio clone della madre, che può restare attaccato all'organismo di partenza oppure staccarsi una volta raggiunta la giusta maturazione a seconda delle specie. Gli invertebrati non sono però gli unici animali che possono tranquillamente vivere rinunciando ad avere un partner, i single (o meglio, le single) per scelta o per necessità abbondano anche tra noi vertebrati.

Quando il maschio è inutile: la partenogenesi

Molti rotiferi si riproducono senza maschi. Ci sono persino intere specie composte solo da individui femmine
in foto: Molti rotiferi si riproducono senza maschi. Ci sono persino intere specie composte solo da individui femmine

Nel corso dell'evoluzione i maschi di molti organismi sono diventati quasi completamente inutili, e in alcuni casi sono addirittura scomparsi dalla circolazione. A che serve un maschio se sei una femmina in grado di riprodurti completamente da sola? Questo tipo di strategia riproduttiva è chiamata partenogenesi e permette la nascita e lo sviluppo di embrioni partendo solamente dal gamete femminile: la cellula uovo, senza alcun bisogno del gamete maschile, la cellula spermatica. Le mamme single per scelta nel regno animale sono tantissime, tra gli immancabili invertebrati le troviamo un po' ovunque, tra gli indistruttibili tardigradi, in molte specie di vermi e anche tra insetti e altri artropodi.

Le femmine di molte specie di afidi, insetti stecco, scorpioni e altri aracnidi quando fanno fatica a trovare un partner maschile non si disperano più di tanto, e se vogliono possono decidere di fare tranquillamente tutto da sole, mettendo al mondo a partire solamente dalle proprie uova tanti piccoli cloni di se stesse. C'è persino un intero gruppo di rotiferi, minuscoli invertebrati che vivono in acqua dolce, dove i maschi non esistono più ormai da milioni di anni.

Tutte le circa 450 specie di rotiferi bdelloidei conosciute al mondo sono solo femmine e si riproducono esclusivamente per partenogenesi. Dalle analisi fossili pare che non si vedano più in giro maschi da almeno 25 milioni di anni, è questo grossomodo il lasso di tempo trascorso dall'ultimo volta che una femmina di rotifero di questo gruppo ha fatto sesso. Un record di astinenza che difficilmente sarà battuto.

Mamme single alla riscossa

Diverse specie di lucertole, come quelle del genere Aspidoscelis, si riprodicono solo per partenogenesi
in foto: Diverse specie di lucertole, come quelle del genere Aspidoscelis, si riprodicono solo per partenogenesi

Tuttavia, negli ultimi anni alla lunga lista di animali partenogenetici si stanno via via aggiungendo sempre più vertebrati. Scegliere di riprodursi senza l'aiuto del maschio è una possibilità concreta per diverse specie di squali, come lo squalo palombo, per molti altri pesci, ma anche per anfibi e persino uccelli. Nel 2021 lo zoo di San Diego ha infatti annunciato per la priam volta la nascita di due rarissimi condor della California (Gymnogyps californianus) a partire da due uova non fecondate da alcun maschio. È però soprattutto tra i rettili che troviamo le mamme single più risolute e determinate.

La partenogenesi è stata infatti osservata in numerose specie di lucertole, gechi, serpenti e persino nel gigantesco drago di Komodo (Varanus komodoensis), il sauro più grosso al mondo. Se per la maggior parte di questi animali la solitudine riproduttiva è però una possibilità più che un obbligo, ci sono alcuni rari casi in cui, come accade per i rotiferi, non vi è alcuna alternativa. Indotyphlops braminus è un piccolo serpente cieco tropicale dall'aspetto simile a quello di lombrico e che trascorre la propria esistenza prevalentemente sottoterra, nutrendosi di formiche e termiti. Da quanto ne sappiamo questa specie è l'unico serpente al mondo per cui non esistono maschi, ci sono solo femmine, che si riproducono quindi esclusivamente per partenogenesi.

Indotyphlops braminus è un serpente cieco che si riproduce esclusivamente per partenogenesi, tutti gli individui sono perciò femmine
in foto: Indotyphlops braminus è un serpente cieco che si riproduce esclusivamente per partenogenesi, tutti gli individui sono perciò femmine

Come il serpente cieco ci sono poi diversi altri rettili di cui non si conosce l'esistenza dei maschi, tra questi ci sono almeno una quindicina di specie di lucertole appartenenti al genere Aspidoscelis. Alcune di queste piccole lucertole, diffuse negli ambienti aridi del Messico e degli Stati Uniti meridionali, sono nate attraverso l'ibridazione tra specie diverse, per cui un maschio non l'hanno mai avuto e continueranno a vivere quindi un'esistenza fatta esclusivamente di femmine single partenogenetiche.

Guardando il regno animale, quindi, i single di tutto il mondo possono tirare un sospiro di sollievo e contare almeno sulla compagnia e di tantissime altre specie scapole, alcune obbligate altre per scelta. La natura ci insegna sempre che da ogni circostanza o necessità può nascere quasi sempre un'opportunità. Certo, sarà un po' difficile che arriveremo un giorno a poterci riprodurre per gemmazione o per partenogenesi, ma mai dire mai. È forse questa una delle poche certezze della biologia.