«Margot era un cane samurai, uno di quelli che darebbe la vita per la propria famiglia. Non abbaiava mai, non era solita disturbare, era estremamente protettiva nei nostri confronti, tanto che la notte non andava a dormire se prima non si assicurava che fossimo tutti a casa, compreso il suo figlioletto Lupin. Sarebbe stata in grado di aspettare per giorni interi sul pianerottolo se qualcuno di noi non fosse rientrato negli orari che lei ormai conosceva bene». Inizia così il racconto a Kodami di Simone Perronace e Ignazio Raso, pet mate di Margot.

Per tre giorni i due hanno cercato la loro compagna di vita instancabilmente, da mattina a sera, gridando il suo nome per tutte le campagne della zona in cui abitano a Sciacca, in provincia di Agrigento.

Margot, purtroppo, è stata ritrovata morta il 21 agosto dentro un sacco di fertilizzante in una zona, non molto distante dalla sua casa che, fra l’altro, era stata perlustrata fino al giorno prima e in cui non era presente nessuna traccia di lei. Sul corpo, già in stato di putrefazione avanzata, segno che la morte è avvenuta nel giro di poche ore dopo la scomparsa, erano presenti due grossi ematomi, uno in zona inguinale e un altro in testa, aspetti che fanno pensare che la povera creatura sia stata ammazzata brutalmente a colpi di bastone o a calci. Inoltre, chi l’ha uccisa si è premurato di toglierle l’unica cosa “materiale” che ancora la legava ai suoi compagni di vita: il collare con la targhetta che riportava i loro numeri di telefono.

Simone e Ignazio, addolorati per la grave e ingiustificata perdita subita, hanno sporto denuncia contro ignoti e adesso attendono i risvolti delle indagini tempestivamente avviate dalla magistratura che, tra i tanti accertamenti che sta effettuando, ha anche disposto un sequestro.

«Abbiamo escluso sin da subito il movente intimidatorio così come quello omofobo. Non vogliamo pronunciarci più di tanto perché preferiamo lasciare questo tipo di lavoro a chi di dovere, ma noi conosciamo benissimo il perimetro di azione di Margot che da casa usciva solo in nostra compagnia o per fare i suoi bisogni tra gli ulivi del terreno di nostra proprietà che circondano l’abitazione. Inoltre Margot era un cane che non si faceva avvicinare facilmente dagli sconosciuti e i vicini di casa non sono moltissimi qui. Confidiamo nella giustizia». Queste le parole dei due giovani che sono da tanti conosciuti e amati nella comunità locale.

Una comunità intera si è mostrata vicina ai due: il passaparola della scomparsa di una Shiba Inu, in zona Fontana Calda di Sciacca, ha corso velocemente per tutta la città. Molti compaesani si sono uniti alle ricerche, sono state centinaia le condivisioni social dei post che riportavano il numero del microchip identificativo e la foto della cagnolina.

«Ad un mese di distanza dalla scomparsa di Margot, vogliamo cogliere l’occasione per ringraziare quanti ci hanno mostrato la loro vicinanza e il loro affetto anche tramite un messaggio su facebook e vogliamo precisare che ci discostiamo da quanti si sono accaniti contro la comunità saccense accusandola di mancato rispetto nei confronti degli animali. Noi abbiamo avuto modo di conoscere una Sciacca attenta e premurosa verso il nostro dolore e non vogliamo che questa comunità paghi per un reato commesso da un singolo», continuano i due.

Sono tanti i misteri che ancora avvolgono la morte di Margot e sono tanti i dubbi sul perché il suo corpo è stato ritrovato dopo tre giorni dalla sua uccisione. «Probabilmente, dopo il clamore mediatico sulle ricerche di Margot, il criminale che l’ha uccisa ha pensato che il microchip funzionasse in qualche modo come un GPS e che, quindi, fosse in grado di localizzare il corpo presso la sua abitazione, così lo ha spostato nel luogo in cui poi lo abbiamo ritrovato in seguito ad una segnalazione», spiegano Simone e Ignazio che, in queste settimane, di ipotesi simili a questa ne hanno pensate davvero molte.

Rabbia, tormento, delusione e voglia di giustizia sono gli elementi che continuano a tenere lucidi non solo i due pet mate che, ancora oggi, non riescono a credere che la loro compagna non occupi più il suo posto sul divano, ma anche tutti quelli che hanno avuto modo di conoscere la storia di Margot.

L'intero paese chiede a gran voce che il criminale venga riconosciuto e punito affinchè nessun altro essere vivente, sia esso animale o essere umano, subisca l’inaudita e inspiegabile violenza sofferta dalla Shiba Inu che in tanti ricorderanno con amorevole compassione.