La morte di un compagno animale può essere del tutto comparabile alla morte di una persona cara, come un amico e un parente. Sono molti, infatti, gli studi a sostegno del fatto che tale evento è da considerarsi un vero e proprio lutto che causa un dolore analogo a quello sperimentato quando muore un essere umano che abbiamo amato. In realtà, in alcuni casi la relazione con il nostro compagno di vita può anche essere più emotivamente coinvolgente di quelle che intratteniamo con esseri umani e, proprio per questo motivo, la morte del nostro amico a quattro zampe potrebbe portare con sé davvero tanta sofferenza.

Non sottovalutare l’impatto psicologico

Prima di tutto, per quanto difficile possa essere, bisognerebbe cercare di elaborare tale dolore, piuttosto che tentare di eluderlo. Rimandare l’inevitabile potrebbe, in alcuni casi, causare più danni che altro, proprio perché si mette in background qualcosa di importante e carico di emotività. Il rischio è quello di non riuscire più a svolgere le nostre attività come di consuetudine, proprio perché siamo sovraccarichi e anche un po’ instabili. Dovremmo, invece, comprendere che la sofferenza che stiamo provando è del tutto legittima. Non diamo ascolto a chi ci dice: «Era solo un cane» perché, magari, per chi non ha una mai condiviso la vita con un animale o non ha una tendenza verso di loro può risultare non comprensibile un tale dolore, ma per tanti invece un animale domestico è semplicemente il compagno di una vita. Spesso il rapporto tra umani e pet mate viene banalizzato, addirittura ridicolizzato, mentre invece a livello psicologico la morte del proprio cane o gatto è un evento che con varia intensità può esseremolto sconvolgente. Basti pensare ai numerosi studi che correlano il tempo trascorso in compagnia di animali e benessere mentale per capire quanto i nostri amici a quattro zampe sono importanti nelle nostre vite. Alcune ricerche affermano che il dolore relativo alla morte di un animale domestico generalmente perdura per mesi e, in alcuni casi, si protrae anche per anni. È quindi fondamentale concedersi la libertà di vivere il proprio dolore in maniera autentica.

Organizzare un rito funebre

In questo senso, anche se può sembrare un po’ atipico, forse perfino teatrale, un rito funebre, se desiderato, potrebbe aiutarci ad affrontare questo momento delicato. In fondo è come se morisse una persona del nostro nucleo familiare, considerato che si condivideva la propria vita quotidiana con quel cane o gatto da quando ci si svegliava a quando si andava a letto. Non è necessario che sia presente il corpo dell’animale, può anche semplicemente essere un modo per ritagliarsi del tempo per pensare ai bei momenti trascorsi insieme, a come quel cane o gatto abbia reso la nostra vita migliore, alla relazione che avevamo con lui. Si potrebbe, ad esempio, posizionare qualche foto dell’animale per la casa, in modo da averlo simbolicamente vicino. Ovviamente è qualcosa da fare solo nel caso in cui se ne avvertisse la necessità, anche in base al proprio credo religioso e alla propria concezione della morte. Teniamo presente che ogni forzatura, invece che aiutarci, scaturirebbe esattamente l’effetto opposto.

Elaborare l’eventuale senso di colpa

Successivamente alla morte del nostro amico, a volte, potremmo essere assaliti dai sensi di colpa. Potremmo iniziare a pensare che avremmo dovuto passare più tempo con lui, portarlo più spesso in giro fino ad arrivare ad assumerci la responsabilità per la sua scomparsa. Se il cane o il gatto è deceduto a causa di una malattia, di un incidente che non avremmo potuto evitare o semplicemente perché molto avanti con gli anni non c’è nulla da recriminarsi: bisogna serenamente dire a noi stessi che non si sarebbe potuto fare altro rispetto a quello che si è fatto. Non ci si sta riferendo a quei casi di negligenza in cui all’animale non vengono assicurate le cure mediche di cui ha bisogno o addirittura alla soddisfazione dei bisogni primari. Ma, se invece si è fatto il possibile per il proprio compagno a quattro zampe, occorrerebbe smettere di incolparsi e accettare la sua morte, per quanto difficile possa essere. A volte questo aspetto del lutto si rivela particolarmente complicato perché l’animale, a differenza dell’essere umano adulto, dipende totalmente da noi e siamo noi ad assumerci la responsabilità delle scelte connesse alla sua salute. Senza togliere il profilo della comunicazione verbale che incide tanto nella fase della malattia e della sofferenza: l'assenza, ovvia, di un linguaggio comune rende difficile la mancanza di una comprensione ma chiunque abbia una relazione sana e durevole nel tempo con il proprio compagno animale saprà senz'altro cosa il suo amico ha vissuto e provato nelle ultime fasi della sua vita. Ricordiamoci questo: un rapporto con un cane e un gatto è un percorso costruito insieme in cui l'altro è parte di un binomio indissolubile in cui la comunicazione passa attraverso tanti segnali che abbiamo imparato a conoscere e portarli alla mente nel momento della separazione è un aspetto importante quando ci si ritrova da soli a analizzare cosa si è fatto negli ultimi momenti e non crollare nel senso di colpa.

Adottare subito un altro animale?

Spesso ci si pone questa domanda, un po’ per colmare il vuoto lasciato dall’animale defunto, un po’ perché sembra diventata quasi una convenzione farlo. Come già detto, in questi casi non ci sono regole prescrittive da seguire, quello che bisognerebbe fare è cercare di capire cosa si vuole realmente. Lo si può anche fare se lo si desidera, ma deve essere ben chiaro che si potrebbe star provando ad eludere il dolore connesso al lutto, come se prendessimo una sorta di scorciatoia. In questi casi, però, la via apparentemente più breve potrebbero rivelarsi anche la più ripida! Inutile dire che il “nuovo” animale non può semplicemente essere il sostituto di quello defunto e, qualora fosse simile a lui in quanto ad aspetto, è certo che non lo sia a livello caratteriale. Proprio come ogni essere umano, ogni animale è unico e non ci si può aspettare che soddisfi le nostre aspettative e i nostri ideali. Sarebbe deludente, quindi, oltre che poco giusto, tentare di replicare la relazione che si aveva con il precedente compagno di vita. Tale comportamento potrebbe essere un modo per negare la sua morte, magari prendendo un cane simile a quello appena defunto al quale attribuire lo stesso nome. Detto così, può suonare assurdo, e nessuno di noi si sognerebbe di farlo, ma assorbiti dalla sofferenza del momento potrebbe succedere con più probabilità di quello che pensiamo. È per questo che è importante concedersi il tempo di elaborare il lutto, affinché si possa metabolizzare il dolore relativo alla perdita e soltanto successivamente ritrovare il proprio equilibrio interiore.

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