Il 25 aprile si celebra la Giornata mondiale dei pinguini, il World Penguin Day, una festività interamente dedicata agli uccelli più buffi e simpatici del Pianeta. La data di oggi non è stata scelta a caso: è infatti proprio in questo periodo che i pinguini di Adelia, la specie più diffusa lungo le coste atlantiche, si mettono in viaggio per la loro annuale migrazione verso Nord.

Ma in un mondo sempre più caldo a causa delle attività umane e continuamente stravolto da sconvolgimenti ambientali, come se la stanno passando gli uccelli nuotatori per eccellenza?

A seconda delle classificazioni usate come riferimento, le specie di pinguini variano da 17 a 20, tutte radunate nella famiglia Spheniscidae. I pinguini vivono quasi esclusivamente nell'emisfero australe, ma non si trovano solo in aree con climi estremamente rigidi, come l'Antartide. In realtà, solo poche specie vivono così a sud mentre molte altre si trovano in zone più miti e addirittura una, il pinguino delle Galápagos, vive a Nord all'equatore.

Purtroppo però, quasi tutte le 18 specie riconosciute e valutate dalla IUCN si trova oggi in declino o addirittura rischia seriamente l’estinzione. Ben dieci di queste specie sono infatti inserite in una delle categorie di minaccia della Lista Rossa, cinque come Vulnerabili e cinque In pericolo.

Il pinguino degli antipodi (Megadyptes antipodes) si riproduce esclusivamente in Nuova Zelanda
in foto: Il pinguino degli antipodi (Megadyptes antipodes) si riproduce esclusivamente in Nuova Zelanda

I pinguini che rischiano più di tutti sono l'eudipte di Moseley (Eudyptes moseleyi), che si riproduce su poche isole nel sud dell’Atlantico e nell’Oceano Indiano, il pinguino crestato maggiore (Eudyptes sclateri) e il pinguino degli antipodi (Megadyptes antipodes), endemici della Nuova Zelanda, e poi il pinguino africano (Spheniscus demersus) e quello delle Galápagos (Spheniscus mendiculus).

Alcune di queste specie hanno purtroppo viste ridotte le loro popolazioni, negli ultimi 50 anni, addirittura del 90%. Tra le principali minacce troviamo soprattutto la riduzione delle prede, dovute alla pesca eccessiva e al surriscaldamento dei mari, l’introduzione di predatori alloctoni sulle isole dove si riproducono e, più in generale, il disturbo causato dalle attività umane.

Il pinguino africano (Spheniscus demersus) vive lungo le coste sud–occidentali dell’Africa meridionale
in foto: Il pinguino africano (Spheniscus demersus) vive lungo le coste sud–occidentali dell’Africa meridionale

Discorso a parte merita il pinguino delle Galápagos, la cui popolazione è minacciata soprattutto dal fenomeno climatico noto come El Niño. El Niño è un evento climatico ciclico che si verifica nell'Oceano Pacifico centrale tra dicembre e gennaio, più o meno ogni cinque anni. Consiste in un anomalo riscaldamento delle acque oceaniche che altera pesantemente le correnti e la produttività del mare. La mancanza di cibo porta quindi a uno scarso successo riproduttivo e a un tasso di mortalità nelle femmine elevatissimo, che si traduce perciò in drammatici e improvvisi  cali della popolazione.

Oggi si contano solamente 1200-1800 pinguini rimasti alle Galápagos, e considerando che i cambiamenti climatici potrebbero rendere sempre più frequente El Niño, si tratta perciò della specie a maggiore rischio estinzione, oltre che quella più localizzata, anche perché è quella più localizzata.

Con 1200–1800 individui rimasti il pinguino delle delle Galápagos (Spheniscus mendiculus) è la specie a maggior rischio estinzione
in foto: Con 1200–1800 individui rimasti il pinguino delle delle Galápagos (Spheniscus mendiculus) è la specie a maggior rischio estinzione

I simpatici pinguini, quindi, non se la passano affatto bene ed è per questo che giornate come questa sono molto importanti: per attirare sempre più attenzione sul loro status di conservazione. Tuttavia, i pinguini sono studiati e monitorati da molti esperti e organizzazioni da tempo, per cui sappiamo esattamente cosa fare per arrestare il declino e scongiurarne l'estinzione.

Sono due i punti essenziali su cui bisogna agire. I siti riproduttivi, quasi sempre piccole isole, e la gestione della pesca. Migliorando l’habitat riproduttivo eliminando le specie invasive o proteggendo le colonie, e gestendo la pesca in maniera più sostenibile garantendo aree protette per permettere ai pinguini di nutrirsi, possiamo ancora salvare questi iconici uccelli nuotatori.

L’eudipte di Moseley (Eudyptes moseleyi), che si riproduce su poche isole nel sud dell’Atlantico e nell’Oceano Indiano, è tra le specie a maggiore rischio estinzione
in foto: L’eudipte di Moseley (Eudyptes moseleyi), che si riproduce su poche isole nel sud dell’Atlantico e nell’Oceano Indiano, è tra le specie a maggiore rischio estinzione

Dipende esclusivamente da noi, dalle nostre scelte e ci sono diversi modi per raggiungere questo obiettivo. Tra questi c'è sicuramente scegliere in maniera consapevole i prodotti ittici che mangiamo, assicurandoci che vengano pescati con metodi sostenibili certificati. Quasi sempre ciò che scegliamo di mettere nel nostro piatto può avere un impatto negativo o positivo, anche dall'altra parte del mondo. Sta solo a noi consumatori decidere da che parte stare.