12 Agosto 2023
10:12

Oggi è la Giornata mondiale dell’elefante: come proteggerlo in Africa e Asia

Oggi, 12 agosto 2023, è la Giornata mondiale dell'elefante, istituita in Thailandia poco più di 10 anni fa allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sullo stato di conservazione di questi animali.

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elefante

Oggi, 12 agosto 2023, è la Giornata mondiale dell'elefante, istituita in Thailandia poco più di 10 anni fa allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sullo stato di conservazione di questi animali, la cui sopravvivenza è sempre più compromessa.

Per questo, organizzazioni politiche e internazionali stanno lavorando per diffondere consapevolezza soprattutto nei confronti delle popolazioni più vulnerabili. È il caso del Wwf che ha lanciato l'Alleanza per gli elefanti asiatici (Asian Elephant Alliance, AEA) per garantire un futuro a questa specie in cui la perdita e la frammentazione degli habitat siano finalmente ridotte e dove persone ed elefanti possano vivere fianco a fianco in modo sostenibile.

«L'Asian Elephant Alliance proprio nasce nello spirito della Giornata mondiale dell'elefante, che è quello dell'azione collettiva – ha dichiarato Natalie Phaholyothin, Ceo del WWF Thailandia Dobbiamo riconoscere che le sfide per la conservazione degli elefanti nella nostra regione non possono essere risolte lavorando autonomamente».

«Solo con uno sforzo collettivo che possa mettere insieme governi, settore privato, società civile e cittadini si potranno sostenere le azioni di conservazione necessarie per salvare gli elefanti», spiegano ancora dal Wwf.

A livello internazionale, la politica si sta già muovendo per intervenire sulle minacce alla conservazione di questi animali che vengono dall'Occidente. L'eurodeputata Anna Cinzia  Bonfrisco, del gruppo Parlamentare ID e dell'Intergruppo Parlamentare Animal Welfare, recentemente ha rinnovato l'invito all'Unione Europea per un impegno più robusto contro il bracconaggio, con enfasi sui trofei  di caccia.

Come emerso durante l'inchiesta sotto copertura condotta da Kodami all'interno della più grande fiera della caccia d'Europa, che si tiene ogni anno nella città tedesca di Dortmund, esistono numerose agenzie che a seconda di quanto si desidera spendere offrono pacchetti che comprendono l'uccisione dell'animale e la possibilità di riportare in patria parti di esso o tutto il corpo, allo scopo di esporlo.

In questo sistema il ruolo dei cittadini dell’Unione Europea è fondamentale: si tratta del secondo più importante importatore di trofei dopo gli Stati Uniti, come segnala Bonfrisco: «La nostra lotta per la tutela degli animali e della biodiversità passa anche attraverso il contrasto  al bracconaggio, una piaga che colpisce in particolare animali come l'elefante, simbolo della  fauna globale” – afferma Bonfrisco, mostrando apprezzamento per la proposta della Commissione  Europea del 20 luglio 2023. Quest'ultima chiede agli Stati membri di rafforzare le misure di tutela  delle specie arboree previste dalla Cites».

La Cites, Convenzione sul commercio internazionale delle specie selvatiche di flora e fauna a rischio di estinzione nasce nel 1963, con lo scopo di garantire che il commercio internazionale di esemplari di piante e animali selvatici non ne causi l’estinzione.

«Questa Convenzione – continua Bonfrisco – rappresenta un baluardo fondamentale per la salvaguardia del nostro Pianeta e del suo equilibrio ecologico. Non possiamo permetterci di sottovalutare le implicazioni  che la perdita di una singola specie può avere sull'intero ecosiste». Il problema però persiste perché quella dei trofei di caccia, è una pratica legalmente regolamentate, ma dal  forte impatto sulla biodiversità. «Se l'Unione Europea non può proibire la caccia di specie protette,  ha però la facoltà di vietare l'importazione dei trofei di caccia sul suo territorio», propone  l’eurodeputata.

L'obiettivo è chiaro: scoraggiare la caccia di trofei riducendo l'attrattiva di esporre tali conquiste crudeli, soprattutto per quelle specie protette o in pericolo di estinzione. Bonfrisco insiste sulla necessità  di un costante aggiornamento dell'elenco delle specie in via di estinzione per monitorare e  proteggere efficacemente la biodiversità.

E di questo elenco non può che fare parte l'elefante africano, uno dei più ricercati dai cacciatori di trofei. Ma sempre più a rischio a causa dei condizionamenti ambientali antropici, è anche il cugino asiatico.

L'elefante asiatico

Gli elefanti asiatici sono minacciati a livello globale, ma sono particolarmente minacciati nel Sud-est asiatico e in Cina, con una popolazione ridotta a solo 8.000-11.000 individui distribuiti in otto Paesi dell'areale: Cambogia, Cina meridionale, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Thailandia e Vietnam. La perdita e la frammentazione dell'habitat, il conflitto con la specie umana, il bracconaggio e l'isolamento delle piccole popolazioni hanno provocato un forte declino in tutta la regione.

«Gli elefanti asiatici sono fisicamente grandi e occupano uno spazio enorme anche nell'immaginario culturale e nell'identità della Regione – ha dichiarato Lan Mercado, direttore regionale del Wf Asia -Pacifico-. Dobbiamo lavorare per invertire il trend negativo, gestendo allo stesso tempo il conflitto derivante l dalle interazioni con le persone, per permettere alle comunità locali che hanno vissuto al loro fianco di mitigare i conflitti e non soffrire in modo sproporzionato. Abbiamo bisogno di alleati degli elefanti».

Per arrestare questo allarmante declino della popolazione in queste regioni e creare una coesistenza sostenibile con l'uomo, il Wwf intende collaborare con i principali attori che possono influenzare positivamente il futuro dei pachidermi nel Sud-est asiatico e in Cina.

L'obiettivo dell'iniziativa regionale è quello di collaborare per replicare modelli di conservazione di successo che vadano a beneficio sia degli elefanti che delle persone. Un esempio è l'approccio dei "paesaggi viventi" sperimentato nel Sabah, in Malesia, dove un'azienda agricola privata collabora con il Wwf e il governo locale per garantire la connettività degli habitat e la presenza di abbondanti fonti di cibo per gli elefanti del Borneo. Questo progetto ha come diretta conseguenza una minore perdita di raccolti per le comunità locali e per l'azienda, e un miglioramento degli habitat per gli elefanti e gli altri animali selvatici.

Il WWF lavora da molti anni alla conservazione degli elefanti nel sud-est asiatico e in Cina, in particolare attraverso il programma Asian Rhino and Elephant Action Strategy (AREAS), attivo dal 2000 al 2015.

Giornalista per formazione e attivista per indole. Lavoro da sempre nella comunicazione digitale con incursioni nel mondo della carta stampata, dove mi sono occupata regolarmente di salute ambientale e innovazione. Leggo molto, possibilmente all’aria aperta, e appena posso mi cimento in percorsi di trekking nella natura. Nella filosofia di Kodami ho ritrovato i miei valori e un approccio consapevole ma agile ai problemi del mondo.
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