Il 19 marzo si celebra la Festa del papà, una giornata totalmente dedicata alla figura maschile della famiglia e alla paternità. Ma come mai è stato scelto proprio questo giorno? La data in realtà non è univoca e varia da paese a paese, ma l'origine è probabilmente da ricondurre a San Giuseppe, eletto dalla Chiesa nel 1871 come Protettore dei Padri, che si celebra proprio in questo giorno. Per onorare i papà di tutte le specie che popolano il Pianeta allacciate le cinture e preparatevi a fare un breve viaggio alla scoperta dei padri più premurosi, protettivi, strani e eccentrici del regno animale.

I papà nel mondo animale

Il mondo animale è sempre pieno di sorprese e talmente vario che qualsiasi definizione risulta inadatta in questo sfaccettato quanto meraviglioso universo. Anche nelle cure parentali infatti, ossia nel prendersi cura dei piccoli, c'è una grande variabilità: generalmente è la mamma a farlo e il motivo è abbastanza semplice da capire. Come dice un detto Mater semper certa est, patern nunquam, ossia la mamma è sicura dato che è lei a partorire e il padre invece un po' meno, motivo per cui spesso al papà non conviene molto prendersi cura dei piccoli. Se infatti dovesse poi scoprire che non sono suoi, oltre a fare la figura dello scemo, si renderebbe conto di aver perso tantissimo tempo e risorse che avrebbe potuto invece investire nell'accoppiarsi con altre femmine o a cibarsi, oltre all'essersi esposto a infezioni e ai predatori, ragion per cui spesso il papà evita del tutto di assumersi questo rischio.

Proprio per questo motivo nel mondo animale è più facile trovare maschi che si cimentano nelle cure parentali quando le coppie sono monogame: eh sì, perché se siamo una coppia stabile, e almeno teoricamente non frequentiamo nessun altro, il maschio ha maggior certezza che il figlio sia suo e quindi accudirlo può davvero valerne la pena. È infatti quello che succede in molti uccelli: la maggior parte sono monogami e le cure sono generalmente biparentali, ossia fatte da entrambi i genitori, ma talvolta anche a carico esclusivo del maschio. Nei mammiferi invece, che più raramente sono monogami, le cure maschili sono molto meno frequenti, anche perché la mamma è vincolata all'allattamento, ma non sono del tutto assenti. Uno studio ha suggerito che uno dei motivi per cui si è evoluta la collaborazione maschile nelle cure parentali dei mammiferi è probabilmente dovuta al tasso di fecondità femminile. Se il maschio infatti collabora nella cura della prole, le femmine si riproducono di più, in quanto si riduce il tempo di allattamento, e danno alla luce più cuccioli per parto.

Cosa dire invece di pesci e anfibi? In queste classi le cure parentali sono spesso assenti e i genitori lasciano che i figli se la cavino da soli, ma con le dovute eccezioni. In questi animali infatti la fecondazione è generalmente esterna e spesso può essere il maschio a accudire i piccoli per diversi motivi: da una parte non gli viene lasciata troppa scelta, la femmina infatti rilascia le uova e subito dopo scappa via mentre il papà, ancora intento a fecondarle, rimane incastrato; inoltre il maschio è anche abbastanza certo della sua paternità, in fondo ha visto la mamma rilasciare le uova non fecondate proprio davanti a lui; per ultimo, frequentemente le uova vengono rilasciate nel territorio del maschio, che quindi è più portato a difenderle e accudirle. Vediamo ora qualche esempio di super-papà.

I papà da Guinness World Record

Pinguino imperatore (Aptenodytes forsteri)
in foto: Pinguino imperatore (Aptenodytes forsteri)

Per conoscere uno dei papà più attenti e premurosi del mondo animale dobbiamo arrivare fino in Antartide dove vive il pinguino imperatore (Aptenodytes forsteri). La femmina di questa specie depone un solo uovo l'anno e farlo è davvero una faticaccia, motivo per cui deve farsi aiutare dal maschio per potersi rimettere in forze. Subito dopo averlo deposto infatti, se lo posiziona sulle zampe e lo porta al papà facendo attenzione a non farlo cadere o a farlo entrare in contatto con il terreno congelato che lo farebbe frantumare. Una volta raggiunto il compagno glielo cede e, esausta, va in mare a nutrirsi dove vi rimarrà per circa due mesi. Il maschio intanto se ne prenderà cura covandolo e tenendolo al caldo sotto la piega della pelle per ben 63 giorni circa. Niente male, no?

Uno degli esempi più strabilianti è però rappresentato dal cavalluccio marino dove è il padre addirittura a prendersi il carico della gestazione. Dopo il lungo corteggiamento che vede entrambi i partner coinvolti in un'affascinante danza, la femmina rilascia le uova nella sacca ventrale del maschio, una sorta di marsupio, dove matureranno conferendo al papà anche un aspetto da vero maschio "incinto". Durante la gestazione sembra anche che la compagna vada a trovare il maschio per "i saluti del mattino" e , dopo un periodo di tempo variabile rispetto alla specie, le uova si schiudono nella sacca e i piccoli verranno catapultati nell'ambiente esterno grazie a delle contrazioni muscolari. Il numero dei piccoli, definiti avannotti, può arrivare anche a 2.500 e a questo punto devono affrontare il futuro da soli. Il maschio di cavalluccio marino non è l'unico però, infatti anche i maschi di pesce ago (Syngnathinae), della stessa famiglia dei cavallucci marini, portano avanti la gravidanza custodendo le uova in una sacca.

I papà disposti davvero a tutto

Grandule di Namaqua (Pterocles namaqua)
in foto: Grandule di Namaqua (Pterocles namaqua)

I pesci non sono conosciuti per essere genitori molto protettivi e a ragion veduta: la maggior parte di questi infatti si mostra piuttosto disinteressata alla cura della prole. Ma non è vero per tutti. Nella specie Sarotherodon melanotheron, il maschio non solo si prende cura delle uova ma lo fa anche in una maniera molto particolare: le incuba nella propria bocca proteggendole e conservandole fino a che non sono pronte a schiudersi e affrontare l'ambiente esterno. Questa incredibile modalità di cura della prole non è esclusiva di questa specie ma frequente nella famiglia dei ciclidi, di cui Sarotherodon fa parte, al punto tale da essere definiti incubatori orali di uova, dove in genere però a farlo sono le femmine. Incredibile, vero?

Tra gli uccelli troviamo invece il svassorallo americano (Heliornis fulica) in cui entrambi i genitori prendono parte alla cova delle uova alternandosi a orari diversi. La madre generalmente le cova la notte e la maggior parte della giornata, tranne che nelle ore centrali dove è il padre a prendere il suo posto. Dopo la cova sembra essere il maschio a prendersi principalmente cura dei piccoli: li fa alloggiare in delle tasche ovali simili a piccoli marsupi, situate sotto le ali, nutrendoli e proteggendoli finché non saranno del tutto indipendenti.

Un altro papà che farebbe di tutto per i propri figli è il grandule di Namaqua (Pterocles namaqua), un uccello che vive nelle zone aride dell'Africa sud-occidentale. Anche in questo caso entrambi i genitori prendono parte alla cova delle uova, il maschio di notte e la femmina di giorno. Fin qui infatti niente di troppo strano, la cosa interessante accade però quando le uova si schiudono e il papà riserva delle accortezze particolari ai suoi figlioletti. Dato il caldo asfissiante non vuole far rimanere i piccoli a bocca asciutta e quindi si prodiga per loro: grazie alle accentuati capacità assorbenti delle piume si immerge nelle pozzanghere per impregnarsi d'acqua e andare poi dai piccoli per dissetarli.

In ultimo tra i papà disposti davvero a tutto, ma proprio tutto, non è possibile non annoverare la rana di Darwin (Rhinoderma darwinii), scoperta per la prima volta dal padre dell'evoluzione Charles Darwin, da cui deriva il nome. Il maschio di questa specie per proteggere i piccoli ha ideato la più assurda delle strategie: ingoia le uova e le conserva all'interno delle sacche vocali. Quando si schiudono, i girini continuano a rimanervi all'interno finché non diventano piccole rane e fuoriescono saltando fuori dalla bocca del papà, come niente fosse.

I papà instancabili

Rospo ostetrico o alite ostetrico rospo ostetrico (Alytes obstetricans)
in foto: Rospo ostetrico o alite ostetrico rospo ostetrico (Alytes obstetricans)

Anche tra i mammiferi i papà non sono da meno e a dimostrarlo è una piccola scimmia colombiana chiamata tamarino edipo (Saguinus oedipus). In questa specie il piccolo, o i piccoli dato che spesso vengono partoriti dei gemelli, vengono accuditi soprattutto dal papà che li trasporta sulla schiena senza mai lamentarsi e riportandoli alla mamma per le poppate. Investe così tanto nell'accudire i propri figli che può arrivare addirittura a perdere l'11,3% del proprio peso corporeo, ma nonostante ciò non si scoraggia, meritando così davvero il titolo di papà instancabile.

A concorrere per questo titolo c'è anche un anfibio, il rospo ostetrico (Alytes obstetricans), da cui già dal nome è possibile intuire qualcosa. In questa specie, come in tutte quelle del genere Alytes, è il maschio a prendersi cura delle uova finché non si schiudono. Quando la mamma rilascia le uova che costituiscono un filamento gelatinoso, il maschio le feconda esternamente avvolgendosele poi intorno alle zampe posteriori e da quel momento le porta con sé proteggendole dalle minacce del mondo esterno. È un papà davvero molto attento e premuroso: se le uova, che possono arrivare fino a un massimo di circa 150, si stanno per seccare subito si tuffa in acqua per inumidirle e può addirittura secernere una sostanza per proteggerlr dalle infezioni. Che papà fantastici quelli del regno animale!

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