Dmitry Kokh è un fotografo naturalista russo con una grande passione per la vita marina, inclusi gli orsi polari, considerati a tutti gli effetti veri e propri mammiferi acquatici. Dopo ben due anni di preparazione, nel 2021 è partito proprio per fotografare gli orsi in direzione dell'isola di Wrangler, oggi una riserva naturale UNESCO e area di fondamentale importanza per la riproduzione del più grande carnivoro terrestre esistente oggi sul Pianeta.

Lungo la strada il maltempo lo ha costretto però a rifugiarsi sulla piccola isola di Koljučin, nell'estremo oriente russo, dove si è imbattuto per puro caso in un gruppo di orsi polari che ha letteralmente occupato un'ex stazione meteorologica sovietica ormai abbandonata. Ha realizzato così un reportage fotografico mai visto prima e che ha fatto il giro del mondo.

A bordo di un piccolo yacht, Kokh stava percorrendo la costa circondario autonomo della Čukotka, fermandosi tra le varie baie deserte per fotografare cetacei, leoni marini, foche, fauna subacquea e uccelli acquatici che vivono nel circolo polare artico. Quando il team è stato costretto a fermarsi nei pressi dell'isola di Koljučin, Kokh ha notato degli strani movimenti sulla terraferma, nei pressi di alcuni edifici e ruderi abbandonati. Sulla piccola isola c'è un piccolo villaggio oramai disabitato, dove fino al 1992 era attiva una stazione meteorologica di epoca sovietica oggi completamente abbandonata.

Sbirciando attraverso il binocolo ha notato, tra la nebbia, una ventina di orsi polari nei pressi e all'interno dell'ex stazione, alcuni di questi tranquillamente affacciati alle finestre o ai balconi, oppure seduti davanti alle porte d'ingresso: una scena surreale e di indubbio impatto visivo. Erano quasi tutti maschi mentre le femmine, assieme ai cuccioli, restavano a debita distanza, rimanendo più vicine alla costa.

Due orsi polari affacciati alla finestra dell’ex stazione meteorologica sovietica. Foto di Dmitry Kokh
in foto: Due orsi polari affacciati alla finestra dell’ex stazione meteorologica sovietica. Foto di Dmitry Kokh

Sbarcare era però troppo rischioso, così il fotografo li ha immortalati da lontano, usando sofisticati droni particolarmente silenziosi per non disturbare gli animali. Gli scatti raccontano un scenario quasi post-apocalittico, ma allo stesso tempo suggestivo e affascinante. Ci sono due orsi affacciati contemporaneamente da una finestra, un altro che sembra quasi aspettare sulla veranda di casa l'arrivo di un ospite e altri ancora che si aggirano tra i barili di carburante arrugginiti e abbandonati lì da decenni.

Sul perché quegli orsi si siano rifugiati proprio lì Anatoly Kochnev, ecologo ed esperto di mammiferi marini dell'Accademia Russa delle Scienze, ha provato a fare qualche ipotesi. C'è sicuramente una forte componente legata alla curiosità. Gli orsi polari sono animali piuttosto intelligenti e curiosi e spesso si avvicinano per esplorare villaggi, edifici e oggetti sconosciuti. Come ha spiegato Kochnev questi animali sono inoltre spesso cacciati dall'uomo e potrebbero perciò anche aver trovato negli edifici abbandonati un rifugio e un riparo sicuro.

Parallelamente potrebbero però esserci anche ragioni ambientali molto più profonde e allarmanti. L'aumento costante delle temperature e la crisi climatica stanno mettendo a dura prova questi carnivori, che con sempre meno habitat e prede a disposizione si stanno spingendo sempre più Sud e nell'entroterra per cercare da mangiare. Lo avevamo già raccontato di recente, l'anomalo scioglimento delle lastre di ghiaccio galleggianti non consente agli orsi di catturare le foche in mare, costringendoli a restare più spesso sulla terraferma e a cercare nuove fonti di cibo.

L'incontro e gli scatti surreali realizzati da Dmitry Kokh raccontano perciò una storia dai sapori contrastanti, da un lato mettono in risalto l'enorme impatto delle attività umane, il degrado e il rapporto conflittuale che ancora abbiamo con la natura. D'altro canto, però, offrono anche un interessante spunto di riflessione su come potrebbe essere la vita sulla Terra dopo l'uomo. In un modo o nell'altro la natura e gli animali si riprenderanno tutti quegli spazi che gli abbiamo avidamente sottratto, proprio come è successo a Chernobyl.

Le foto sono state gentilmente concesse da Dmitry Kokh, che è possibile seguire su Instagram e Twitter