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Etologa

Un panda gigante (Ailuropoda melanoleuca) scivola e rotola sulla neve, giù lungo un pendio, e solo a vederlo torniamo tutti un po’ bambini. Un gruppetto di quattro cigni neri (Cygnus atratus) cavalca ripetutamente le onde dell'oceano su una spiaggia della Gold Coast, in Australia, e la notizia fa subito il giro del mondo. Video di animali come questi, dai cui comportamenti non traspare alcun fine ovvio, se non quello di volersi divertire, spopolano su YouTube e ricevono milioni di visualizzazioni. Ma gli scienziati si interrogano: è proprio così? Anche gli altri animali possono permettersi, come noi, di divertirsi? Hanno, cioè, tempo e energie da spendere in un comportamento all’apparenza futile? Sono dotati dei meccanismi neurofisiologici necessari per riuscire a provare piacere?

Cosa vuol dire divertirsi?

Chiariamo innanzitutto cosa si intende per divertimento. Il modo più ovvio di divertirsi è certamente il gioco. Giocando non si impara solamente, infatti, ma si prova anche piacere, e per questo si tende a rifarlo. Si può trarre piacere, e sentirsi gratificati, rincorrendo una palla, tuffandosi da uno scoglio, ma anche mangiando il nostro cibo preferito. Vuoi mettere il piacere sensoriale che suscita far colazione con una sfogliatella riccia? O pranzare con la parmigiana di melanzane al forno, se si è più per il salato? Anche gli altri animali sono in grado di discriminare tra cibi diversi, mostrando di preferire uno all’altro senza che la preferenza sia necessariamente legata al valore nutrizionale degli alimenti (come quando noi, per dire, ci mettiamo a dieta).

Prendiamo, ad esempio, le ghiandaie della Florida (Aphelocoma coerulescens): in un esperimento volto a dimostrare la presenza della memoria episodica, quella che permette di ricordare il "cosa, dove e quando" di uno specifico evento passato, a un gruppo di ghiandaie venivano somministrati molti cibi diversi, tra cui alcuni non deperibili, come le arachidi e i biscotti per cani, e altri deperibili, come i vermi. I ricercatori nascondevano i cibi che avevano una diversa velocità di deterioramento in siti visuospazialmente distinti. Orbene, questi passeriformi, appartenenti alla famiglia dei corvidi, riuscivano a memorizzare il luogo in cui erano stati posizionati i diversi tipi di cibo e andavano a recuperare selettivamente quelli ancora freschi e commestibili, imparando in fretta a evitare quelli deperibili che, se era passato troppo tempo, erano certamente divenuti immangiabili.

Divertirsi con il cibo

Le ghiandaie della Florida  sono stati i primi animali non umani ad aver dimostrato di possedere la memoria episodica. Il fatto che interessa noi adesso, però, è un altro: quando veniva data loro la possibilità di scegliere tra le tarme della farina e le larve di tarma della cera, le ghiandaie sceglievano sempre queste ultime. La preferenza era talmente netta, che uno dei ricercatori arrivò a definirle i “tartufi di cioccolato belgi (i truffles, avete presente?) del mondo della ghiandaia”. Queste larve sembrano suscitare nella ghiandaia un maggior piacere sensoriale, rispetto ad altri alimenti. Mangiandoli, quindi, si diverte? Se lo chiedessimo a Mark Bekoff, probabilmente risponderebbe di sì: gli uccelli scelgono volontariamente e ripetutamente quel cibo, quindi è evidente che godano nel rimpinzarsi di larve di tarma della cera. Per non cadere nella trappola della valutazione antropomorfica, però, abbiamo bisogno anche di correlati neurofisiologici che supportino i segnali comportamentali esterni. Li abbiamo, e ve li racconto qui di seguito.

Il divertimento? Una questione di cervello

Il divertimento ha una sua rappresentazione nel cervello. Implica fare qualcosa di gratificante – il che porta l’individuo a ricercare ripetutamente uno stimolo che induce una ricompensa – e fornisce un senso di piacere, suscitando un’emozione positiva. Cosa succede nel cervello della ghiandaia mentre ingolla i vermi della cera? Studi sulla neurobiologia del gioco nei mammiferi e negli uccelli hanno dimostrato che il cervello viene inondato da neurotrasmettitori, come la dopamina, che sono essenziali per la ricompensa, e dagli oppiacei endogeni, che sono invece essenziali per provare piacere. Anche negli animali non umani, quindi, si ha un sistema cerebrale, alimentato da queste sostanze, che controlla la ricerca degli stimoli in grado di indurre la ricompensa e provocare piacere, in tre parole: di farli divertire.

Alcune specie giocano più di altre

Il gioco sembra più diffuso nelle specie dal cervello più grande, come i delfini e i corvidi, e in quelle a prole altriciale, cioè che impiega più tempo a svilupparsi e ha bisogno dei genitori per sopravvivere, come i cuccioli e i gattini, tra i mammiferi, e i corvi e i pappagalli, tra gli uccelli. Le modalità di gioco sono molto simili tra le due classi, e sono fatte di acrobazie, manipolazione di oggetti e gioco sociale. Nel gioco sociale, sia i mammiferi che gli uccelli emettono segnali comunicativi chiari, con cui differenziano i comportamenti di gioco dalle loro controparti "reali". Sono segnali molto importanti perché permettono ai partner del gioco sociale, che spesso è fatto di inseguimenti, zuffe e sottrazione di oggetti (come nel tira e molla), di non confonderlo con un combattimento o un corteggiamento.

Canta che ti passa

Sebbene le cause remote dell’evoluzione del canto degli uccelli siano da ricercare nell’attrazione di un compagno e nella difesa di un territorio, la causa prossima potrebbe essere l’effetto piacevole che il cantare provoca nel cervello. Sembra che, ancora una volta, la dopamina fornisca la motivazione a cantare e che gli oppiacei rendano il canto una bella esperienza.

Perché è importante sapere che anche gli animali non umani si divertono?

Sin qui abbiamo imparato una cosa: anche gli altri animali possono giocare, non solo perché il gioco è una palestra di vita, ma semplicemente perché è divertente. Avere la conferma che anche gli animali non umani si divertono, osservando le loro dinamiche di gioco e approfondendo la conoscenza delle basi neurali e fisiologiche di questo comportamento, è fondamentale perché ci aiuta a comprendere meglio la loro vita emotiva, e ci offre informazioni preziose per poterli aiutare, sì, a soddisfare i propri bisogni, ma soprattutto a essere felici!

Bibliografia

Emery NJ, Clayton NS (2015). Do birds have the capacity for fun? Curr Biol 25(1):R16-20.

Clayton N, Dickinson A (1998). Episodic-like memory during cache recovery by scrub jays. Nature 395:272–274.