A cura di Eva Fonti
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Medico Veterinario

Una nascita è sempre un lieto evento, carico di aspettative ed ansie, ma cosa accade quando in una casa ci sono animali? Quali sono le paure più grandi?

La donna in dolce attesa sta attraversando un momento delicato psicologicamente, in cui il timore di poter fare qualcosa che possa creare problemi al nascituro crea una situazione stressante soprattutto se, come spesso accade, la cattiva informazione la fa da padrone.

Una delle domande più frequenti che mi vengono rivolte dalle proprietarie future mamme è: «Mi hanno detto che devo mandare via i miei gatti?» o peggio ancora: «Mi hanno detto che non devo più accarezzare il cane perché posso prendere la toxoplasmosi!». E questi pensieri spesso sono esasperati da familiari e affini che magari già mal tolleravano la presenza del pet in casa. Quindi è doveroso fare chiarezza, anche perché allontanare un pet da una situazione familiare per una paura infondata è sbagliato anche nei confronti della futura madre che già sta attraversando un momento emotivamente delicato mentre invece dovremmo pensare ad allontanare chi lo stress lo crea.

Che cos'è la toxoplasmosi

La toxoplasmosi è una zoonosi, dunque una patologia trasmissibile all’uomo, causata da un protozoo, il Toxoplasma gondii. Il parassita può infettare moltissimi animali (dai mammiferi agli uccelli, dai rettili ai molluschi) e può trasmettersi da un animale all’altro attraverso l’alimentazione con carne infetta. Il Toxoplasma gondii non si trova solo nella carne, ma anche nelle feci di gatto e nel terreno in cui abbia defecato un gatto o un altro animale infetto. La toxoplasmosi è ad alto rischio nel caso in cui venga contratta in gravidanza: l'infezione può infatti passare al bambino attraverso la placenta, provocando in determinate circostanze malformazioni o addirittura l'aborto o la morte in utero. La toxoplasmosi rappresenta dunque un importante elemento di cui tenere conto nell'ambito della salute materno-infantile.

Gravidanza e gatto in casa, ci sono rischi?

Perché il gatto è così temuto durante il periodo di gravidanza? Perché il toxoplasma ha un ciclo vitale che nell’intestino del gatto completa la fase sessuale, con emissione attraverso le feci del gatto di oocisti infettanti. Questa particolarità ci serve per capire che tutti gli altri animali a sangue caldo, uomo compreso, possono sì infettarsi ma non possono infettare a loro volta. Motivo per cui il cane e/o la suocera non vi possono trasmettere il toxoplasma anche se si fossero infettati.

E’ bene sottolineare anche che il ciclo enterico avviene una singola volta nella vita di un gatto, ad eccezione di particolari stati di immunosoppressione. Ed è bene precisare anche che il gatto in questione si deve essere prima infettato a sua volta. Quindi: non per forza tutti i gatti sono infetti.

Gatti e toxoplasmosi: come avviene il contagio?

In primis occorre capire che il Toxoplasma gondii si trova oltre che nelle feci del gatto, anche nel terreno contaminato e nella carne infetta: parlare quindi del gatto come principale serbatoio è errato. Affinché un gatto sia portatore di toxoplasma, deve contrarlo cibandosi di carne di piccoli roditori, uccelli o altri animali selvatici infetti oppure di carne cruda precedentemente contaminata. Quindi va da sé che è molto improbabile che un gatto domestico, che non ha attività predatorie e mangia cibo commerciale, possa contrarre il toxoplasma.

Gatti e gravidanza: come evitare di contrarre la toxoplasmosi?

L’unico modo in cui un essere umano può contrarre l’infezione dal suo gatto è manipolando le feci e portarle alla bocca: cosa che una persona sana di mente evita di fare. Ad ogni modo, per evitare questa possibilità anche solo remota, è sufficiente pulire la lettiera con una paletta ed indossare i guanti oppure far pulire la lettiera nel caso in cui ci sia una donna in stato di attesa ad un altro familiare. Magari proprio quello che ci voleva far allontanare il gatto.

Spesso sorge il dubbio che il gatto salendo sui mobili o divani possa contaminare con residui di feci. Anche questo è improbabile perché il gatto è un animale molto pulito normalmente e quindi è difficile che possano rimanere dei residui fecali sul mantello. Ad ogni modo si può evitare la cosa utilizzando degli spray a base di feromoni da nebulizzare sui mobili in modo da disabituare il gatto a salirci. Ancora se si vuole essere eccessivamente cauti, si possono usare salviette igienizzanti da passare sul mantello e sulla zona perianale facendo attenzione a non creare però nella povera bestiola delle dermatiti per il loro eccessivo utilizzo.

Toxoplasmosi in gravidanza: a cosa stare attenti

Particolare attenzione invece è da porre alle altre forme di contagio, poiché negli ospiti intermedi il parassita completa il ciclo vitale annidandosi nei muscoli sotto forma di cisti. La presenza di cisti nei tessuti è veicolo di contagio, il che è particolarmente rilevante per l'essere umano nel momento in cui l'ospite è un animale commestibile tipo maiale, agnello e selvaggina. La carne va dunque sempre ben cotta: le alte temperature distruggono il protozoo.

Bisogna ancora fare attenzione alla frutta e gli ortaggi contaminati soprattutto insalata e fragole che vengono coltivate a terra: andrebbero sempre ben lavate. Anche le posate e gli utensili da cucina usati per tagliare ad esempio carne cruda e usati per mangiare senza essere prima risciacquati possono veicolare il toxoplasma e quindi bisogna fare attenzione.

Infine bisogna ricordare che anche attività come il giardinaggio possono essere fonte di contagio se non si ha l’accortezza di usare i guanti o di lavare accuratamente le mani e lo spazio sottoungueale.

Come capire se il gatto ha la toxoplasmosi

Infine parliamo dei test sierologici sul sangue del gatto che si possono effettuare presso il vostro veterinario. Servono per la ricerca degli anticorpi verso il Toxoplasma gondii. La ricerca e la presenza di IgG nel micio attesta solo che ha contratto la toxoplasmosi in passato. La ricerca di IgM e relativa positività possono attestare una infezione recente, invece, ma in questo caso va altresì detto che l’infezione porterà nel gatto dei sintomi quali depressione, anoressia, perdita di peso, febbre, dolorabilità muscolare, convulsioni, atassia, dispnea, uveite anteriore o posteriore e diarrea. Tutti sintomi che di sicuro ad un proprietario non passeranno inosservati.

Il consiglio quando effettuate questi test sierologici al gatto, è che, qualora risultino negativi, evitiate di dare carne cruda e/o farli accedere all’esterno. Oppure  basterà adottare delle normali norme igieniche e godervi lo spettacolo, sedute sul divano con il vostro gatto, di coloro che vi stressano mentre puliscono la lettiera.

Le informazioni fornite su www.kodami.it sono progettate per integrare, non sostituire, le indicazioni date dal veterinario di riferimento.