Gli animali ibridi sono il risultato dell'incrocio tra organismi appartenenti a due razze, varietà e soprattutto specie differenti. In biologia una delle definizioni maggiormente accettate per descrivere una specie riguarda infatti proprio la possibilità di incrociarsi liberamente. Una specie biologica viene solitamente descritta come un gruppo di organismi simili tra loro, in grado di riprodursi e produrre una prole fertile: i lupi si accoppiano solo con i lupi, i leoni con i leoni e via dicendo. Allora perché esistono gli ibridi? E come nascono?

Perché esistono gli ibridi

Il mondo naturale, soprattutto quello biologico, è qualcosa di estremamente complesso, dinamico e sfumato, poco incline ai rigidi inscatolamenti che noi umani piace tanto fare. L'esistenza degli ibridi mette infatti pesantemente in crisi il concetto stesso di specie, e naturalisti e biologi finiscono spesso per litigare sull'argomento. Ma le definizioni e le semplificazioni ci aiutano nonostante ciò a capire meglio certi concetti, anche se non sono totalmente esaustive. Nelle maggior parte degli animali, infatti, gli ibridi sono molto rari e rappresentano quindi una sorta di eccezione alla regola.

In natura tra le varie specie si tendono infatti a creare una serie di barriere riproduttive che ostacolano parecchio l'ibridazione e la nascita di ibridi. Alcune agiscono prima dell'accoppiamento, altre durante e altre ancora successivamente. Tra queste troviamo differenze genetiche e fisiche, periodi incompatibili di fertilità, comportamenti e rituali di corteggiamento diversi oppure il rigetto fisiologico degli spermatozoi o dell'embrione in via di sviluppo. È abbastanza intuitivo comprendere che un elefante africano e un ippopotamo sono talmente differenti da rendere impossibile la nascita di un ibrido, ma per quanto riguarda quelle specie biologicamente molto simili tra loro?

Come nascono gli ibridi

Uno zonkey, un ibrido tra zebra e asino
in foto: Uno zonkey, un ibrido tra zebra e asino

Negli animali gli ibridi nascono, infatti, tra quelle specie che sono sufficientemente simili, da un punto di vista biologico, da riuscire a superare tutte le barriere riproduttive. Parliamo, quindi, soprattutto di animali appartenenti allo stesso genere o alla stessa famiglia, come leoni e tigri, lupi e coyote, asini e zebre. Normalmente questi incontri amorosi interspecie avvengono molto raramente allo stato selvatico, anche dove due specie condividono lo stesso habitat. Questo accade perché in amore quando un animale ha la possibilità di scegliere tende comunque a preferire un partner quanto più simili a se stesso, almeno nella maggior parte dei casi.

Le cose tendono a complicarsi, come al solito, quando c'è di mezzo l'uomo. L'ibridazione è infatti pesantemente influenzata dalle attività umane, in natura con la frammentazione degli habitat, la diffusione di specie aliene e il declino delle popolazioni, e soprattutto in cattività, dove nascono la maggior parte degli ibridi. Spesso infatti "costringiamo", volontariamente o meno, a far accoppiare animali di specie diverse che molto difficilmente si incontrerebbero in natura. È quindi negli zoo, negli allevamenti o addirittura tra le mura domestiche che nascono quasi tutti gli ibridi animali più noti.

Caratteristiche degli ibridi e perché sono sterili

La maggior parte degli animali nati dall'incrocio di due specie diverse possiede caratteristiche intermedie tra i genitori. Sono esattamente una via di mezzo, per proporzioni, colori ma anche per indole e comportamento. In alcuni casi particolari possono però nascere animali enormemente più grandi e forti dei genitori. Uno dei casi più eclatanti è l'ibrido tra un leone maschio e una tigre femmina, il cosiddetto ligre, un felino gigante che tuttavia invertendo i sessi dei genitori (tigre maschio e leonessa) nasce invece di dimensioni normali. In altri casi, invece, gli animali ibridi sono molto meno vigorosi dei genitori, e possiedono spesso una salute più precaria. Molti ibridi, tra l'altro, nascono sterili e non possono perciò riprodursi.

L'impossibilità di riprodursi contribuisce a rendere più difficile la diffusione e la proliferazione degli ibridi in natura, ed è spesso causata dal diverso numero di cromosomi dei genitori. Uno dei casi più conosciuti riguarda l'incrocio tra asini e cavalli. Gli asini possiedono infatti 62 cromosomi, mentre i cavalli ne hanno 64 cromosomi. Gli ibridi nati tra queste due specie, i muli o i bardotti, ne hanno invece 63. Ciò impedisce spesso la produzioni di gameti vitali, rendendo quindi impossibile la riproduzione. In ogni caso non tutti gli ibridi sono sterili, soprattutto per quanto riguarda le specie biologicamente molto vicine tra loro. Succede, per esempio, tra gli uccelli, sia in natura che in cattività. Inoltre può anche capitare che l'ibrido riesca ad accoppiarsi solo con una delle due specie parentali.

Alcuni esempi di animali ibridi

Esistono tantissimi animali ibridi, praticamente in ogni gruppo animale. Alcuni nascono spontaneamente in natura (e possono persino dar vita a nuove specie), altri invece esistono solo in cattività, dove aumentano le possibilità di incontro e accoppiamento tra specie diverse. I nomi di questi animali, in inglese, seguono spesso una regola ben precisa: il padre dà la prima metà, mentre la madre la seconda, anche se non sempre è così. Per descrivere invece un ibrido col nome scientifico si utilizzano invece i nomi latini delle specie genitrici separati però da una X, che sta a indicare l'incrocio. Vediamo ora un po' più da vicino alcuni degli animali ibridi più famosi e particolari.

Il narluga

Ricostruzione del possibile aspetto di un narluga. Illustrazione di Markus Bühler
in foto: Ricostruzione del possibile aspetto di un narluga. Illustrazione di Markus Bühler

Il narluga nasce dall'incrocio tra un beluga maschio (Delphinapterus leucas) e un narvalo femmina (Monodon monoceros). La nascita avviene in natura, poiché entrambe le specie vivono nelle acque dell'artico e sono state viste spesso interagire o creare gruppi misti. Sono inoltre le uniche rappresentanti della famiglia dei monodontidi, e già nel 1990 fu ipotizzata l'esistenza del narluga, poiché fu trovato un cranio che aveva caratteristiche intermedie tra le due specie. La conferma scientifica avvenne però solo nel 2019, quando furono pubblicati i risultati dello studio sul DNA, che era esattamente a metà tra i due cetacei.

Il ligre

Un esemplare di ligre
in foto: Un esemplare di ligre

Il ligre nasce invece dall'incrocio tra un leone maschio (Panthera leo) e una tigre femmina (Panthera tigris). Considerando sia le vere e proprie specie che gli ibridi, rappresenta felino più grande in assoluto. Alcuni esemplari maschi possono raggiungere i 350 cm di lunghezza e i 400 chilogrammi di peso, molto più grandi sia di tigri che leoni. Esistono tantissimi esemplari in cattività, sia negli zoo che tra i privati, ma il loro allevamento è stato spesso duramente criticato per via dei problemi di salute che l'ibridazione causa. Come per altri ibridi felini non sono sterili, e possono reincrociarsi sia con le specie parentali che con altri incroci.

Il tigone

Un esemplare di tigone
in foto: Un esemplare di tigone

A parti invertite invece (tigre maschio e leone femmina) nasce il tigone. Simile per grandezza alle specie genitrici può avere sia le macchie tipiche delle leonesse che le strisce della tigre. Come per il ligre ne esistono diversi esemplari in cattività, che vengono spesso reincrociati tra loro. Anche questi ibridi possono soffrire di malattie genetiche e salute precaria, per cui molti criticano pesantemente il loro allevamento.

Il mulo

Un esemplare di mulo in una fattoria
in foto: Un esemplare di mulo in una fattoria

Il mulo è uno degli ibridi più conosciuti, ed è spesso considerato il più antico tra tutti. Nasce dall'incrocio tra un asino maschio (Equus africanus asinus) e una cavalla (Equus ferus caballus) ed è stato usato sin dall'antichità come animale da lavoro, sia in campo agricolo che per il trasporto, soprattutto in montagna, da qui le mulattiere. Il suo successo si deve al fatto che possiede caratteristiche che lo rendono molto forte e robusto ma al tempo stesso docile e mansueto. Sono animali estremamente intelligenti e riflessivi e vengono utilizzati anche per l'ippoterapia.

Il bardotto

Un bardotto allevato negli Stati Uniti. Foto: Wikimedia Commons
in foto: Un bardotto allevato negli Stati Uniti. Foto: Wikimedia Commons

Meno conosciuto del mulo è invece il bardotto, che nasce invece dall'incrocio tra un cavallo maschio e un'asina. Somiglia maggiormente al cavallo, e ha infatti orecchie più piccole e criniera più folta. Anche il bardotto era anticamente utilizzato come animale da soma o da lavoro, ma essendo più difficile da far nascere rispetto al mulo non ha avuto la stessa diffusione.

Lo zonkey

Un esemplare di zonkey. Foto: Wikimedia Commons
in foto: Un esemplare di zonkey. Foto: Wikimedia Commons

Restando tra gli equini esistono anche rari incroci tra zebre e cavalli o asini. Uno dei più noti è lo zonkey, conosciuto anche come zebrasino. Nasce dall'incrocio tra una zebra di pianura maschio (Equus quagga) e un'asina (Equus asinus), ma se ne conoscono pochi esemplari, perché è molto difficile che l'accoppiamento tra le due specie vada a buon fine. Esteticamente sono molto simili agli asini, ma possiedono molte più striature, sia sulle zampe che sul corpo. Generalmente, proprio come mulo e bardotto, sono sterili.

L'orso grolare

Un ibrido tra grizzly e orso polare. Foto: Wikimedia Commons
in foto: Un ibrido tra grizzly e orso polare. Foto: Wikimedia Commons

L'orso grolare è un raro ibrido che nasce dall'incrocio tra un grizzly (Ursus arctos horribilis) e un orso polare (Ursus maritimus). Sono noti esemplari sia in cattività che in natura, dove ne sono stati osservati almeno otto, tutti nati dalla stessa mamma orso polare. Gli incontri in natura tra grizzly e orsi polari sembra stiano diventato più frequenti negli ultimi anni, forse anche a causa del riscaldamento globale, che spinge gli orsi bruni sempre più a nord.

Il coywolf

Ibridi tra coyote e lupo grigio in cattività. Foto: Wikimedia Commons
in foto: Ibridi tra coyote e lupo grigio in cattività. Foto: Wikimedia Commons

Con il termine coywolf ci si riferisci a diverse tipologie di ibridi nati dall'incrocio tra un coyote (Canis latrans) e varie specie o sottospecie di lupo. Il risultato è un animale che tende a essere più grande del coyote ma leggermente più piccoli dei lupi, e con un comportamento intermedio tra le due specie. Lupi e coyote sin sono separati da un punto di vista evolutivo molto recentemente (circa 60 o 100mila anni fa), per cui le due specie sono biologicamente molto simili, per cui l'ibridazione si verifica molto spesso anche in natura.

Le anatre ibride

Un ibrido tra moretta e moriglione
in foto: Un ibrido tra moretta e moriglione

Tra gli uccelli l'ibridazione si verifica in natura molto più spesso di quanto si crede. Tra le anatre, per esempio, avviene molto di frequente, tanto che nelle guide di birdwarching esistono sezioni specifiche per il riconoscimento degli esemplari ibridi. Di solito possiedono un piumaggio che è esattamente un via di mezzo tra le specie parentali, un mix di colori, disegni e proporzioni solitamente abbastanza ricorrenti.

L'incardellato

L’incardellato è un ibrido tra canarino e cardellino. Foto Wikimedia Commons
in foto: L’incardellato è un ibrido tra canarino e cardellino. Foto Wikimedia Commons

L'ibridazione tra gli uccelli è molto diffusa anche in cattività per creare varietà da allevamento particolarmente apprezzate dai collezionisti. Sono noti incroci tra pappagalli, galliformi, columbidi o piccoli passeriformi come canarini, cardellini e altri. Uno degli ibridi più conosciuti è l'incardellato, nato dall'incrocio tra un canarino domestico (Serinus canaria) e un cardellino (Carduelis carduelis). Particolarmente apprezzati per il loro canto nell'Inghilterra Vittoriana, in Italia sono allevanti soprattutto in alcune zone dell'Italia meridionale.