Ippogrifi, basilischi, thestral e molti altri animali fantastici sono oramai consacrati nell'Olimpo delle creature immaginarie conosciute e amate dal pubblico. Che siano passati per la penna della scrittrice britannica J. K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter o attraverso poemi epici come quello di Bēowulf o anche semplicemente tramite passaparola di viaggiatori provenienti da terre lontane, il nostro immaginario collettivo è ormai costellato di animali che traggono spunto dalla realtà che si fondono con elementi culturali provenienti da diverse epoche e generano le meravigliose creature che possiamo leggere sugli antichi bestiari medievali.

Definirle creature immaginarie, però, non è propriamente corretto: sebbene molte di loro sono passate attraverso un processo di mitizzazione che ne ha esasperato e ingigantito le caratteristiche, ognuna parte comunque da un fondo di verità. Gli animali fantastici, quindi, esistono davvero nel mondo reale e, sebbene alcuni di questi non hanno fornito alcuno spunto a scrittori antichi e moderni, i loro peculiari adattamenti li rendono sicuramente animali degni di comparire all'interno di un bestiario fantastico.

Axolotl

Sarebbe impossibile non includere Ambystoma mexicanum, comunemente chiamato axolotl, in un bestiario di creature fantastiche. Questa è una salamandra che vive nel Messico, famosa per le sue incredibili doti rigenerative e la sua scoperta da parte dei conquistadores spagnoli unisce storia e mito. Infatti, la specie è stata originariamente trovata in diversi laghi nei pressi di quella che oggi è Città del Messico, come il lago Xochimilco e il lago Chalco. Questi bacini d'acqua furono prosciugati dai coloni spagnoli dopo la conquista dell'impero azteco, portando alla distruzione di gran parte dell'habitat naturale dell'axolotl.

Le sue grandi doti di rigenerazione, però, lo rendono estremamente adattabile e al centro di numerose ricerche scientifiche moderne. La specie è in grado di rigenerare in pochi mesi intere appendici perdute e, in alcuni casi, strutture più "complesse", come la coda, parti del sistema nervoso centrale e tessuti dell'occhio e del cuore. Possono anche accettare prontamente trapianti da altri individui, inclusi occhi e parti del cervello, ripristinando la piena funzionalità di questi organi.  Negli individui adulti metamorfosati, tuttavia, la capacità di rigenerarsi è notevolmente ridotta. È considerato una specie a rischio estremamente alto di estinzione in natura, per diversi fattori quali la pesca, l'inquinamento e la perdita del proprio habitat.

Diavolo spinoso

Sfogliando le pagine di questo libro di animali fantastici realmente esistenti è naturale incontrare il diavolo spinoso (Moloch horridus), esempio spettacolare di specie animale adattati ad ambienti aridi. Anche lui ha tutto il diritto di essere di essere in questa lista e già a partire dal nome la commistione fra realtà e mito è evidente. Il nome del genere, Moloch, infatti deriva da un'antica divinità cananea alla quale venivano sacrificate vittime umane nella valle di Hinnom, presso Gerusalemme, e il cui culto fu fortemente combattuto dai profeti e nella storiografia d'Israele.

diavolo spinoso vive esclusivamente nei deserti australiani e ha il corpo ricoperto di squame spinose e appuntito che lo aiutano a difendersi dai predatori e a camuffarsi tra la vegetazione del deserto, ma c'è di più. Le spine sono attraversate da minuscoli canali che gli permettono di assorbire l'acqua per convogliandola poi alla bocca. Un sistema davvero ingegnoso per sopravvivere alla siccità delle aride regioni australiane.

Lampreda

Riuscire a essere ispirati da questo animale per un romanzo dell'orrore è piuttosto semplice. La lampreda appartiene alla classe degli Agnati, un gruppo di vertebrati acquatici privi di mandibole e mascelle, classificazione sistematica che oggi viene poco utilizzata dagli esperti. Questo animale, però, di horror non ha assolutamente nulla: ogni singolo adattamento che presenta è stato modellato nel corso dei millenni dalle pressioni evolutive per far si che la specie potesse sopravvivere al meglio delle sue possibilità.

Riuscire a incontrare un animale del genere non è difficile poiché sono molto diffusi nelle acque del Mediterraneo. La principale caratteristica che salta subito all'occhio è sicuramente l'imbuto boccale costellato di una miriade di denti cheratinosi che funziona come una ventosa con cui si possono attaccare ai pesci. Una volta bene ancorati alla vittima, le lamprede succhiano il loro sangue dopo aver lacerato la carne con la lingua.

Squalo goblin

I goblin sono spesso raffigurati come piccole creature umanoidi malevole dalle orride e sempre in cerca di un atti malvagi da compiere nella maniera più caotica possibile. Una descrizione del genere non si addice affatto allo squalo goblin (Mitsukurina owstoni), che forse di goblinesco ha solo l'aspetto non troppo rassicurante.

Questo è uno squalo degli abissi caratterizzato da una peculiare forma della testa: possiede un lungo rostro simile ad un becco, molto più lungo del muso delle altre specie di squalo. Inoltre il colore del corpo, quasi completamente rosa, e le lunghe mascelle protrudibili lo rendono effettivamente inquietante agli occhi dei più.

Lo squalo goblin si nutre di una grande varietà di organismi che popolano gli abissi. Tra le sue prede conosciute vi sono calamari abissali, granchi e pesci abissali. Si conosce molto poco della sua biologia e del suo comportamento riproduttivo, poiché è un animale che si incontra raramente. Sebbene possa sembrare una specie rara, non appare minacciata da alcuna sorta di pericolo e per questo non figura tra le specie considerate a rischio dalla IUCN.

Tardigrado

Se dovessimo scendere nella valigia magica di Newton Scamander, il magizoologo della saga "Animali Fantastici" che porta sempre con se le creature magiche che cura amorevolmente ogni giorno, quasi certamente avremmo l'opportunità di incontrare qualcosa di molto simile a lui: il tardigrado. Anche semplicemente la storia della scoperta di questo minuscolo animale, infatti, ha dell'incredibile.

Quando alla fine del 1700 il fisiologo e gesuita italiano Lazzaro Spallanzani osservò per la prima volta i minuscoli tardigradi, fu colpito soprattutto dalla lentezza dei loro movimenti. Fu per questo che li chiamò così: tardus, lento, e gradi, camminare. All'epoca si sapeva poco e niente su queste piccole creature dotate di otto zampe, ma nel tempo abbiamo imparato a conoscerli e a celebrarli in tutto il mondo soprattutto per le loro incredibili capacità di sopravvivere in condizioni per noi umani al limite dell'assurdo.

Inoltre, sono capaci di resistere a temperature estreme, sopravvivere a lunghi periodi di digiuno di oltre 30 giorni e ricevere uno straordinario quantitativo di radiazioni che per altri animali sarebbero fatali. Agli assurdi esperimenti ai quali sono stati sottoposti, però, vi sono alcuni estremamente interessanti e "fuori dalle righe".

Ad esempio alcuni ricercatori hanno testato la capacità dei tardigradi di sopravvivere allo shock da impatto letteralmente sparando esemplari di Hypsibius dujardini in criptobiosi, una sorta di letargo che sospende tutte le loro funzioni vitali, contro una superficie sabbiosa. Facendo così hanno scoperto che sono persino in grado di uscire illesi ad impatti fino a 2.970 km/h, equivalenti a una pressione d'urto di circa 1.01 gigapascal.

Drago volante

Chi è appassionato della serie TV Game of Thrones e House of Dragons, saga partorita dallo scrittore statunitense George R.R. Martin, sicuramente gioirà nel sapere che i draghi esistono, o meglio sono vissuti. Non erano esattamente come quelli rappresentati sul piccolo e grande schermo, ma avevano molte cose in comune.

Avevano le squame e volavano nei cieli del Permiano tra 260 e 252 milioni di anni fa grazie a una membrana che si estendeva ai fianchi del corpo e sono stati tra i primi rettili ad aver "imparato" a volare. In particolare parliamo di  Coelurosauravus elivensis e poteva stare tranquillamente nel palmo di una mano. Fin da quando furono trovati i primi fossili in Madagascar, nel 1907, paleontologi e scienziati discuto del suo aspetto singolare e su come e perché sia stato il primo rettile a evolvere il volo planato.

Pesce blob

Per ispirare uno scrittore non bisogna per forza avere denti aguzzi, ali o quasi indistruttibili, si può anche semplicemente essere "brutti". L'aspetto inusuale del pesce blob (Psychrolutes marcidus) gli è valso diversi premi, tanto che nel 2013 è stato nominato dalla Ugly Animal Preservation Society come l'animale più brutto al mondo. La sua fama è dovuta a una foto che lo ritrae con un aspetto triste e floscio, quasi come se si stesse sciogliendo.

La verità è che il pesce blob non è davvero così brutto, ma solo sfortunato: infatti quello non è il suo vero aspetto ma è dovuto alla decompressione che ha subìto quando è stato portato fuori dall'acqua. Il pesce blob è infatti un pesce abissale, che vive a profondità molto elevate dell'Oceano Pacifico che vanno dai 600 ai 1200 metri. Il suo corpo si è quindi evoluto per sopportare forti pressioni e non è adatto a stare in superficie, motivo per cui se portato fuori dall'acqua collassa e si espande.

Nittibio

Molti miti e leggende hanno origini comuni e, spesso, si basano su una linea di curiosità che gli esseri umani hanno troppa paura di oltrepassare. Per questo motivo molte leggende di animali fantastici si basano su un fugace avvistamento frettoloso o su un richiamo spaventoso che le persone non hanno avuto il coraggio di approfondire.

Un esempio del genere lo offre il canto dei nittibi, uccelli dal genere Nyctibius le cui vocalizzazioni sono molto malinconiche e sembrano un lamento. Infatti, sopra a questo suono hanno costruito una storia, una versione piuttosto malinconica di Hansel e Gretel: due bambini, abbandonati nella foresta, si trasformano in uccelli e gridano eternamente alla "mamma” che li ha lasciati. Esistono diverse specie di nittibio, tutte esclusivamente dell’America centrale e meridionale.

Becco a scarpa

 

Non ci allontaniamo molto dagli animali fantastici descritti nell'omonimo libro dalla scrittrice inglese J. K. Rowling: il becco a scarpa (Balaeniceps rex) è sicuramente una delle principali fonti di ispirazione per gli autori che hanno creato la rappresentazione cinematografica dell'ippogrifo Fierobecco.

I becchi a scarpa furono descritti per la prima volta nell’antico Egitto e sicuramente la loro caratteristica più sorprendente è la forma del loro becco. Grazie ad esso emettono dei suoni che sembrano una mitragliatrice che in realtà è un segnale che emettono prima e durante il periodo della nidificazione.

La forma del becco, poi, è un indizio su quale sia la principale fonte di cibo dell'animale: prede di grandi dimensioni come coccodrilli, pescigatto e svariati rettili e anfibi. Riesce a cibarsi di queste prede perché il becco ha un ampio margine tagliente in grado di decapitarle e una punta a uncino che permette di intrappolare i pesci che si agitano.

Inoltre, le dimensioni del becco aiutano questi uccelli a colpire la loro preda con una tecnica chiamata “collapsing”: gli uccelli rimangono immobili nell’acqua in cerca di cibo, dopo aver individuato la preda, si tuffano sopra questa spiegando le ali. Nonostante i 2,4 metri di apertura alare non si sono mai visti volare per più di 20 metri.

Aye-aye

 

Non possiamo concludere questa incredibile lista di animali fantastici senza citare l'aye-aye, animale che a causa del suo aspetto, si è guadagnato, purtroppo, una brutta e immeritata reputazione, che lo ha portato a essere perseguitato e ucciso perché, secondo alcune superstizioni locali, sarebbe legato alla morte.

L'aye-aye, conosciuto anche come aié-aié (Daubentonia madagascariensis) è sicuramente uno degli animali più bizzarri e meno fotogenici di tutta il regno animale. Come i lemuri, suoi parenti strettissimi, vive esclusivamente in Madagascar ed è il primate notturno più grande al mondo.

In realtà sono animali parecchio buffi e a dimostrarlo è uno studio che conferma che questo animale, proprio come l'uomo e molti altri primati, si infila le dita nel naso e mangia il proprio muco. Come noi si scaccolano – oltre che l'aye-aye – anche macachi, gorilla, oranghi e scimpanzé, per un totale di 12 specie di primati conosciuti.