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24 Febbraio 2024
13:00

Serpenti a due teste: esistono davvero?

I serpenti a due teste esistono davvero e non sono poi così rari. Sono il risultato di un'anomalia dello sviluppo embrionale, che può essere causata da diversi fattori.

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Serpente reale della California (Lampropeltis californiae) bicefalo

I serpenti con due teste esistono davvero, non solo nel mito e nel mondo fantasy. Anche se sono molto rari, di tanto in tanto nascono per davvero serpenti con due teste perfettamente formate, conosciuti anche come serpenti bicefali. Si tratta di una rara condizione causata talvolta da un'anomalia genetica durante lo sviluppo dell'embrione. Può essere però causata anche da fattori ambientali, come l'esposizione a determinate sostanze chimiche o da altri fattori genetici. Nel corso degli anni, sono stati documentati numerosi casi di serpenti a due teste in tutto il mondo e appartenenti a diverse.

Perché alcuni serpenti sviluppano due teste

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Pitone reale (Python regius) con due teste

La bicefalia, la condizione di avere due teste, nei serpenti e più in generale nei rettili è causata da un'anomalia genetica durante lo sviluppo embrionale. Le cause precise possono essere diverse, ma generalmente si riconducono a due fattori: quelli ambientali e quelli genetici. I serpenti bicefali possiedono due teste completamente formate, con cervelli e occhi separati. A volte possono avere anche due esofagi e due stomaci. Tuttavia, condividono un solo corpo e il più delle volte un unico sistema di organi interni.

La bicefalia può essere causata da un errore durante la divisione cellulare nello sviluppo dell'embrione, che porta alla duplicazione di alcune parti del corpo, come appunto la testa. Questo "errore" può dipendere sia da fattori interni, ovvero mutazioni spontanee, attivazione di geni "dormienti" oppure essere favorito da fattori esterni. Radiazioni, temperature anomale o particolari sostanze chimiche che entrano in contatto con l'uovo, possono infatti interferire con il normale sviluppo dell'embrione e causare così la bicefalia.

Nei serpenti, e più in generale nei rettili come lucertole e tartarughe, la policefalia è più comune che per esempio in altri animali come mammiferi e uccelli, che possiedono "sistemi di controllo" dello sviluppo embrionale più efficaci nel bloccare o correggere eventuali anomalie durante lo sviluppo. Tra i serpenti, le lucertole e le tartarughe, invece, gli errori vengono corretti o bloccati con meno efficacia ed per questo che esistono numerosi casi di rettile bicefali. Resta in ogni caso un evento comunque raro: si stima infatti che per ogni 100.000 serpenti nati solo 1 è bicefalo.

I serpenti a due teste trovati fino ad ora

Quando nasce o viene avvistato un serpente a due teste l'animale attira spesso molta attenzione e fa inevitabilmente notizia. In natura sono stati avvistati diversi individui bicefali, tuttavia, la maggior parte dei casi si verifica in cattività, spesso negli zoo. In natura, infatti, i serpenti a due teste hanno parecchie difficoltà a a sopravvivere. Le due teste possono spesso competere tra loro per il cibo e la direzione da prendere, rendendo difficile la caccia o la fuga dai predatori. Inoltre, la loro anomalia li rende più vulnerabili a malattie e ulteriori malformazioni, per cui la loro aspettativa di vita in natura è di solito molto bassa.

In cattività, invece, grazie alle cure dell'uomo anche i serpenti bicefali possono condurre una vita relativamente lunga e sana. In uno zoo in Texas, per esempio, vive un individuo appartenente alla specie Pantherophis obsoletus che si stima abbia tra i sei e gli otto anni. Vista comunque la facilità e la frequenza con cui i serpenti vengono allevati in cattività, sia da privati che da giardini zoologici, ci sono comunque tantissimi altri casi di serpenti bicefali appartenenti alle più svariate specie in tutto il mondo.

Anche qui in Italia sono stati segnalati casi di ritrovamenti di serpenti bicefali, per esempio in Vallescrivia, in Liguria, lo scorso anno e un altro a Prato, in Toscana, nel 2007. In entrambi casi si trattava di coronelle, colubridi innocui e non velenosi presenti nel nostro paese con due specie distinte: Coronella austriaca e C. girondica. Altri casi degni di nota sono un anaconda gialla (Eunectes notaeus) bicefala trovata in Brasile e un altro individuo di Pantherophis obsoletus conosciuto come Tooty Two Head.

Venne trovato nel 1978 e affidato all'erpetologo Gordon Burghhardt, che se ne prese cura per molto tempo. Tooty Two Head aveva anche due stomaci separati e le due teste litigavano spesso tra loro per il cibo. Nonostante ciò, riuscì comunque a vivere per addirittura 20 anni.

Serpente a due teste: mitologia e significato simbolico

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Fin dai tempi antichi, il serpente a due teste ha avuto un ruolo significativo nella mitologia e nelle leggende in generale, assumendo diverse interpretazioni e significati. Data la maggior frequenza con cui la bicefalia si sviluppa nei rettili è molto probabile, infatti, che individui con due teste siano stati avvistati di tanto in tanto sin dall'antichità. L'anfesibena, per esempio, era un serpente con due teste della mitologia greca. Ne aveva una ad ogni estremità del corpo e secondo il mito fu generata dal sangue gocciolato dalla testa della gorgone Medusa quando Perseo volò, stringendola in pugno, sopra il deserto libico.

Il serpente a due teste era un simbolo importante anche per le culture Maya e Azteca. Era associato alla dualità della vita e della morte, del bene e del male, e rappresentava l'equilibrio tra le forze opposte dell'universo. Una scultura azteca conosciuta come Double-headed serpene rappresentante proprio un serpente con due teste come estremità si trova al British Museum e probabilmente veniva utilizzata durante cerimonie religiose.

Il serpente a due teste è una figura ricca di simbolismo e di mistero, che ha affascinato numerose culture di tutto il mondo per secoli. Le sue diverse interpretazioni sono spesso legate alla dualità della vita, all'equilibrio tra forze opposte, come il bene e il male, e al mistero dell'eternità.

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Salvatore Ferraro
Redattore
Naturalista e ornitologo di formazione, sin da bambino, prima ancora di imparare a leggere e scrivere, il mio più grande sogno è sempre stato quello di conoscere tutto sugli animali e il loro comportamento. Col tempo mi sono specializzato nello studio degli uccelli sul campo e, parallelamente, nell'educazione ambientale. Alla base del mio interesse per le scienze naturali, oltre a una profonda e sincera vocazione, c'è la voglia di mettere a disposizione quello che ho imparato, provando a comunicare e a trasmettere i valori in cui credo e per i quali combatto ogni giorno: la conservazione della natura e la salvaguardia del nostro Pianeta e di chiunque vi abiti.
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