A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

Il maltrattamento animale, nelle sue svariate forme, è sempre più nell’occhio del mirino, sia mediatico che giuridico. Mentre da un lato si può avere la percezione che i casi di maltrattamento animale siano in aumento, dobbiamo pensare che la sensibilità umana nei confronti di questo problema sociale è cambiata, portando a sempre più segnalazioni e denunce. D’altro lato i media aiutano nella diffusione rapida delle informazioni, spesso sotto forma di immagini e video.

Dentro questo quadro rientrano anche i reati contro gli animali gestiti dalla criminalità organizzata, ovvero lo "sfruttamento degli animali per ragioni economiche, di controllo sociale, di dominio territoriale, da parte di persone singole o associate o appartenenti a cosche mafiose o a clan camorristici”.

Questa è la definizione del termine “zoomafia”, coniato dalla Lega Anti Vivisezione (LAV) circa 20 anni fa; neologismo ormai presente nei dizionari della lingua italiana e già parte del lessico animalista e, in parte, di quello giuridico.

Il termine zoomafia si riferisce ormai non solo le organizzazioni mafiose in senso stretto ma anche, ed in misura maggiore, a gruppi organizzati in vere e proprie associazioni per delinquere, specializzati in uno o più business criminali legati all’uso di animali.

Business e associazionismo, due costanti nel maltrattamento organizzato

Il maltrattamento organizzato di animali assume diverse forme e connotati, ma in comune vi è sempre l’elemento denaro. Quasi tutti i business zoomafiosi garantiscono guadagni cospicui a fronte di rischi più che accettabili, in un’ottica malavitosa.

Sono quindi numerosi i business che suscitano l'interesse di questi criminali, tra questi vi sono per esempio i combattimenti tra animali, le corse clandestine di cavalli, il traffico di sostanze dopanti, il traffico di animali, la gestione dei canili, l’abigeato, gli allevamenti abusivi e la macellazione clandestina.

L’associazione, e gli eventi programmati e organizzati, sono alla base di queste forme di maltrattamento. L’associazione è necessaria sia per esigenze logistiche e organizzative, ma anche per ragioni prettamente economiche. Eventi come le scommesse clandestine e il traffico di fauna selvatica richiedono una disponibilità di capitali e accessibilità a denaro liquido di cui un gruppo organizzato può disporre rapidamente.

Questi reati si accompagnano quasi sempre a reati di tipo finanziario, fiscale e di contrabbando oltre che, spesso, al possesso di armi e all’uso o spaccio di droga. Insomma, un affare molto molto grande!

Le diverse forme della zoomafia

Qui di seguito una brevissima carrellata dei maltrattamenti organizzati più diffusi; ognuno di questi reati è caratterizzato da costanti ben specifiche e spesso ritualizzate.

I combattimenti tra animali possono essere tra membri della stessa specie, come lotte tra cani, galli, pesci, scimmie, eccetera, o di diversa specie, come cani contro puma, cinghiali, tassi o orsi contro puma, eccetera. Le lotte tra cani sono quelle che principalmente chiamano la nostra attenzione, ma numerosi animali possono essere coinvolti.

Nelle corse clandestine di cavalli, nonostante la definizione, tutto avviene a cielo aperto, su strade urbane. Gli organizzatori, i cavalli e gli scommettitori coinvolti sono solitamente sempre gli stessi. Questo reato avviene spesso sotto gli occhi delle persone, le strade vengono bloccate e i passaggi deviati per far in modo che il reato si consumi in maniera indisturbata. Anche numerosi video vengono postati su internet.

Il settore della carne e della macellazione di animali è sicuramente una delle attività illegali più frequenti e di grandi profitti per i sodalizi criminali. Furto di bestiame, il cui reato è definito dall’antica parola “abigeato”, sfruttamento in allevamenti non dichiarati di animali non registrati, assenza di controlli sanitari e commercio di animali affetti da patologie, trasporto illegale e con mezzi improvvisati, macellazione clandestina con metodi brutali rispetto a quelli della normale macellazione (già discutibile per sé in termini di benessere animale), sono alcune delle attività che girano intorno agli animali d’allevamento.

Il traffico illecito di cuccioli di cani e gatti importati da paesi dell’Est e venduti in Italia a prezzi gonfiati perché spacciati per esemplari con pedigree è un altro fenomeno che spopola sempre più di questi tempi. La crescente domanda di cuccioli di razza, per i quali si è disposti a spendere cifre esorbitanti ha reso per la malavita questa fetta di mercato particolarmente appetibile. Il risultato sono cuccioli allevati in condizioni pietose e venduti sotto l’età consentita, privi di (o scortati da falsi) certificati d’identificazione e di profilassi vaccinale.

Esiste poi il randagismo, dove il problema non sono i randagi, ma gli umani. In alcune circostanze i randagi sono equivalenti a denaro, vero affare per malintenzionati. Alcuni privati hanno costruito la loro fortuna grazie a convenzioni milionarie con amministrazioni locali per la cattura dei cani e la gestione dei rifugi (svolte entrambi senza alcuna preparazione tecnica), spesso aggiudicate con gare d’appalto al ribasso d’asta, alle quali corrispondono strutture fatiscenti, dove è impedito l’accesso al pubblico e da dove i cani non usciranno mai.

Il bracconaggio è una forma di attacco alla biodiversità che può essere un business gestito dalla criminalità organizzata. Questo va spesso di pari passo con il traffico di fauna (e flora) selvatica, uno dei reati maggiormente rappresentato ed uno dei più proficui a livello mondiale. Migliaia di animali selvatici, appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato, sono catturati e venduti illegalmente. Gli animali sono detenuti e trasportati in condizioni pietose, incompatibili con la loro natura, tanto da configurare il reato di maltrattamento di animali, oltre che i reati specifici previsti per la detenzione e il commercio di fauna selvatica o per le violazioni alla normativa Cites. Questo mercato naviga su rotte più disparate: da internet ai mercati rionali, dal contrabbando alle televendite.

Inquadramento giuridico della zoomafia

I delitti descritti rientrano in quelli specifici trattati dai vari commi dell'articolo 544 del Codice penale, oltre che dalle normative specifiche come, ad esempio, la Legge 157 del 1992, nel caso del bracconaggio. A questi reati spesso si sommano quelli di furto, ricettazione, traffico di sostanze anabolizzanti e dopanti, riciclaggio di denaro proveniente dal delitto, uso e contrabbando di armi e droga, eccetera.

Davanti a questo scenario tanto complesso è evidente come questi casi debbano essere combattuti in maniera adeguata dallo Stato. Non si possono combattere crimini associativi con strumenti pensati per reprimere casi di criminalità comune, ad esempio trattare il bracconaggio organizzato di interessi milionari con semplici sanzioni amministrative previste per chi va a caccia senza licenza.

L’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV

In risposata a questi fenomeni emergenti, nel 1999, la LAV ha istituito l’Osservatorio Nazionale Zoomafia. Una struttura ancora unica nel suo genere, finalizzata all’analisi del fenomeno dello sfruttamento degli animali da parte delle organizzazioni criminali e allo studio del suo l’andamento nel tempo.

L’Osservatorio redige annualmente il Rapporto Zoomafia e nel tempo si è consolidato come sistema di controllo informale di questo fenomeno. Inoltre, fin dalla sua istituzione ha collaborato con gli organi di polizia giudiziaria e la magistratura in numerose indagini.