Il canile di Apricena, in provincia di Foggia, negli ultimi giorni ha diffuso la notizia del dimezzamento del numero di cani presenti all'interno della struttura. Da 240 sono passati infatti a 120 negli ultimi 10 mesi.

Non è la prima volta che arrivano buone notizie dai canili della Puglia, dove è attivo un progetto chiamato "Zero cani in canile" proposto da Francesca Toto, esperta di marketing che da anni si dedica ai cani e in particolare alla gestione del fenomeno del randagismo nella zona di Foggia. «I risultati che otteniamo grazie al progetto sono merito di una sinergia tra le parti: amministrazione, volontari ed educatori cinofili, attivi anche in altre regioni d'Italia. Ognuno ha il proprio ruolo e si fa in modo di collaborare per cambiare davvero le condizioni di vita dei cani nei canili della nostra zona».

L'iter di adozione: «Incontri pre affido e post affido per ridurre i rientri»

A gennaio lo stesso progetto proponeva le adozioni dei cani più anziani presenti nei canili della zona, in modo da permettergli di passare al caldo i mesi invernali. In Puglia il fenomeno del randagismo comprende, tra le altre questioni, anche quella della gestione dei cani padronali che vengono lasciati vagare liberamente sul territorio senza essere stati preventivamente sterilizzati, aumentando così il numero di cani di strada e di conseguenza all'interno dei canili. Una gestione complicata che Francesca Toto così spiega: «Per avere risultati bisogna agire su più fronti: se da una parte è indispensabile sensibilizzare la popolazione al comportamento da tenere con i propri cani, dall'altra bisogna trovare famiglie adatte per i cani che si trovano già in canile, in modo da ridurre al minimo il rischio di rientro. Noi di questo rischio ce ne occupiamo organizzando incontri di pre affido e post affido quando le adozioni avvengono all'interno della nostra Provincia. Se la richiesta arriva invece dal Nord Italia ci affidiamo ad una struttura della Lombardia con cui collaboriamo da tempo. A parità di soluzione, preferiamo però l'adozione che non richieda uno spostamento dell'animale».

«Non servono finanziamenti privati, le figure preposte vengono retribuite dai comuni»

La domanda che spesso ci si pone quando si sente parlare di progetti virtuosi come quello proposto dai Comuni della zona di Foggia dove è attivo "Zero cani in canile" è l'origine dei finanziamenti necessari per l'attuazione di queste attività. Toto spiega: «Il nostro progetto non necessità di finanziamenti da parte dei privati perché sono proprio i Comuni ad occuparsi di retribuire il personale che si prende carico delle attività. La mappatura dei cani presenti sul territorio, per esempio, viene fatta dall'Azienda Sanitaria Locale, dai Forestali e dalla Polizia locale. Si tratta quindi di figure retribuite anche per occuparsi di tutto ciò che concerne la gestione del progetto come la sterilizzazione dei cani randagi, la degenza nelle strutture e poi, a seconda della tipologia di cane, il reinserimento sul territorio per quanto riguarda i cani ferali, oppure il trasferimento verso i canili per i cani adatti alle adozioni da parte delle famiglie».

Secondo Francesca Toto è importantissimo anche il ruolo delle volontarie e dei singoli cittadini che monitorano la situazione: «Senza di loro faremmo fatica ad avere un quadro chiaro di tutte le dinamiche in atto sul territorio. Un ruolo fondamentale è svolto anche dai Consiglieri comunali molto attenti al benessere degli animali, come l'assessore Bianca Matera del comune di Apricena, la quale dimostra costantemente che l'impegno reale su questa tematica può davvero cambiare le cose».

Ci sono ancora soggetti che hanno bisogno di adozione, ovviamente, e Francesca Toto fa un appello ulteriore: «Alcuni cani ospitati nelle nostre strutture sono visti come particolarmente difficili da adottare perché sono anziani e spesso malati. Ad esempio c'è Sansone, un cane di 13 anni affetto da artrosi, che ha davvero bisogno di uscire dal canile. In una realtà come questa il dimezzamento del numero di cani in canile è davvero un grande risultato e bisogna continuare su questa strada».

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