canile prato
in foto: I cani all’interno del canile di Prato

I 37 cani sequestrati in provincia di Prato dai Carabinieri stanno bene. Lo fa sapere a Kodami David Morettini, membro del comitato scientifico del magazine e istruttore cinofilo del canile di Prato dove si trovano attualmente tutti gli animali.

Gli animali sono giunti al canile a seguito del sequestro operato nei confronti di una donna che deteneva ben 37 cani nella sua abitazione, una villetta di Poggio a Caiano. La donna è stata denunciata per maltrattamento e per disturbo alle occupazioni ed alla quiete delle persone. Sono stati proprio i vicini della 50enne a segnalare alle autorità la situazione, disturbati dal latrare degli animali.

Al termine dell'iter burocratico, i cani saranno affidati alle strutture comunali convenzionate per accogliere animali sottoposti a sequestro giudiziario, nel frattempo gli operatori del canile di Prato hanno già fatto fronte alle situazioni igienico sanitarie più delicate, come nel caso dei Barboni, gli unici a presentare un serio problema di natura igienico sanitario.

«Tutti gli altri – sottolinea Morettini – erano in buone condizioni sia sotto il profilo igienico sanitario che etologico. Ci siamo trovati davanti ad animali con un alto indice di integrazione e ben nutriti, compresa una femmina di Pastore Australiano incinta».

viveva con 37 cani prato
in foto: I Barboni recuperati da Carabinieri e Guardie zoofile dell’Enpa

Le prime comunicazioni da parte delle Forze dell'ordine, giunte sul posto con le Guardie zoofile dell'Enpa, parlavano esplicitamente di «precarietà della gestione dei cani in rapporto alle loro caratteristiche etologiche, ritenuta incompatibile con la loro natura e tale da far configurare il reato di maltrattamento».

Un quadro che riferito alla presenza in un unica abitazione di ben 37 cani ha fatto subito pensare a un possibile caso di animal hoarding, un disturbo da accumulo di animali, detto anche “sindrome di Noè”, che può essere definito come la raccolta compulsiva di un grande numero di animali, con la conseguente incapacità di fornire loro standard minimi di nutrizione, igiene e cure veterinarie.

Questa ipotesi però è stata sconfessata dagli educatori e dagli istruttori del canile di Prato che hanno accolto gli animali subito dopo il sequestro. «Sono tutti animali molto competenti, equilibrati rispetto alle loro caratteristiche etologiche – chiarisce Morettini – Fatta eccezione per i Barboni, più schivi, gran parte di questi cani è particolarmente socievole con le persone e anche con gli altri individui della stessa specie. Comportamenti che difficilmente si riscontrano in casi di accumulo seriale».

Anche secondo l'Enpa, quello che è avvenuto nel Pratese è assimilabile all'allevamento amatoriale di cani gestito con criteri non corretti. Tra gli animali ci sono infatti molti individui di razza come Bulldog Inglesi, Australian Shepard, Barbone gigante e Welsh Corgie.

«Al netto del profilo giuridico, per noi lo stato di salute del cane è la vera cartina di tornasole della loro situazione», conclude Morettini.