La missione di Sara Turetta è iniziata quando ha risposto alla richiesta di aiuto di una famiglia italiana in Romania, dove dal 2001 esiste una legge che prevede l’eliminazione dei randagi a 14 giorni dal loro ingresso nei canili: «Nel 2001 mi recai per la prima volta lì per portare degli aiuti alle associazioni che cercavano di salvare i cani condannati a morte dalle autorità. Non ero assolutamente pronta a quel viaggio: c’erano migliaia di animali che vagavano per le strade: spesso malati, denutriti, magari avvelenati o travolti dalle auto, e circondati dall’indifferenza generale. Quella prima settimana a Bucarest, fu un vero shock e tornata a Milano mi resi conto che la mia vita non sarebbe più stata la stessa».

Un anno dopo Sara decise di trasferirsi in quel luogo ostile. Prese in gestione un piccolo canile e, con l'aiuto dei volontari del posto, iniziò a negoziare con le autorità proponendo sterilizzazione e sensibilizzazione come alternative alla pratica della morte. Quasi 20 anni fa, così, inizia la sua storia e dopo aver lasciato il lavoro da pubblicitaria, a Milano, ha poi fondato da zero Save the Dogs and Other Animals a Cernavoda: un'associazione che ha lo scopo di aiutare i cani randagi.

I randagi dalla Romania all'Italia

«Secondo il rapporto LAV del 2019 sono 100mila i cani rinchiusi nei canili italiani, 17mila nei canili del Centro Italia, 14mila nei canili del Nord e quasi 67mila nei canili del Sud e delle isole», spiega Sara che, dopo aver portato avanti il suo progetto con successo in Romania, nel 2019 ha deciso che era arrivato il momento di fare qualcosa anche in Italia. «In Italia dal 1991 i cani abbandonati non possono essere uccisi, come avviene ancora in Romania, però la situazione non è ancora rosea: esiste un’Italia del Nord e del Centro e un’Italia del Sud e delle isole per quanto riguarda il fenomeno del randagismo. Non è un caso se Save the Dogs ha scelto proprio la Campania per avviare il suo primo progetto in Italia: sono rinchiusi quasi 21mila cani nei canili della regione, il numero più alto di tutto il paese».

Gli interventi in Campania stanno proseguendo con la collaborazione dell’Associazione Animalista Oreste Zevola, attiva soprattutto nel territorio di Licola Mare, una zona caratterizzata dalla presenza di tutte le tipologie di cani liberi: «Un randagio può essere un cane che ha un umano di riferimento che però decide di lasciarlo libero, quindi poi magari la sera torna a casa. Può essere un cane che invece non ha un chip, non vive in una casa ma ha comunque una persona o più persone che si occupano di lui: il cosiddetto "cane di quartiere" che ha un livello di qualità di vita tendenzialmente buono. Poi ci sono i cani che si procurano il cibo da soli e che spesso sono proprio ferali: vivono in branco, ai margini del centro abitato, lontano dall’uomo. Infine c’è il cane che è stato un cane di famiglia: viene gettato in mezzo alla strada ed è completamente disorientato. Non se la cava, non sa procurarsi il cibo, non ha nessuno che lo aiuta».

L'importanza di creare una rete virtuosa di collaborazioni

«È fondamentale che le associazioni sappiano identificare le diverse tipologie: noi lo stiamo facendo con l’aiuto di una App di Stray Dogs International Project, associazione specializzata in progetti di monitoraggio e consulenza sul territorio, in modo da censire i cani sul litorale domizio dove noi stiamo lavorando. Così possiamo capire anche come si muovono e tenere sotto controllo lo stato di salute, cercando di far sì che tutti i cani che hanno una qualità accettabile di salute per strada rimangano lì dopo essere stati sterilizzati ed eventualmente curati se hanno dei problemi di salute», specifica Sara che da poco ha pubblicato anche la sua autobiografia "I Cani, la mia Vita" con Sonda Edizioni.

Con la collaborazione di veterinari, educatori e volontari coinvolti a tempo pieno, l’approccio di Sara Turetta sta riuscendo a dare una risposta concreta alle domande più comuni dei cittadini: dalla scelta degli individui da sterilizzare, a come individuare i cani idonei per le adozioni. Quest'ultime in particolare avvengono tramite il lavoro di educatori cinofili che, solo dopo aver studiato il comportamento dei cani, selezionano in maniera mirata gli individui da spostare dai canili del Sud a quelli delle organizzazioni partner del Nord: «Credo che l’attivismo animalista italiano debba via via diventare sempre più strutturato; questo è l'unico modo per lavorare in maniera professionale e per andare dalle autorità a fare delle proposte concrete».

Le normative che tutelano i cani randagi