A forma di gatto, come se il Pianeta stesso avesse deciso che Procida dovesse diventare l'isola dei felini per antonomasia qui in Italia. Una foto dallo spazio, lo scorso maggio, scattata dall'astronauta Soichi Noguchi, fece il giro del mondo e mostrava una delle perle del Golfo di Napoli come un micio che danza sulle punte.

E come se fossimo in un film di fantascienza in cui la telecamera stringe dall'alto delle stelle fino al particolare di un gatto che scivola delicato tra le reti dei pescatori alla Corricella, siamo andati a vedere attraverso gli occhi dei procidani come è la relazione tra uomini e animali in questo angolo di Mediterraneo.

A farci da guida i volontari come Rosa e Michele e lo stesso sindaco Dino Ambrosino che con i gatti condividono non solo la terra sulla quale sono nati e cresciuti ma una relazione forte che ha radici in un tempo antico. Proprio attraverso la voce di chi prova a interpretare il linguaggio di un'altra specie abbiamo così provato a tracciare il racconto dell'isola felina, in vista anche del 2022, anno in cui Procida sarà Capitale della Cultura. Persone che sono, in fondo, gli eredi di quei procidani che combatterono addirittura contro il loro Re perché la loro isola diventasse di nome e di fatto "l'isola dei gatti" sin da tempi antichi.

Perché Procida è chiamata l'isola dei gatti

Tra il 1734 al 1759 governa sul Regno di Napoli Carlo III di Borbone e la sua funzione di monarca si intreccia inesorabilmente con la passione che ha per la caccia ai fagiani, di cui Procida era ricca, e l'odio per i suoi "competitori", ovvero i gatti che altrettanto erano ben presenti sull'isola.

Il governatore dell'epoca, Domenico Pattolini, fu il supervisore dell'applicazione di un editto reale: si doveva procedere alla "disinfestazione" dei felini dal territorio in cui il sovrano dava sfogo alla sua attività venatoria a fronte di pene severissime nei confronti dei procidani che nascondevano i mici nelle loro case. L'ira del Re, che prevedeva anche la galera a vita, non risparmiò le suore di un convento in cui tre animali erano stati messi in salvo: furono massacrati «a schioppettate», come riportano testimonianze autorevoli dell'epoca. Anche Alexandre Dumas, ne "I Borboni di Napoli", ricorda quel periodo che finì solo quando un'invasione di topi fu l'occasione da parte dei cittadini per ribellarsi definitivamente alla decisione del Re e i gatti tornarono a vivere per le stradine e le abitazioni di Procida.

I discendenti di quei gatti e di quelle donne e uomini che sfidarono l'autorità dell'epoca sono oggi i testimoni di uno spicchio di mondo in cui si rinnova nel tempo quella promessa che lega gatti e esseri umani. Un patto sacro, quasi mistico, fatto di relazione, convivenza e libertà in un fazzoletto di terra nel Mediterraneo circondato dal blu del mare e dalle case colorate su cui svettano profili e impronte di mici ad ogni angolo, adagiati tra le reti dei pescatori o dormienti sugli scalini e nei sentieri di palazzo D'Avalos.

Rosa: quando le vite dei gatti e degli umani si incontrano

Una guida turistica per amanti di gatti non avrebbe dubbi a rispondere a questa domanda: dove sono i mici sull'isola? Ovunque. Si vedono già quando si sbarca a Marina Grande e fin su a Punta Murata, il luogo più alto dell'isola. Si incontrano alla Chiaiolella e nel borgo colorato della Corricella e passo dopo passo alla scoperta de "l'isola di Arturo" non mancano mai dei felini per le stradine dell'isola. Le colonie sono tante, organizzate e gestiste da diverse persone che se ne occupano.

Rosa Lubrano da anni si occupa dei gatti dell'isola: «La vita di un gatto a Procida è come dovrebbe essere: in libertà. Ma il nostro compito è quello di garantire che possano spendere la loro esistenza al meglio e, sebbene qui ci sia una considerazione alta dei gatti, ancora non siamo riusciti ad avere tutti una cultura degli animali che comprende soprattutto la fine degli abbandoni e una campagna di sterilizzazione seria e continuativa».

Il grande giardino della casa dove abita Rosa è il luogo in cui i gatti che vivono con lei. Quando arriva, ognuno la accoglie a suo modo: c'è chi miagola, chi rimane steso al sole e la osserva da lontano, chi le rivolge giusto uno sguardo, chi le si struscia accanto. «Eccoli qui, ognuno con la sua personalità – spiega – A volte le persone dicono: "Ma tu hai messo i nomi a tutti?" e io rispondo: certo! Del resto se hai tre figli che fai? Uno lo chiami e gli altri no? E loro lo sanno come si chiamano, sono intelligenti e svegli: se chiamo Yaser viene solo lui: questo significa essere e riconoscere un individuo. Lui si chiama così in onore di Yaser Murtaja, un giornalista palestinese morto sulla striscia di Gaza».

«Il rapporto dei procidani con i gatti è di amore e odio – continua Rosa – ci sono molti isolani che li amano, li curano e se ne preoccupano e che soprattutto negli ultimi tempi hanno cominciato a capire come muoversi se vogliono garantire una vita decente al loro gatto e ai gatti di strada. Allo stesso tempo ci sono ancora persone che hanno l'abitudine di scacciarli. I giovani sono più sensibili, mentre gli anziani sono ancorati a una tradizione che separa gli esseri umani dagli animali: continuano a credere che siamo noi il centro del mondo mentre siamo tutti parte dello stesso Pianeta».

Rosa si occupa delle colonie feline sul territorio, insieme ad altre persone e cercando di dialogare con le istituzioni locali: «Negli ultimi tempi le colonie sono organizzate bene, ce ne sono anche con 20, 30 soggetti e sono sparse su tutta l'isola: abbiamo creato un gruppo e riusciamo a comunicare meglio tra di noi e a dare informazioni utili su come rapportarsi ai gatti. Il problema più grande che abbiamo però riguarda le sterilizzazioni».

A Procida, infatti, non c'è un ambulatorio pubblico né uno privato convenzionato con il Comune dove effettuare gli interventi sui mici recuperati da reimettere poi sul territorio. I volontari devono portare gli animali a Ischia ogni volta – e solo 4 massimo a settimana – e ciò comporta, chiaramente, molte più difficoltà e tempi lunghissimi rispetto a quelli che invece si abbrevierebbero con un veterinario dedicato sull'isola. «A Procida, come in tante altre zone d'Italia, continuano a nascere troppi gatti: è importante sterilizzare, ci sono anche qui molti abbandoni frutto dell'ignoranza».

L'amore di Rosa per i gatti è iniziato tanti anni fa quando da giovane, camminando per le strade della sua isola, ha incontrato una gatta che le ha cambiato la vita e dato una nuova prospettiva: «Non so se fossi particolarmente fragile in quel momento però quella gatta mi faceva tanta pena: era magrissima, in un evidente stato di necessità che è un fattore che bisogna sempre considerare prima di prelevare un animale dal suo territorio. Io decisi di aiutarla senza toglierle la libertà, portandole del cibo e questo ebbe un riflesso sulla mia autostima: sentivo che mi ripagava con affetto mano a mano che rifioriva e aver ottenuto quel risultato mi ha portato a non fermarmi mai».

Michele, il pifferaio magico a bordo di una vespa rossa

Andare dai gatti vuol dire entrare in una dimensione attraverso la quale l'isola assume un altro aspetto. La vita dei mici procidani è scandita dal suono del motore di una vespa rossa che riconoscono subito, spuntando tra gli scogli o per le strade. A bordo c'è Michele Sabìa che ogni giorno ha un tragitto nel quale ogni tappa vuol dire incontrare degli amici che non hanno due gambe ma quattro zampe e vibrisse pronte a salutarlo vibrando al suono di fusa e miagolii. «La mia passione per i gatti è nata trent'anni fa. Ero sul molo della Corricella e c'era una gatta siamese che mi si strusciava addosso e ho iniziato a darle del cibo. Come capita a tanti che approcciano così per la prima volta, poi sono arrivati altri animali e la gatta ha avuto a sua volta dei micetti. Direi che è stata la mia prima colonia».

Da quei giorni Michele ha visto e conosciuto generazioni di felini procidani e ha deciso che la sua vespa dovesse diventare il mezzo per fare "street food" per clienti decisamente non umani. «Mi sono organizzato e creato una zona mia: parto dalla Chiaiolella, passo per Centana, mi fermo all'isola ecologica, faccio una puntatina verso Vivara e poi arrivo a Solchiara. Do da mangiare a circa 250 gatti per 2 volte al giorno».

Anche Michele sottolinea che il rapporto dei procidani con i gatti è generalmente buono e mette l'accento anche sui turisti: «D'estate soprattutto vedi gatti di strada che dormono sugli yacht e le barche ormeggiate sulle banchine, qualcuno li scaccia ma la maggior parte non ne sono infastiditi, anzi qualcuno viene anche adottato. Una signora, ad esempio, è stata qui in vacanza tempo fa dal Veneto e da allora ogni mese mi manda una confezione di croccantini».

La giornata tipo di Michele è sempre la stessa da anni, tanto quando lavorava e a maggior ragione ancora di più ora che è andato in pensione: «Ho più tempo libero ora e inizio il giro la mattina. Riempio il secchio di un pastone che faccio io, lo posiziono sulla pedaliera della Vespa e mi muovo alle prime luci della giornata perché ho capito che gli animali preferiscono mangiare molto presto, mentre la sera mi aspettano intorno alle 17 e devo pure stare attento al cambiamento con l'ora legale perché sono tanto abitudinari e non mi perdonano ritardi!».

Ad ogni "stazione" Michele si ferma ma nemmeno il tempo di arrivare che già i gatti sono spuntati dagli angoli di strada o saltati giù dagli scogli: «Il rito si consuma sempre nello stesso modo: loro mangiano, se serve gli cambio l'acqua e rimango ad osservarli. Poi ci salutiamo e riparto per la prossima tappa».  Li conosce tutti i mici dell'isola e li rispetta nella loro libertà: «Certo, qualcuno muore investito… ma dove è che non accade? Non è una bella cosa ma dopo anni di esperienza ho capito che la collaborazione tra i volontari è importantissima per garantire agli animali di convivere sul territorio con gli esseri umani nel rispetto della loro natura e tutelandoli, dandogli sollievo se sono in difficoltà ma rispettandoli nella loro essenza di spiriti liberi. Tanti ancora pensano che noi scegliamo gli animali: invece sono gli animali che scelgono te e quello che dei gatti mi piace molto è la loro libertà».

Procida Capitale della cultura 2022, il Sindaco: «I gatti sono un nostro patrimonio»

Dino Ambrosino è al suo secondo mandato come Sindaco di Procida e il 2022 sarà un anno importantissimo per la piccola isola del Golfo di Napoli. Quando il Ministero dei Beni e delle Attività culturali del Turismo, in piena pandemia, ha espresso la motivazione della scelta ha così descritto il perché: «È capace di trasmettere un messaggio poetico, una visione della cultura che dalla piccola realtà dell'isola si estende come un augurio per tutti noi, per il Paese, nei mesi che ci attendono».

«I gatti fanno parte del patrimonio culturale di Procida che sarà esaltato chiaramente nel 2022 – sottolinea il Primo cittadino – Perché fa parte della cultura  di questa comunità avere attenzione a tutti gli esseri viventi: abbiamo tante gattare e tanti gattari che curano gli animali liberi e grazie a loro la convivenza non è ipotesi ma realtà».

Il riconoscimento del Sindaco al lavoro dei volontari è sicuramente importante ma oltre alle parole serve un supporto da parte delle istituzioni, come lo stesso Ambrosino ammette: «Nelle ultime settimane ci sono state richieste puntuali di persone che hanno anche protocollato formalmente la propria disponibilità a seguire nuove colonie e i volontari chiedono alle istituzioni di dare una mano concreta. E' giusto: fa parte della cultura di questo territorio essere attenti agli animali in generale e ai gatti in modo particolare e dobbiamo lavorare noi meglio per garantire loro un servizio adeguato».

Ambrosino così si pone in ascolto rispetto a ciò che risulta, ad oggi, ancora difficile da realizzare su un'isola che lega la sua storia a quella dei gatti, come spiegava Rosa Lubrano: «E' vero, i volontari sono costretti ad andare a Ischia per le sterilizzazioni e c'è l'esigenza a Procida di poter intervenire su un numero maggiore di gatti. L'isola sconta le difficoltà di dover fare tante prestazioni sanitarie lontano: ci capita per le cure ordinarie delle persone perché non ci sono tutti i servizi e siamo un po’ penalizzati. Noi abbiamo cercato di coordinare da tempo questo genere di attività e c'è stato per un certo periodo la disponibilità della Asl a farci sterilizzare i gatti gratuitamente in terraferma. Da Procida partiva una staffetta attraverso la quale sono stati portati decine di gatti ma l'aggravio era sempre a carico dei volontari. C'è stata così la decisione di procedere a un'alternativa che è quella di portarli a Ischia ma i numeri sono chiaramente minori. Noi insistentemente abbiamo chiesto a più riprese anche di avere una campagna di massa di sterilizzazione però l'Asl è sempre molto restia per vari motivi e anche perché gli interlocutori cambiano e spesso. Comunque reciprocamente si scaricano le responsabilità».

I gatti di Procida, così, come del resto anche gli abitanti umani, sono finiti nel calderone in cui affogano a causa di una continua mancanza di risorse economiche da parte della sanità pubblica, una situazione in cui la Capitale della cultura 2022, del resto, riflette nel suo piccolo ciò che accade nell'intero sistema Paese. «La riduzione delle spese vale sia per la sezione veterinaria che per quanto riguarda le cure delle persone e chiaramente di questi tempi andare a chiedere l'istituzione di presidi in posti minori come quello del Comune di Procida è molto complicato», conclude il Sindaco che però fa una promessa di fronte a Rosa e altre volontarie che lo osservano in attesa che possa compiersi la storia perfetta, il racconto con lieto fine che dia per sempre un'immagine felice di Procida come isola dei gatti: «Noi comunque continueremo a chiedere e a stimolare chi di dovere in rappresentanza della comunità: facciamo presenti le esigenze che abbiamo e ancora adesso è comunque attiva una trattativa con i diversi interlocutori pubblici. Stiamo cercando di ottenere dei risultati per i nostri animali e i nostri volontari dei quali possiamo solo essere orgogliosi».