Sapete perché i Bouledogue Francesi fanno tanto rumore quando respirano? Spesso sui social questi cani e i loro “rumorini” sono considerati buffi, teneri. Ma la verità è tutto tranne che divertente: più un Bouledogue Francese fa rumore e più probabilmente si sta sforzando per respirare.

Bulldog inglesi, Carlini, Bouledogue Francesi sono tutti cani brachicefali: forse questo termine non vi è nuovo, ma che significa? Deriva da due parole greche: "brachys" che significa "corto", e "chefale" che vuol dire "testa". “Testacorta”! Beh, prendiamo un Bouledogue Francese di profilo e confrontiamolo con un Golden Retriever, che ha una testa di medie proporzioni.

La differenza è impressionante: il muso – e tutto quello che c’è al suo interno – è compresso, come in un barattolo di sottaceti. Non solo, come conseguenza di questo schiacciamento, le narici possono essere così strette che non passa abbastanza aria, costringendoli a tenere la bocca spalancata per respirare. In più, la lingua è troppo grande per la bocca che si ritrovano, togliendo ulteriore spazio che servirebbe all’aria per entrare.

Insomma, questo cane che si vede sempre più spesso nelle nostre città, anatomicamente è un disastro, al punto che in molti casi se non si interviene chirurgicamente non solo è destinato a soffrire, ma rischia proprio di morire. Ma partiamo dalla domanda più ovvia: perché il Bouledogue Francese ha tutti questi problemi? È nato così o ci è diventato?

Origini e storia del Bouledogue Francese

In Inghilterra cani come i Bulldog venivano allevati fin dal Medioevo per combattere nelle arene contro i tori. L’aspetto di questi molossoidi, molto diverso in origine, era stato plasmato dagli allevatori per renderli adatti al combattimento.

Le gambe corte consentivano ai Bulldog di infilarsi tra le gambe dei tori, la mascella sporgente garantiva una presa più forte e le “rughette” facevano scorrere meglio il sangue dei poveri bovini. Quando finalmente questa pratica orribile – almeno ufficialmente – fu vietata nel 1835, gli allevatori si ritrovarono a chiedersi: e ora, cosa ne facciamo dei Bulldog? Loro ovviamente volevano continuare a guadagnare e quindi pensarono bene di renderli più piccoli, sempre attraverso la selezione, per impiegarli come cani da compagnia o per la caccia ai topi.

Piccola curiosità: all’inizio questi cani non si diffusero tra i ceti abbienti, al contrario si trovavano solo nei quartieri più poveri, ed erano i cani da compagnia e da difesa personale delle prostitute.

A questo punto della storia- fate attenzione – i Bouledogue Francesi non esistevano ancora. Sapete quando sbucarono fuori? Semplice: quando i merlettai di Nottingham, città inglese famosa in tutto il mondo appunto per il merletto, si ritrovarono senza lavoro con l’avvento della rivoluzione industriale. Gli artigiani inglesi si spostarono in Francia in cerca di fortuna, portando con sé questa nuova versione dei Bulldog “in miniatura”, o Bulldog Toy, che pesavano circa 10 kg e, oltre la Manica, ebbero un successo strepitoso.

Con l’esplosione della “Bulldog-mania” iniziarono a essere importati in Francia tutti quei Bulldog Toy che gli allevatori inglesi consideravano troppo piccoli – perfino per i loro standard – o con “difetti” come le orecchie dritte, a pipistrello, caratteristica presente ancora oggi nei Bouledogue Francesi. Secondo le teorie più accreditate, questi Bulldog “scartati” furono incrociati con il Ratier, un piccolo terrier usato nei sobborghi di Parigi per dare la caccia ai ratti, dando origine alla variante francese del Bulldog, che poi fu riconosciuta come razza dall’ente di cinofilia francese nel 1898, con il nome di “Bouledogue français”. Nel frattempo questo cane era diventato uno dei simboli della Belle Époque: compariva nei quadri di Degas e Toulouse-Lautrec, ed era di gran moda tra le persone dell’alta società, in Francia ma anche in America, dove un cucciolo poteva costare fino a 3 mila dollari.

È passato più di un secolo ma anche oggi il Bouledogue Francese è tra le razze preferite da personaggi famosi e influencer, come Federica Pellegrini o Chiara Ferragni. Tra l'altro è curioso notare una cosa: negli ultimi dieci anni il numero di Bouledogue Francesi iscritti all’anagrafe, in Italia, è aumentato tantissimo e di pari passo con la fama della Ferragni e della sua Bouledogue, Matilda, che su Instagram ha una pagina tutta sua, con circa 403 mila follower.

Le caratteristiche del Bouledogue Francese

Tre colori (con le loro sfumature e combinazioni) sono ammessi dallo standard: bianco, fulvo e bringé che è un fulvo con striature scure. Tutti gli altri, definiti anche “esotici”, in realtà derivano da incroci arbitrari con altre razze e non soltanto sono illegali, ma possono avere problemi di salute seri: il mantello merle o arlecchino è causato da un gene, detto merle appunto, che modifica anche il pigmento scuro degli occhi facendoli diventare azzurri. Se due cani con il gene merle si accoppiano succede che il 25% dei loro figli può ereditare un corredo genetico “doppio merle” responsabile di disfunzioni gravissime: sordità, cecità, parziale o totale. Anche il mantello blu – che non è blu tipo puffo ma corrisponde a una tonalità di grigio – è associato a una forma di alopecia, chiamata appunto "alopecia del cane blu" che è ereditaria.

La cosa peggiore è che la domanda per questi cani invece di diminuire sta aumentando sempre di più, andando a incentivare il traffico di cuccioli provenienti dai paesi dell'Est. Parliamo di un giro d'affari che supera i 300 milioni di euro all’anno, con questi luoghi loschi e sporchi, dove le cagne sono condannate a gravidanze continue e i cuccioli sono strappati precocemente alle loro cure, per viaggiare dentro a gabbie minuscole, in condizioni igienico-sanitarie che neanche vi immaginate. Perciò non lasciatevi ingannare: dietro a ogni annuncio di Bulldog blu o merle che trovate su internet c'è un reato, che tra l'altro commettete anche voi perché in Italia i cani senza pedigree non si possono acquistare, pena multe salate e anche la reclusione fino a 1 anno.

Quali problemi ha il Bouledogue Francese?

A questo punto ci piacerebbe parlarvi soltanto delle qualità del Bouledogue Francese, che non sono poche: questo piccolo cane nasconde un cuore dolce e giocherellone, coraggioso e protettivo nei confronti delle persone a cui è legato.

Ma purtroppo i problemi accennati all’inizio non possono essere ignorati, ribadiamolo: questi cani, a causa della brachicefalia esasperata dopo anni e anni di selezione mirata solo al profitto, sono ridotti a un rottame. E questo a prescindere dal colore del mantello: i cani brachicefali sono predisposti a un gran numero di malattie gravi, come l’idrocefalo, il prolasso del bulbo oculare, le patologie cardiache ereditarie. Visto che ancora prima di nascere sviluppano già questa testa sproporzionata in larghezza, nell’80% dei casi il parto deve avvenire per forza attraverso il taglio cesareo.

Ma il problema ancora più ricorrente è la sindrome brachicefalica, anche detta BOAS. Da cosa si riconosce? Respiro rumoroso, fatica nel respirare, intolleranza all’esercizio fisico e al calore ma anche vomito e reflusso, perché le difficoltà respiratorie e i disturbi gastrointestinali sono connessi. A causare questa sindrome sono una serie di anomalie anatomiche con cui nascono: in pratica si ritrovano tessuti molli, cioè lingua, palato e faringe, enormemente più grandi delle ossa che li devono contenere. Unite questo al fatto che narici e trachea sono troppo stretti, e avrete un cane che è costretto a sopravvivere con un filo d’aria, e non solo: non riuscendo a rinfrescarsi attraverso la respirazione – visto che i cani sudano soltanto dai cuscinetti plantari – vanno incontro a colpi di calore potenzialmente letali. È come se noi dovessimo muoverci avvolti nella pellicola trasparente, e solo con un tubicino stretto con cui respirare! E vi dico un'altra curiosità: spesso questi cani si addormentano con un giocattolo in bocca.

"Ohh che carini, fanno come i bambini", penserete, e invece no: lo fanno perché il giocattolo li aiuta a mantenere la bocca aperta e quindi a non soffocare nel sonno. Insomma, la situazione è così drammatica che l’intervento chirurgico correttivo, che va ad allargare le narici e a tagliare una parte del palato molle, è diventata una prassi. Questo significa “metterci una pezza”, ma chiaramente non può essere la soluzione. Infatti se andate sul sito della Federazione Nazionale dei veterinari italiani troverete sponsorizzata l'associazione “Vets against brachycephalism”, con cui veterinari da tutto il mondo si stanno battendo con un solo obiettivo: “porre fine alle pratiche di allevamento che comportino la selezione di animali brachicefali”.

Perché non acquistare un Bouledogue Francese

Chi ha già un cane brachicefalo a casa di sicuro può adottare una serie di accorgimenti per aiutarlo a vivere bene: vi consiglio di tenerli sempre al riparo quando c'è troppa umidità o fa caldo, perché lo tollerano molto poco. Naturalmente non fate mancare una ciotola di acqua fresca e prestate attenzione agli occhi: una buona pulizia eviterà irritazioni e congiuntiviti. Con gli altri cani possono avere problemi di comunicazione, quindi monitorateli durante le passeggiate. Ed è inutile dirvi che non saranno mai i compagni ideali per correre la maratona: ma potranno farvi compagnia durante una maratona di film in tv, quello di sicuro!

In conclusione, senza una presa di coscienza seria, la domanda di questi cani, che abbiamo plasmato per somigliarci, non cesserà mai, condannando nuove generazioni di Bouledogue Francesi a una vita di sofferenze. Avete letto bene, li abbiamo plasmati per somigliarci: uno studio pubblicato su Scientific Report ha appurato che i cani con il muso piatto ci attraggono perché con loro è più facile stabilire un contatto visivo, ma anche perché inconsciamente ci ricordano un volto umano, anzi, proprio quello di un neonato, che fa scattare in noi un senso di protezione istintivo. Oltretutto ci sono un’infinità di cani chiusi nei canili che aspettano solo una famiglia amorevole, quindi non è proprio il caso di continuare a incentivare un mercato spesso losco che sfrutta le nostre debolezze maltrattando gli altri animali.

Video credits

autrice del video: Mara D'Alessandro

supporto scientifico: Luca Spennacchio

consulenza veterinaria: Eva Fonti