I frammenti ritrovati oggetto dello studio
in foto: I frammenti ritrovati oggetto dello studio

Nel mondo arabo il cane è il migliore amico dell’uomo da almeno 6 mila anni. A dirlo è una scoperta realizzata da un gruppo di archeologi che di fatto ha individuato le prime prove della domesticazione dei cani nella regione. Gli studiosi hanno trovato le ossa in una delle prime tombe monumentali dell'Arabia Saudita. Si tratta di una sorta di cimitero il cui primo utilizzo risale al 4.300 avanti Cristo e che è stato in uso per almeno 600 anni durante l’era Neolitico-Calcolitica. Aver sepolto nel tempo i cadaveri in quella stessa zona, secondo gli studiosi, sarebbe il segno di come gli abitanti avessero il senso di una memoria condivisa e comunitaria.

Gli scavi (iniziati a fine 2018) sono stati condotti su due siti di sepoltura fuori terra che risalivano al V e al IV millennio avanti Cristo, situati a 130 chilometri di distanza, uno in altipiani vulcanici e l’altro su calanchi aridi. Il team di ricerca ha rilevato i siti grazie anche a immagini satellitari e fotografie aeree. L’area dei primi addomesticamenti canini è quella di Al-‘Ula, a 1.100 km di distanza dalla capitale Riyadh.

Nel sito che si trovava nell’altopiano vulcanico sono stati trovati 26 frammenti di ossa di un singolo cane e le ossa di 11 umani: 6 adulti, un adolescente e 4 bambini. Gli archeologi hanno notato segni di artrite nelle ossa canine. Questa patologia sarebbe la prova della vita dell'animale con gli esseri umani o nella sua mezza età o nella sua vecchiaia. Le sue ossa sono state datate tra il 4200 e il 4000 avanti Cristo.

A dimostrare come quelle fossero proprio le ossa di un cane è stata la zooarcheologa italiana Laura Strolin dell'Università di Ginevra. Il dettaglio che le ha permesso di escludere l’ipotesi di essersi imbattuta in un altro animale (come un lupo del deserto, per esempio) è stato l’osso della zampa anteriore sinistra larga 21 millimetri, una dimensione analoga a quella di altri cani antichi del Medioriente. Una larghezza comunque diversa rispetto ai lupi del tempo, che oscillava tra i 24,7 e i 26 millimetri.

Stando alle immagini di arte rupestre che sono state rinvenute in zona, gli abitanti usavano i cani durante la loro caccia, che veniva fatta anche a stambecchi o asini selvatici.

I risultati della campagna di scavo, che è stata commissionata dalla Rcu, la Royal Commission for Al-’Ula e coordinata dall'Università dell'Australia occidentale, sono stati pubblicati sul Journal of Field Archaeology.

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